Scatta l’arresto per un 46enne a Sannicandro di Bari
Stando a quanto comunicato dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, il 28 luglio scorso, nell’ambito delle attività straordinarie di contrasto al fenomeno del “caporalato” e dello sfruttamento della manodopera, i militari della Compagnia di Gioia del Colle e Monopoli – con il supporto del dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Bari e dal Nucleo Carabinieri Forestali di Cassano delle Murge – hanno tratto in arresto (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) un quarantaseienne con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Attualmente, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti, nonché la stessa misura cautelare, hanno natura provvisoria, La misura cautelare è fondata su un giudizio di mera probabilità (gravi indizi di colpevolezza) e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità. Difatti, le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili, come stabilito dall’art, 27, secondo comma, della Costituzione e dagli artt. 1 15-bis c.p.p, e 2 del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188. Esse hanno diritto di formulare le proprie difese e di chiedere il riesame della misura nelle sedi competenti. Occorre inoltre tenere distinti i diversi piani dell’ipotesi investigativa, della contestazione, della decisione cautelare e dell’accertamento definitivo della responsabilità: solo quest’ultimo, eventuale e successivo, potrà affermare la colpevolezza.
In estrema sintesi e nel rispetto del segreto investigativo, l’ipotesi posta a fondamento è stata accertata dai militari che hanno eseguito una verifica presso un’attività commerciale di Sannicandro di Bari, verificando la presenza di 7 lavoratori di origine straniera che sarebbero risultati tutti irregolari, in quanto non sottoposti a visita medica da parte del datore di lavoro e non formati in materia di salute e sicurezza; inoltre, 4 di loro sarebbero risultati lavoratori completamente in nero. I successivi accertamenti avrebbero permesso di appurare il presunto sfruttamento lavorativo da parte del titolare nei confronti dei propri dipendenti, che avrebbero percepito delle retribuzioni ben al di sotto di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali a fronte di orari lavorativi ben al di sopra del limite massimo, spesso anche senza fruire del previsto riposo settimanale.
Sono tuttora in corso ulteriori accertamenti, anche sotto il profilo amministrativo, da parte dei Carabinieri Forestali e dell’Ispettorato del lavoro finalizzati a verificare il rispetto della normativa di settore per gli aspetti di specifica competenza.

