Dal nulla osta urbanistico alle 18 condizioni di favore: la discrasia tra i pareri tecnici dell’Ente e il voto politico mette in allarme i cittadini. Ora si chiede un chiarimento formale al Ministero
Un voto consiliare che dice “no”, ma che rischia di scontrarsi con la burocrazia dei pareri ministeriali. È il quadro a tinte fosche tracciato dal Comitato “Salviamo Monopoli e il Mare” in merito alla recente delibera con cui il Consiglio comunale ha espresso contrarietà al progetto di campo boe, sealine e pipeline proposto da MGI S.r.l. (Gruppo Marseglia). Nonostante l’approvazione a larga maggioranza (23 voti favorevoli e 2 astensioni), il comitato civico denuncia forti preoccupazioni per la coesistenza, nei fascicoli del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), di precedenti atti comunali di segno opposto.
La cronistoria della contraddizione: quando il Comune diceva “sì”
Al centro della denuncia vi è una discrasia temporale e procedurale che rischia di indebitare la posizione della città. Documenti alla mano, il Comitato evidenzia come nei termini utili per le scadenze ministeriali l’ente locale abbia depositato pareri favorevoli.
Il percorso amministrativo ricostruito è emblematico:
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Il 13 agosto 2026, il Dirigente dell’Area III ha depositato sul portale del MASE un’osservazione con “nulla osta dal punto di vista edilizio-urbanistico”, rimandando a successive valutazioni le opere compensative per l’erosione costiera.
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Il 27 agosto 2026 (il giorno prima della scadenza dei termini), l’Area IV – Ambiente, Ecologia e Paesaggio ha licenziato un parere “favorevole con condizioni”, trasmesso ufficialmente il 28 agosto. Un documento che, seppur circoscritto ai profili di competenza, ha fatto formalmente da apripista a favore dell’opera presso il Ministero.
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Solo in seguito alla mobilitazione di massa – culminata nell’assemblea oceanica del 17 settembre in piazza XX Settembre, con oltre tremila partecipanti e circa 3.850 firme raccolte – l’amministrazione ha virato verso una posizione politica di netta contrarietà, concretizzata nella delibera consiliare dello scorso 28 settembre.
Il nodo dei pareri non ritirati e le richieste ignorate
Il vero problema, secondo il portavoce del Comitato Avv. Filippo Grattagliano, risiede nel fatto che la nuova delibera consiliare si limita a definire i pareri tecnici precedenti come “circoscritti agli aspetti istruttori settoriali”, senza però revocarli o chiederne formalmente il ritiro al MASE. Il rischio concreto è che sul tavolo del Ministero permanga una grave antinomia: da un lato l’indirizzo politico di chiusura, dall’altro prescrizioni tecniche e richieste di compensazione (come la condizione n. 18 legata all’erosione) che di fatto disciplinano le modalità di realizzazione dell’infrastruttura.
A ciò si aggiunge il rammarico per l’esclusione di punti cruciali avanzati dal basso: il mancato recepimento formale delle osservazioni del Comitato nel dispositivo dell’atto (ridotte a una mera citazione nelle premesse), l’assenza della richiesta di un’inchiesta pubblica ai sensi dell’art. 24-bis del D.Lgs. 152/2006, la mancata valutazione unitaria rispetto al parco serbatoi (già autorizzato come primo step) e l’assenza di azioni di autotutela sull’Autorizzazione Unica ZES.
La mobilitazione non si ferma
La cittadinanza attiva non intende abbassare la guardia. Le richieste al Sindaco e alla Giunta sono ora perentorie: comunicare formalmente al MASE la totale prevalenza della delibera consiliare sui pareri tecnici favorevoli, estromettere qualsiasi misura compensativa legata all’opera, trasmettere le osservazioni del Comitato al Ministero e aprire un tavolo di confronto istituzionale stabile.
La battaglia a tutela delle praterie di Posidonia, del coralligeno e del mare di Monopoli prosegue. Per il Comitato, il “NO” istituzionale è un punto di partenza fondamentale, ma deve tradursi in atti coerenti e inequivocabili per evitare che la volontà della piazza venga smentita dalle carte bollate.

