L’anniversario del 2 giugno 1946: il debutto delle donne alle urne e i dati di un territorio che votò in controtendenza.
Il 2 giugno non è mai una data qualunque per l’Italia, ma quest’anno la Festa della Repubblica assume un significato ancora più profondo. Nel 2026 celebriamo un traguardo storico tondo e solenne: gli ottant’anni da quel fatidico 2 giugno 1946, il giorno in cui l’Italia si svegliò dal ventennio fascista e dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale per scegliere, finalmente, il proprio destino.
Ma cosa ha reso quel giorno una svolta epocale, e come si inserisce in questa storia la nostra realtà locale, in particolare la città di Monopoli? Ripercorriamo i fili di una memoria che unisce la grande storia d’Italia alle scelte del nostro territorio.
La prima volta delle donne al voto: il giorno in cui la democrazia divenne universale
Quando parliamo del 2 giugno 1946, pensiamo subito al referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica. Spesso, però, rischiamo di dimenticare il secondo, straordinario primato di quella giornata: fu la prima volta in cui le donne italiane poterono votare in una consultazione politica nazionale (dopo aver preso parte alle amministrative pochi mesi prima, nella primavera dello stesso anno).
Fino ad allora, metà del Paese era rimasta invisibile, esclusa dalle decisioni pubbliche. Quel giorno, 13 milioni di donne superarono l’emozione, la novità e le lunghe code davanti ai seggi per far sentire la propria voce. Molte cronache dell’epoca raccontano di donne che si presentavano al voto “senza rossetto sulle labbra”, come raccomandavano i giornali, per evitare di macchiare la scheda elettorale che andava incollata con la saliva.
Con quella scheda, le italiane non scelsero solo la forma di governo, ma elessero anche le ventuno madri costituenti che avrebbero aiutato a scrivere la nostra Costituzione. Il 2 giugno 1946 nacque così non solo la Repubblica, ma la vera democrazia universale in Italia.
Il voto spaccato e il caso di Monopoli: il Sud che scelse la Monarchia
I NUMERI DEL 2 GIUGNO 1946 IN SINTESI:
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Monopoli: Monarchia 71,4% | Repubblica 28,6%
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Puglia: Monarchia 67,3% | Repubblica 32,7%
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Italia: Monarchia 45,7% | Repubblica 54,3%
Il risultato finale del referendum vide la Repubblica trionfare a livello nazionale con il 54,3% dei consensi (circa 12,7 milioni di voti) contro il 45,7% della Monarchia. Fu una vittoria netta, che però fotografò un’Italia profondamente spaccata in due: il Nord e il Centro votarono in grandissima maggioranza per la Repubblica, mentre il Sud rimase massicciamente fedele alla Corona dei Savoia.
In questo contesto spicca la storia locale della nostra terra. Monopoli fu una delle città del Sud Italia in cui la Monarchia ottenne una maggioranza schiacciante, andando ben oltre la già alta media regionale.
Mentre la Puglia si schierò con i Savoia al 67,3%, a Monopoli il distacco fu ancora più marcato: il 71,4% dei cittadini (circa 11.200 votanti) scelse la Monarchia, lasciando alla Repubblica solo un timido 28,6% (circa 4.500 voti). Anche il voto per l’Assemblea Costituente, svoltosi nello stesso giorno, confermò questo orientamento, con il pieno di consensi per la Democrazia Cristiana e per il Blocco Nazionale della Libertà (la coalizione di stampo conservatore e monarchico).
Le ragioni di questa netta presa di posizione erano profonde e stratificate:
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Continuità istituzionale: Il Sud non aveva vissuto drammaticamente l’occupazione tedesca e la guerra civile della Resistenza nello stesso modo del Nord. La monarchia era vista come un elemento di stabilità e continuità per evitare il caos del dopoguerra.
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Diffidenza politica: Nel Mezzogiorno era forte il timore che il salto nel buio della Repubblica potesse spalancare le porte a un governo filocomunista.
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Tessuto sociale e tradizione: La comunità locale, fortemente legata alle tradizioni religiose e a un’economia prevalentemente agricola e marinara, guardava con estrema prudenza ai grandi sconvolgimenti politici.
A Monopoli, la preferenza per la Monarchia non fu una semplice resistenza al nuovo, ma l’espressione di un territorio che cercava garanzie e protezione nel vecchio assetto istituzionale, in un momento di totale incertezza per il futuro del Paese.
Ottant’anni dopo: una memoria condivisa
Guardare al 2 giugno 1946 oggi, nel 2026, significa abbracciare la complessità della nostra storia. La Repubblica nacque da un voto libero, e la bellezza di quella democrazia appena neonata stava proprio nel fatto che ogni cittadino – da Milano a Monopoli, uomo o donna – potesse esprimere la propria preferenza senza timore.
Oggi, a ottant’anni di distanza, quelle divisioni geopolitiche sono felicemente superate, ma restano un tassello fondamentale per capire chi siamo. Celebrare questa festa a Monopoli significa ricordare le nostre radici, onorare il coraggio di quelle donne che per la prima volta strinsero una matita copiativa tra le dita e rinnovare l’impegno verso quella Repubblica che, alla fine, ha saputo accogliere, unire e far crescere tutti.
L’articolo è tratto dalle informazioni storiche e dai dati d’archivio ricostruiti dalla giornalista e guida turistica Paola Calabretto, presidente dell’associazione turistico-culturale e di promozione sociale “To Monopoli”.

