Tra accettazioni senza ordine d’arrivo, un parcheggio senza ombra e la totale assenza di ripari chiusi per l’inverno, la nuova struttura mostra i primi grandi limiti logistici. E il “San Giacomo” di giorno resta sguarnito
Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano rappresenta, sulla carta, il fiore all’occhiello della sanità pugliese: una struttura moderna, tecnologica e pensata per fare il salto di qualità assistenziale sul territorio. Eppure, a pochi mesi dal suo avvio, sono i dettagli quotidiani – quelli che impattano direttamente sulla vita e sulla dignità dei pazienti e dei loro accompagnatori – a rischiare di comprometterne l’eccellenza.
Se l’interno risponde a standard d’avanguardia, l’area del Pronto Soccorso e i suoi spazi adiacenti stanno registrando criticità organizzative e strutturali non più trascurabili. Disagi che si consumano sia fuori che dentro le mura del presidio e che richiedono interventi correttivi rapidi e di buon senso.
Le criticità: dall’attesa “senza sosta” al caos dei turni
Un viaggio all’interno (e all’esterno) del Pronto Soccorso del nuovo polo ospedaliero evidenzia problematiche logistiche, visive e organizzative che stanno alimentando il malcontento degli utenti:
1. Labirinto senza indicazioni: la segnaletica che disorienta
La prima grande barriera per chi arriva in uno stato di emergenza e ansia è la totale mancanza di chiarezza nella segnaletica. Orientarsi per raggiungere il Pronto Soccorso è un’impresa tutt’altro che immediata: le indicazioni sono posizionate male, confondendo sia gli automobilisti all’interno delle aree di parcheggio, sia gli utenti che si muovono a piedi alla ricerca dell’ingresso corretto. Perdere minuti preziosi a cercare la strada in una struttura così vasta è un limite inaccettabile quando si parla di medicina d’urgenza.
2. Un’area esterna senza dignità: accompagnatori seduti per terra
Superato l’ostacolo dell’orientamento, la situazione all’esterno non migliora. Non è presente alcuna panchina o seduta per chi aspetta. La carenza è tale che, esausti dopo ore di attesa, molti accompagnatori sono costretti a sedersi per terra, direttamente sul bordino di cemento del piazzale, in attesa di notizie dei propri cari. Una scena mortificante che mal si concilia con l’immagine di un ospedale d’eccellenza.
Se è vero che l’area d’ingresso è dotata di tettoie, queste si rivelano del tutto insufficienti a proteggere le persone: manca infatti un riparo chiuso ed ermetico per l’inverno, lasciando gli utenti esposti alle correnti d’aria fredda, al vento e all’umidità della stagione fredda ormai alle porte.
Il disagio si estende anche al parcheggio. Qui, oltre alla confusione per trovare la via d’accesso, mancano zone d’ombra e sedute: la piantumazione circostante è composta solo da pochi alberi ancora troppo giovani ed esili per poter offrire una reale schermatura dal sole o un minimo di refrigerio nelle giornate più calde.
3. Accettazione lumaca e la “regola dell’ultimo arrivato”
Una volta varcata la soglia d’ingresso, la situazione non migliora. I tempi d’attesa per la sola accettazione superano regolarmente l’ora e mezza. Ma a pesare ancora di più sulla psicologia di chi soffre è l’assenza totale di un sistema di tracciamento dell’ordine di arrivo per il triage.
Incredibile ma vero, in una struttura costata milioni di euro, non esiste un eliminacode digitale. Per non perdere la priorità, i pazienti devono affidarsi al vecchio e rudimentale metodo verbale: chiedere ad alta voce “Chi è l’ultimo?” e sperare che la memoria collettiva non fallisca, generando inevitabili tensioni e discussioni in un momento in cui la serenità dovrebbe essere la priorità assoluta.
4. Il “San Giacomo” vuoto e i codici minori che intasano il nuovo polo
A monte di questo ingorgo c’è una scelta strategica che sta mostrando tutti i suoi limiti. Con il trasferimento dei reparti, l’ex ospedale San Giacomo di Monopoli è rimasto sguarnito, durante il giorno, di un qualsiasi punto di primo soccorso. Di conseguenza, anche per urgenze minori (i cosiddetti codici bianchi o verdi, come piccole medicazioni, traumi lievi o prescrizioni urgenti), l’utenza monopolitana è costretta a riversarsi in massa nel nuovo ospedale, finendo per ingolfare una macchina già sotto pressione.
Le proposte: soluzioni pratiche per un servizio a misura d’uomo
Migliorare la situazione è possibile, spesso anche con investimenti minimi se confrontati al valore complessivo dell’opera:
* Nuovo piano di segnaletica integrata: È indispensabile ridisegnare e potenziare la cartellonistica stradale e pedonale. Servono totem ben visibili e percorsi colorati tracciati a terra, sia nei parcheggi che sui marciapiedi, che guidino in modo univoco e immediato i cittadini verso il Pronto Soccorso.
* Panchine immediate e sale d’attesa esterne chiuse: È urgente installare nell’area del Pronto Soccorso e nel parcheggio file di panchine comode per evitare che la gente continui a sedersi per terra. Le tettoie esistenti vanno integrate con strutture di chiusura temporanee o permanenti (come vetrate o gazebo riscaldati) per creare una vera e propria sala d’attesa esterna protetta per l’inverno.
* Piantumazione e oasi d’ombra nel parcheggio: Serve un piano di ripiantumazione più fitto nel parcheggio, preferendo alberi a chioma ampia in grado di garantire ombra immediata, insieme all’installazione di pensiline ombreggianti per le auto e i pedoni.
* Digitalizzazione dell’accettazione: L’installazione di un totem elettronico per l’erogazione dei numeri di arrivo (anche differenziati per urgenza visiva o burocratica) risolverebbe istantaneamente il problema della fila “fai-da-te”, restituendo ordine, privacy e dignità all’attesa.
* Un presidio di cure primarie al San Giacomo: Riattivare al San Giacomo, almeno nelle ore diurne, un punto di primo intervento o un ambulatorio per codici minori (magari gestito in sinergia con i medici di medicina generale) alleggerirebbe immediatamente il carico del nuovo Pronto Soccorso, lasciando quest’ultimo libero di concentrarsi sulle reali emergenze-urgenze.
Conclusioni: la grande opera non dimentichi i dettagli
Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano ha tutte le carte in regola per essere un modello di sanità eccellente. Tuttavia, l’efficienza di una struttura sanitaria si misura anche e soprattutto dalla sua capacità di accoglienza e umanizzazione delle cure. Risolvere le criticità logistiche e di orientamento del Pronto Soccorso e delle sue aree esterne non è solo una necessità organizzativa, ma un dovere etico verso un territorio che ha atteso a lungo questa opera e che merita un servizio all’altezza delle aspettative. La palla passa ora alla direzione dell’ASL Bari e ai sindaci del territorio, chiamati a farsi portavoce di queste urgenti e legittime richieste.

