L’iconico Crocifisso è stato rimosso questa mattina per un delicato intervento di restauro e per dare vita a una nuova scultura in bronzo
Una mattinata carica di commozione e devozione quella trascorsa oggi lungo la strada provinciale 113, la “Panoramica” che conduce ad Alberobello. Un gruppo di fedeli si è ritrovato ai piedi di “U’ Crést”, l’iconico Crocifisso che da 76 anni domina lo spuntone del Monte San Nicola, vegliando su Monopoli e proteggendo i viandanti lungo le sue insidiose curve.
L’occasione è stata di quelle storiche: il delicato distacco della scultura in cemento armato dalla croce in ferro battuto, atto che segna l’inizio di una nuova vita per il simbolo che, da decenni, è un punto fermo nel cuore e nello sguardo dei monopolitani.
Un pezzo di storia locale
Il legame tra Monopoli e questo luogo è profondo. La storia del monumento ha origini nel 1950, con la posa del primo crocifisso in legno. Fu nella primavera del 1970, per iniziativa del senatore Luigi Russo, che venne installato un nuovo Cristo in cemento, plasmato dalle mani sapienti di Alberto Bona, direttore dell’Istituto d’Arte di Monopoli, con una croce in legno realizzata dall’ebanista Nicolò Calderaro; la sostituzione si rese necessaria dopo che la precedente croce fu abbattuta da un folle che, in tre diverse occasioni, aveva danneggiato il crocifisso.
Un capitolo fondamentale risale al 1982, anno in cui fu posata l’attuale croce in ferro battuto. Il merito di quest’opera appartiene interamente a Vincenzo Mantriota, che ha inoltre consolidato il suo legame con il monumento curando, nel 2014-2015, l’ultimo e fondamentale restauro conservativo del Cristo in cemento, garantendone la conservazione fino ai giorni nostri. La vicenda è stata ampiamente documentata dal libro “U’ Crést” (2015), curato dalla giornalista e guida turistica Paola Calabretto (Direttore Responsabile della Testata Giornalistica “The Monopoli Times”. Il volume, preziosa testimonianza di devozione, raccoglie tra le sue pagine moltissime fotografie di coppie di sposi che, nel corso dei decenni, si recavano proprio in quel punto panoramico per scattare le foto ricordo del proprio album di nozze, eleggendo il Crocifisso a custode del loro amore.
Un appello alla memoria
Proprio per arricchire ulteriormente questo percorso di ricostruzione storica, l’autrice è attualmente impegnata nella ricerca di ulteriori documenti visivi, con particolare attenzione al periodo compreso tra il 1970 e il 1974. Chiunque fosse in possesso di fotografie scattate in quegli anni presso il monumento è invitato a collaborare a questo importante approfondimento storico contattando in privato la nostra redazione al numero 373 5371558.
Una mobilitazione corale
Le operazioni di questa mattina hanno visto una partecipazione sentita. Oltre all’ex sindaco Giovanni Copertino, da sempre in prima linea per la tutela di questo luogo – spesso purtroppo ricettacolo di rifiuti abbandonati incivilmente – hanno partecipato attivamente al distacco l’elettricista Nicola Maniello, Paolo Calderaro, Angelo Calabretto e Felice Ruggiero. Tra loro, si è distinto il gesto di Gianfranco Pedote, un motociclista di Polignano a Mare che, trovatosi di passaggio, si è unito senza esitazione al gruppo di volontari per prestare il proprio aiuto.
Il momento è stato sostenuto anche da un gruppo di donne, che con la preghiera hanno dato forza e solennità all’operazione. Una di loro ha dedicato al Cristo una riflessione, utilizzata anche durante la Via Crucis che si svolge annualmente in questo sito:
”Santissimo Gesù Cristo, scultore di luce, sii Trino e misericordioso ad ogni nostra alba e, sul finire del giorno, quando i nostri pensieri si fanno accartocciati, ai piedi del Tuo altare donaci il consiglio che illumina, la pace che consola e la speranza che guida il cammino.”
Il futuro: dal cemento al bronzo
Il tempo ha segnato la struttura in cemento armato, oggi fortemente deteriorata. Grazie alla generosità di un benefattore, il signor Vincenzo, si procederà ora alla realizzazione di un Cristo in bronzo.
Stamani, il Cristo è stato trasportato presso lo studio dello scultore Giuseppe Pavone, già docente all’Istituto d’Arte ai tempi in cui Bona plasmò l’opera originale. Pavone curerà gratuitamente il calco per la fusione in bronzo e un meticoloso restauro conservativo della scultura in cemento. L’auspicio della comunità è che quest’ultima possa essere, in futuro, venerata più da vicino presso il Museo Cripta di Romualdo, all’interno della Basilica Cattedrale Maria SS.ma della Madia.
Questo spazio di crescita spirituale è stato reso possibile grazie alla determinazione di anime nobili e all’opera gratuita di volontari uniti dalla bontà del cuore. A tutti loro va la gratitudine della città.

