L’Amministrazione risponde con fermezza alle accuse di xenofobia lanciate da Renzo Rubino: “Accuse false e lesive. Il centro storico non è una discoteca all’aperto. La sicurezza e la quiete pubblica non sono negoziabili”
“Volevano impormi le scelte”: Renzo Rubino rompe con Monopoli e sposta il festival
Non è una questione di passaporti, ma di decibel e sicurezza. Il Comune di Monopoli rompe il silenzio e respinge con forza le pesanti accuse piovute da Milano, dove l’organizzatore Renzo Rubino, durante la presentazione del festival Porto Rubino 2026, aveva parlato di un “no” motivato da ragioni xenofobe e censorie legate alla nazionalità degli artisti.
La replica: “Accuse radicalmente false”
La risposta di Palazzo di Città è un muro invalicabile: le dichiarazioni di Rubino sono definite “radicalmente false e gravemente lesive” dell’immagine di una città che ha fatto dell’accoglienza il suo vessillo. Secondo l’Ente, non c’è mai stata alcuna discriminazione basata sulla lingua o sull’origine dei performer. Il punto di rottura, invece, sarebbe strettamente tecnico e logistico.
Il cuore del problema: Musica elettronica nel Porto Vecchio
Il “no” di Monopoli non è un rifiuto all’arte, ma una scelta di gestione urbana. Il progetto presentato prevedeva un concerto di musica elettronica con pubblico danzante proprio nel cuore pulsante del Porto Vecchio. Un’idea che si è scontrata frontalmente con la linea politica dell’Amministrazione:
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Tutela della quiete: L’esigenza di contenere l’inquinamento acustico in un centro storico già densamente frequentato.
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Sicurezza pubblica: La valutazione del Porto Vecchio come spazio inidoneo a ospitare un evento “dance” di grandi proporzioni.
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Coerenza con le regole: Il Comune sottolinea come i limiti imposti al festival siano gli stessi applicati quotidianamente a tutti i gestori privati della zona.
“La scelta è stata dettata esclusivamente dalla tipologia del progetto e dalla sua ubicazione. Non si è ritenuto di poter ospitare l’evento neppure a costo zero, poiché l’obiettivo è garantire un programma coerente con il contesto architettonico e sociale del nostro centro storico.”
Monopoli, porto aperto
Per allontanare l’ombra del pregiudizio, il Comune rivendica con orgoglio il proprio curriculum culturale. Eventi come PhEST, Monopolele e VoxFem vengono citati come prove tangibili di una città che dialoga costantemente con il mondo, celebrando identità e linguaggi diversi.
La posizione è chiara: Monopoli resta una città aperta, ma rifiuta di trasformare il suo salotto più antico in una pista da ballo fuori controllo. La parola passa ora agli organizzatori, ma il solco tra le parti, dopo le scintille milanesi, appare più profondo che mai.

