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Monopoli, all’Istituto Tecnico “Vito Sante Longo” un importante progetto green e sostenibile: una serra idroponica e una piattaforma per simulare un processo industriale

Facilitare una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia. Studenti al centro e attenzione massima verso il mondo del lavoro

 

Apprendimento esperienziale, collaborazione, inclusione e nuove competenze digitali. Al centro gli studenti, protagonisti indiscussi e preziosi, al tempo stesso fautori di processi di pregio e, prima ancora, destinatari di una formazione d’eccellenza, senza mai distogliere lo sguardo dall’ambiente e dimenticare le sue risorse pregiate. Si potrebbe sintetizzare così il nuovo progetto green che ha preso vita tra le mura – e sotto il cielo, è proprio il caso di dirlo – dell’Istituto Tecnico Vito Sante Longo di Monopoli, culminato nella costruzione, nel giardino di una scuola, di una serra idroponica su cui è stato installato un impianto fotovoltaico, nonché nella realizzazione di una piattaforma mediante cui simulare il processo automatizzato di un’intera filiera produttiva agroalimentare.

Un progetto di elevato valore non soltanto strutturale, curato dal prof. Pasquale Monaco, docente di Elettrotecnica presso l’istituto monopolitano, ma anche di grande impatto formativo, con un gancio diretto, e per nulla celato, al mondo del lavoro, all’interno dell’istituto superiore  la cui ricca offerta formativa si articola su due principali settori, quello Economico e quello Tecnologico. Tale progetto è stato concretizzato mediante i fondi strutturali europei relativi al Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014 – 2020 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR).

“Si tratta di un laboratorio green dove i ragazzi potranno sviluppare nuove competenze digitali – spiega la dirigente dell’Istituto Tecnico Vito Sante Longo, la prof.ssa Teresa  Loiotile  – che si colloca in un contesto, qual è quello della nostra scuola, dove, all’interno di un importante processo di rinnovamento, intrapreso anche grazie alla collaborazione di tutto il corpo docente, da diversi anni abbiamo introdotto l’uso dei droni e della robotica in ambito didattico, ottenendo anche importanti riconoscimenti nell’ambito di gare nazionali e internazionali”. 

Cuore pulsante del progetto, dunque, una serra idroponica, spazio in cui le piante sono immerse direttamente nell’acqua di alimentazione precedentemente arricchita dei vari nutrienti. “Questa tecnica – spiega Monaco – consente di aumentare la produzione riducendo in maniera consistente il consumo delle risorse idriche e del suolo. Inoltre, la presenza di un generatore solare rende l’impianto autosufficiente dal punto di vista energetico”.  Ma non è tutto. In un progetto così complesso e di livello, c’è spazio anche per l’inclusione, ingrediente irrinunciabile di ogni autentica formazione che voglia definirsi tale e reale. “Le acque derivanti dalle precipitazioni – continua Monaco – in un contesto virtuoso di recupero delle risorse e di rispetto per l’ambiente, vengono recuperate per irrigare un orto gestito da ragazzi con bisogni educativi speciali, che lo curano con l’ausilio degli insegnanti di sostegno”.

Ad impreziosire il tutto, la possibilità di simulare, e dunque di vivere direttamente, l’esperienza di una filiera produttiva, una sorta di “azienda in miniatura dove gli studenti possono vedere e testare i componenti che potranno incontrare nel mondo del lavoro. Tengo a precisare – continua Monaco – che sono stati utilizzati componenti industriali selezionati a seguito di un’indagine condotta tra le aziende del territorio: non si tratta di giocattoli didattici, ma di una vera e propria azienda in miniatura, una Smart Factory”. Un’azienda intelligente, in altre parole, dove ogni processo avviene in maniera automatizzata, grazie anche al monitoraggio e alla programmazione messi in atto dagli studenti, in prima linea all’interno di circuiti dove l’apprendimento esperienziale si mescola all’alta formazione fino a diventare un tutt’uno di pregio. Gli studenti, in particolare, sono impegnati nella pianificazione di un algoritmo e simulano il funzionamento all’interno di un’applicazione tridimensionale che emula il processo reale. Inoltre, all’interno di tale iter formativo e laboratoriale si inserisce l’intelligenza artificiale, “grazie ad una telecamera in grado di analizzare le immagini e stabilire se il pezzo selezionato è idoneo alla commercializzazione o se deve essere scartato”.

Un sistema, quello progettato nell’istituto monopolitano, strutturalmente complesso e minuziosamente completo, che educa gli studenti, indipendentemente dal loro indirizzo di studi, ad uno sviluppo sostenibile e alla collaborazione reciproca, oltreché ad una proiezione realistica verso il modo del lavoro, e il cui processo è passibile, altresì, di una frammentazione in compiti elementari, a complessità crescente, “che consentono il coinvolgimento di tutti – assicurano gli addetti ai lavori – in funzione della volontà e delle capacità individuali, valorizzando le eccellenze e coinvolgendo gli studenti meno volenterosi”.

A fare da pregevole chiusa, l’entusiasmo dei ragazzi, concreto e tangibile, dinanzi al progetto e dinanzi ad una scuola per nulla sorda di fronte ai potenti richiami del mondo del lavoro. “I ragazzi – continua Monaco – hanno la possibilità di vedere che i loro progetti non restano sulla carta, ma prendono realmente forma. Gli studenti che si impegnano in questi ambiti non hanno problemi occupazionali o difficoltà ad intraprendere studi universitari, in un contesto territoriale, qual è quello attuale, in cui riceviamo continue richieste da parte delle aziende che necessitano di studenti da inserire nel loro organico facendo proposte lavorative serie e concrete. Il mondo sta cambiando velocemente – conclude Monaco – e i nostri ragazzi potranno sfruttare al meglio questo cambiamento solo se saranno in grado di sviluppare una buona flessibilità e se avranno la capacità di imparare in un contesto di formazione continua, che non si esaurisce con il termine del percorso di studi, ma che prosegue, incessantemente, lungo tutto il corso della vita”.