Un monito per risvegliare le coscienze
Un abito non è mai un invito, né una giustificazione. Ieri mattina, nella suggestiva cornice del chiostro di Palazzo San Martino a Monopoli, si è tenuto il vernissage di “Com’eri vestita?”, una mostra che non si limita all’esposizione, ma si configura come un atto di accusa necessario e doloroso contro gli stereotipi di genere. Gli abiti esposti non sono semplici tessuti, ma testimoni silenziosi di storie interrotte e di un dolore reso ancora più acuto dal pregiudizio sociale.
Chiedere a una donna “Com’eri vestita?” al momento di una violenza significa, di fatto, spostare la colpa dalla mano del carnefice alla scelta della vittima. È questo il cuore pulsante dell’iniziativa: decostruire il meccanismo di colpevolizzazione che ancora oggi ferisce quanto la violenza stessa, offrendo una narrazione di verità e rispetto.
“Scuola, associazioni, parrocchie e istituzioni devono fare rete e lavorare insieme per la dignità e il rispetto, sin dai più piccoli. È questa l’unica strada possibile: non dobbiamo trattenere questo dolore, ma trasformarlo in partecipazione.” — Rita Sarinelli, Presidente Associazione Progetto Donna.
All’inaugurazione ha preso parte una nutrita rappresentanza delle istituzioni locali, a testimonianza di una comunità che vuole farsi scudo contro l’abuso. Erano presenti le assessore Antonella Fiume (Pari Opportunità) e Miriam L’Abbate (Servizi Sociali), insieme alla Consigliera comunale Silvia Contento. Fondamentale il supporto tecnico e sociale garantito dalla responsabile dei Servizi Sociali, Aurelia Longo, e dal Dirigente dell’Area V, Lorenzo Calabrese.
Particolarmente toccante è stato l’intervento di Don Michele Petruzzi, Direttore della Caritas, che ha sottolineato l’importanza del lavoro di rete quotidiano. Monica Tricarico ha poi guidato i presenti nella genesi della mostra, ricordando che l’obiettivo ultimo resta l’abbattimento degli stereotipi per offrire alle donne percorsi di reale libertà.
Il momento più vibrante della mattinata è giunto però dalle nuove generazioni. Grazie alla sensibilità del Dirigente dell’IISS “Luigi Russo”, Adolfo Marciano, diverse classi hanno partecipato attivamente all’evento. Ascoltare la rabbia e l’indignazione dei ragazzi ha confermato quanto il tema sia sentito: la loro partecipazione non è stata solo formale, ma intrisa di una volontà di cambiamento che fa ben sperare per il futuro.
La mostra resterà aperta fino al 16 maggio presso Palazzo San Martino, accompagnata da un fitto calendario di eventi tra cui laboratori di consapevolezza, flash mob e dibattiti sul consenso. Trasformare il dolore in partecipazione collettiva è l’unica via per restituire dignità alle vittime e costruire una società del rispetto.

