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Il Nuovo Ospedale Monopoli-Fasano trionfa al Premio IN/ARCHITETTURA 2026: la bellezza che cura

Tra 138 progetti in gara, la struttura sanitaria tra mare e ulivi conquista il primo premio nella categoria “Nuove costruzioni”. L’architettura pubblica si trasforma in accoglienza e dignità della persona

L’architettura sanitaria pugliese sale sul gradino più alto del podio a Bari in occasione della 75ª edizione del prestigioso Premio IN/ARCHITETTURA 2026. Il Nuovo Ospedale Monopoli-Fasano si è aggiudicato il primo premio nella categoria “Nuove costruzioni”, emergendo con forza in una selezione di ben 138 progetti candidati e distinguendosi come una delle pochissime opere di natura pubblica in gara.

A ritirare l’autorevole riconoscimento per la ASL Bari sono stati la Direttrice sanitaria Rosella Squicciarini e il Direttore dell’Area Tecnica, ingegner Mario Ianora, affiancati dal team di progettazione composto dagli architetti Albert de Pineda e Mauro Saito e dall’ingegnere Francesco Ruggiero.

Questo traguardo riaccende i riflettori su un principio fondante dell’edilizia ospedaliera moderna: la qualità estetica di un presidio sanitario non è un mero esercizio formale, ma un fattore determinante per il benessere psicofisico, l’accoglienza e il rispetto della persona. Il complesso Monopoli-Fasano incarna appieno questa filosofia. Immerso nel paesaggio rurale pugliese, incastonato tra il blu del mare e il verde degli ulivi secolari, il progetto integra luce naturale, vegetazione, tecnologie all’avanguardia e valorizzazione degli spazi per rendere l’esperienza del ricovero e della terapia più vicina alle esigenze umane.

La vittoria giunge a pochi mesi dall’attivazione ufficiale della struttura, avvenuta lo scorso giugno. Un passaggio cruciale che ha visto la Direzione strategica della ASL Bari e decine di professionisti della sanità impegnati nelle complesse operazioni di trasferimento dei servizi e nell’avvio operativo dei reparti.

È proprio con l’ingresso dei primi pazienti, dei familiari e del personale sanitario che l’opera architettonica ha preso vita, trasformandosi da imponente struttura edilizia a luogo pulsante di cura e relazioni umane. Perché umanizzare la medicina significa innanzitutto umanizzare i luoghi in cui essa si pratica: progettare un ospedale vuol dire figurarsi il modo in cui ciascuno di noi vorrebbe essere accolto nel momento di massima fragilità.