A Santa Barbara, il parroco ha raccontato: «è l’ultima missione che ho fatto»
Nella tarda mattinata di lunedì, Padre Miki Mangialardi (parroco SS Trinità in San Francesco da Paola di Monopoli) si è recato a Brindisi, dove gli è stata riconosciuta l’ultima missione fatta: l’Operazione Sophia in Libia, di cui ha accennato nell’omelia recitata durante la celebrazione della santa messa in onore di Santa Barbara avvenuta, nel giorno della sua solennità, nella Chiesa di San Francesco d’Assisi alla presenza di autorità civili e militari; un’occasione per esortare gli uomini e le donne “con le stellette” a svolgere la propria professione non come lavoro, ma come servizio.
«Mi piace pensare alla medaglia che questa mattina mi sarà conferita che non è una patacca che attaccherò, perchè sono in congedo e quindi non metterò più, ma ad una medaglia che dedicherò alla mia stessa vita: ad ogni volta che ho saputo, potuto, allungare quel mio braccio per aiutare una persona che sfuggiva da quella benedetta Libia, ad ogni qual volta forse che quella mia mano non ha trattenuto quel bambino e quel bambino è ancora li in fondo al mare; quel braccio che ha saputo abbracciare quella mamma disperata perchè, di una famiglia di 3-4 persone, si è salvata solo lei».
EUNAVFOR MED Operation Sophia
Situazione
La situazione di crisi nell’area del Mediterraneo centrale, causata dal perdurante conflitto interno in Libia e dal conseguente collasso del sistema statuale, ha tra le molteplici conseguenze la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia, raggiunge via mare l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea.
Un flusso migratorio facilitato e, soprattutto, sfruttato economicamente, da trafficanti e contrabbandieri di esseri umani che hanno messo in piedi una rete atta a lucrare sulla disperazione degli uomini, donne e bambini che ogni giorno tentano di intraprendere questo viaggio. In tale contesto, l’impiego di mezzi fatiscenti, inadatti alla navigazione in alto mare e sovraccarichi ha portato al ripetersi di naufragi molto spesso drammatici con la morte di centinaia e probabilmente migliaia di migranti. In particolare, dopo che lo scorso 18 aprile 2015 le acque del “nostro” Mediterraneo sono state teatro, secondo l’UNHCR, del più grande disastro della storia recente, con l’affondamento a Nord della Libia di un peschereccio con oltre 800 migranti, l’Unione Europea ha deciso di reagire con la massima urgenza. Così, solo due giorni dopo, su proposta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, il Consiglio Europeo ha ribadito il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo definendo un Action Plan sulla migrazione fondato su 10 punti, tra i quali il secondo si è di fatto concretizzato in EUNAVFOR MED operazione Sophia.
Il 18 maggio 2015 il Consiglio Europeo definiva il quadro generale dell’operazione di gestione militare della crisi volta ad adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai contrabbandieri o dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale.
Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione.
Da quel momento è iniziata una vera e propria maratona che ha visto la Task Force composta dalla portarei Cavour, dalla nave idrografica inglese Enterprise e dalle unità tedesche Werra (nave ausiliaria) e Schleswig-Holstein (fregata), raggiungere la piena capacità operativa il 27 luglio. Solo un mese dopo, l’Ammiraglio Enrico Credendino, Operation Commander, annunciava al Political and Security Committee dell’Unione Europea il pieno successo della prima fase. Gli assetti navali ed aerei di EUNAVFOR MED operazione Sophia avevano, infatti, raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, raccogliendo le informazioni necessarie a comprendere a pieno il modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani al fine di essere pronti, una volta iniziata la seconda fase, a contrastare la loro attività in mare. Il 7 ottobre 2015, EUNAVFOR MED operazione Sophia è ufficialmente entrata nella sua seconda fase.
In aggiunta, sin dall’inizio dell’Operazione, le navi della Task Force europea hanno potuto contribuire allo sforzo che l’Italia, con l’Operazione Mare Sicuro, l’Europa con l’Operazione Triton dell’Agenzia Frontex e molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali, con le quali EUNAVFOR MED è in stretto coordinamento, stanno portando avanti nel Mediterraneo Centrale per la salvaguardia della vita umana in mare. Un’attività, questa, che pur non rientrando nel mandato assegnato alla missione, è un obbligo ineludibile per il diritto internazionale, in adempimento al quale la missione EUNAVFOR MED si è prestata attivamente, prevedendo il soccorso anche nelle procedure operative. Ciò è avvenuto nel corso della prima fase e continuerà ad avvenire nel prosieguo della missione.
Il 26 ottobre 2015 l’Operazione ha ufficialmente assunto il nome di “EUNAVFOR MED operazione Sophia” dal nome dato alla bambina nata sulla nave dell’operazione che ha salvato la madre il 22 agosto 2015 al largo delle coste libiche.
Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha esteso il mandato dell’operazione SOPHIA per un’ulteriore anno, fino quindi al 27 luglio 2017, aggiungendo, altresì, due compiti integrativi al mandato della missione:
• l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica;
• il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite nr. 2292 (2016), poi rinnovata con la Risoluzione 2357 (2017).
Il 23 del mese di agosto 2016 l’Ammiraglio Credendino firmava con il Comandante della Guardia Costiera e la Sicurezza portuale libica, il Commodoro Toumia, l’accordo tecnico (“Memorandum of Understanding“) con cui si delineavano le modalità dell’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica da parte della forza europea dell’operazione Sophia.
Il 30 agosto ed il 6 settembre 2016, il Comitato Politico e di Sicurezza (CPS) dell’Unione Europea ha formalmente autorizzato l’inizio dei due compiti aggiuntivi sopra menzionati.
Il 25 luglio 2017, in concomitanza con il rinnovo dell’operazione fino al 31 dicembre 2018, il Consiglio Europeo ha aggiunto al suo mandato tre nuovi compiti integrativi:
- istituire un meccanismo di controllo del personale in formazione per assicurare l’efficienza a lungo termine della formazione della guardia costiera e della marina libica;
- svolgere nuove attività di sorveglianza e raccogliere informazioni sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia, conformemente alle risoluzioni 2146 (2014) e 2362 (2017) del Consiglio di sicurezza dell’ONU;
- migliorare le possibilità per lo scambio di informazioni sulla tratta di esseri umani con le agenzie di contrasto degli Stati membri, FRONTEX ed EUROPOL.
All’operazione partecipano 27 su 28 nazioni europee: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e Slovacchia.
Solo la Danimarca non partecipa all’operazione in accordo alla sua legislazione interna che prevede il suo “non coinvolgimento diretto” nella PSDC (Politica di Sicurezza e di Difesa Comune dell’UE).
Il 31 agosto 2017 la nave italiana San Giusto, ammiraglia del dispositivo navale, è stata avvicendta nelle funzioni dalla nave spagnola Cantabria.
Fasi dell’Operazione
L’operazione è suddivisa in quattro fasi:
• (22 giugno – 7 ottobre 2015) – Fase Uno, volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani.
• (7 ottobre 2015 – in corso) Fase Due, durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’invito del relativo Stato costiero.
• Fase Tre, volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione del’ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero.
• Fase Quattro, che prevede il re-deployment.

