Con il 55% dei voti, la città adriatica supera la media nazionale. Il PD esulta: «I cittadini hanno scelto la ragione contro la propaganda della paura. La Carta non si tocca senza condivisione».
Non è stata solo una bocciatura tecnica, ma un atto di “responsabilità civile”. Monopoli risponde alla chiamata delle urne e lo fa con una voce chiara, netta, che non lascia spazio a interpretazioni: il 55,03% dei cittadini ha scelto il NO, superando di slancio il dato nazionale (fermo al 53,74%) e allineandosi all’onda lunga pugliese, dove il rigetto della riforma ha toccato il 57,13%.
Il Partito Democratico di Monopoli commenta l’esito della consultazione con un misto di sollievo e orgoglio politico, leggendo in queste cifre la vittoria della “casa comune” contro quello che viene definito un tentativo di imposizione unilaterale.
La vittoria del giudizio sul “rumore”
Secondo i dem monopolitani, il risultato elettorale è il frutto di un processo di maturazione dell’elettorato che non si è lasciato scalfire dai toni accesi della campagna referendaria. «A chi seminava paure i monopolitani hanno risposto con la ragione», si legge nella nota ufficiale. Il riferimento è alla strategia comunicativa del governo, accusata di aver evocato scenari catastrofici legati a criminalità e immigrazione per spingere l’elettorato verso il Sì.
«Al rumore è prevalso il giudizio; alla propaganda ha reagito la responsabilità», incalza il PD, sottolineando come la Costituzione sia stata percepita non come un freddo testo giuridico, ma come una «bussola viva» capace di orientare il futuro e proteggere i pilastri del welfare: istruzione, sanità e giustizia.
Monopoli, una comunità consapevole
Il dato locale brilla per partecipazione e consapevolezza. Il PD attribuisce il successo del NO a un lavoro corale che ha visto protagoniste non solo le forze politiche, ma anche associazioni e sindacati. Un fronte ampio che ha puntato sul «confronto serio e approfondito» piuttosto che sullo scontro frontale.
Il messaggio che emerge dalle urne di Monopoli è un monito al Governo centrale: ogni ipotesi di riforma costituzionale deve nascere dalla condivisione e non può essere il frutto di un’imposizione sottratta al dialogo parlamentare. Per il PD, il progetto “Meloni-Nordio” è stato respinto perché percepito come un attacco all’equilibrio dei poteri.
Difesa della Magistratura e legalità
Un punto centrale della riflessione post-voto riguarda il ruolo della Magistratura. Il NO di Monopoli viene interpretato anche come uno scudo alzato a difesa dell’autonomia dei giudici, finiti spesso nel mirino delle polemiche governative.
«In una democrazia matura, la buona politica non si sottrae al controllo della giustizia», dichiara il Partito Democratico, rendendo omaggio a chi opera quotidianamente sotto scorta per la legalità. Il rifiuto della riforma è, dunque, anche un rifiuto di «artifici e sorteggi» che avrebbero potuto indebolire l’indipendenza del potere giudiziario.
La lezione di Monopoli
La città non si è confermata un’eccezione, ma un barometro della sensibilità democratica del Mezzogiorno. Il risultato suggerisce che il tentativo di trasformare l’ansia sociale in consenso elettorale è fallito davanti al senso critico dei cittadini. La Costituzione resta lì, intatta, difesa da un voto che il PD definisce «maturo e consapevole». La battaglia per la “civiltà costituzionale” è stata vinta tra i vicoli e le piazze di Monopoli.
