Vai al contenuto

Ciao Abdul Moazzin: Monopoli piange la scomparsa di una persona vera, oltre ogni etichetta

 

A Monopoli la comunità cittadina e i volontari si stringono nel ricordo di Abdul Moazzin, venuto a mancare nelle scorse ore. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in quanti hanno avuto il privilegio di incrociare il suo cammino, le sue strade e i suoi rifugi notturni.

A ricordarlo con un commosso e intenso messaggio d’addio sono gli amici dell’Unità di Strada della Caritas, che in queste ore hanno voluto restituire ad Abdul la dignità piena del suo nome, della sua storia e della sua unicità umana.

Oltre i protocolli: l’importanza di un nome

Quella di Abdul è stata una presenza discreta ma indimenticabile per le vie della città. Nei racconti di chi gli è stato vicino affiora con forza il tema del nome: «Ci tenevi tanto al tuo nome», scrivono i volontari nel loro ricordo. «Ci ricordavi sempre che non ti chiami Abdul, ma Abdul Moazzin. Noi sbagliavamo sempre. La seconda parte del tuo nome non l’abbiamo mai saputa pronunciare, tra errori, correzioni e risate».

Un dettaglio apparentemente semplice che racchiude però un insegnamento profondo e scomodo. La vicenda umana di Abdul Moazzin ricorda a tutti che nessuno può e deve essere ridotto a una categoria, a un “caso” da inserire in un manuale di prassi o a un numero da inserire nei protocolli d’intervento.

«Non sei mai stato un uomo a cui dare cibo, coperte e altro da protocollo per cui organizzare raccolte e fare foto degli aiuti», sottolineano dall’Unità di Strada. «Tu sei sempre stato te stesso, con la tua testardaggine e il tuo sorriso, con le tue paure e la tua dolcezza, con le tue decisioni e i tuoi sogni».

Una lezione di umanità

La vita in strada di Abdul ha scardinato ogni stereotipo assistenzialista, insegnando a guardare oltre l’apparenza e a rifiutare etichette sbrigative come “poveri”, “poveretti” o “senza tetto”. Esistono soltanto persone, dotate di un nome completo, di un vissuto irripetibile e di scelte personali che meritano di essere ascoltate e rispettate, anche quando non vengono pienamente comprese.

Il commosso saluto finale si trasforma in un impegno civile e morale per il futuro: «Da lassù aiutaci a ricordare e a rispettare i nomi e le storie di chi incontriamo, prima di ogni raccolta e di ogni denuncia. E’ nei nostri nomi e nelle nostre storie la verità da conoscere. Grazie, Abdul Moazzin!».