Respinto il ricorso della società: il progetto sull’area portuale di Monopoli non tutela l’interesse pubblico
Un nuovo tassello giudiziario si aggiunge alla complessa vicenda urbanistica dell’area portuale a nord di Monopoli. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 10431 pubblicata il 30 dicembre scorso, ha sancito la legittimità dell’intervento della Regione Puglia nel procedimento relativo al progetto della Società Solemare. I giudici di Palazzo Spada hanno confermato che l’ente regionale ha il pieno diritto di esprimere un parere vincolante sulla conformità delle varianti urbanistiche, blindando di fatto il doppio diniego alla firma dell’Accordo di Programma espresso dalla Presidenza della Regione nel 2023 e nel 2025.
Il cuore della disputa: residenze contro servizi portuali
Al centro del contenzioso vi è la trasformazione delle aree produttive dismesse (Ambito P1), un tempo sede di un’importante cementeria e dei depositi oli “Gaslini”. Il progetto presentato dalla proprietà, curato da professionisti di profilo internazionale, mirava alla creazione di un complesso architettonico moderno. Tuttavia, l’istruttoria tecnica regionale ha rilevato uno sbilanciamento nelle destinazioni d’uso:
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Prevalenza residenziale: Secondo i rilievi tecnici, il progetto destinerebbe circa il 95% delle volumetrie a uso abitativo, laddove il Piano Urbanistico Generale (PUG) di Monopoli imporrebbe una quota del 60% per attività terziarie, turistiche e commerciali.
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Interesse Pubblico e compensazioni: La normativa sugli Accordi di Programma prevede che il beneficio per la collettività sia proporzionato all’incremento di valore generato per il privato. Le opposizioni e gli uffici regionali hanno sollevato dubbi sull’effettiva entità delle opere pubbliche previste, giudicando insufficiente la cessione di locali “tal quali” o il restauro delle vecchie ciminiere rispetto all’impatto dell’intervento.
Le voci della politica: le critiche delle opposizioni
Se la sentenza definisce il perimetro giuridico, il dibattito politico resta infuocato. Il Movimento Manisporche e Sinistra Italiana hanno assunto una posizione di netta critica nei confronti delle amministrazioni comunali di centrodestra (Giunte Romani e Annese) che hanno gestito l’iter negli ultimi quindici anni.
Secondo le forze di opposizione, l’attuale amministrazione avrebbe agito con “inerzia”, assecondando eccessivamente le proposte dei privati senza esercitare una regia pubblica autorevole. L’accusa principale è quella di aver trascinato la città in un “pantano giuridico” che ha prodotto due risultati negativi: da un lato l’impossibilità per l’imprenditore di realizzare l’investimento, dall’altro il perdurare del degrado in un’area strategica per il porto commerciale e il waterfront cittadino.
Le opposizioni rivendicano inoltre la necessità di un confronto pubblico trasparente, lamentando l’assenza di processi partecipativi su un progetto che modificherà radicalmente lo skyline della città.
I prossimi passi: l’incognita TAR e la pianificazione futura
Nonostante il pronunciamento del Consiglio di Stato, la parola “fine” non è ancora stata scritta. Resta infatti pendente il ricorso presso il TAR di Bari, che dovrà entrare nel merito tecnico di tutte le contestazioni sollevate dalla Società Solemare contro i dinieghi regionali.
In attesa del verdetto, il dibattito si sposta sui possibili scenari:
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Ipotesi di revisione: Se il blocco venisse confermato dal TAR, Comune e proprietà dovrebbero necessariamente ridiscutere i termini del progetto, riducendo le volumetrie residenziali a favore di servizi portuali e logistici.
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Stallo prolungato: Il rischio è che ulteriori ricorsi possano congelare l’area per altri anni, lasciando l’ex cementeria in uno stato di abbandono che dura ormai dal 2004.
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Il nuovo Waterfront: La sfida per Monopoli resta quella di conciliare il legittimo interesse imprenditoriale con la tutela del “Bene Comune”, garantendo che l’affaccio a mare resti una risorsa accessibile e funzionale allo sviluppo economico dell’intera comunità.

