Lo scorso 15 giugno, il suggestivo largo di San Vito, nel cuore pulsante del centro storico di Monopoli, si è trasformato in una cattedrale a cielo aperto. La solenne celebrazione eucaristica, officiata da don Gaetano Amore Luca, rettore della Basilica Cattedrale Maria SS. della Madia e parroco dell’Unità Pastorale del centro storico, ha rinnovato un legame profondo tra la comunità e il giovane martire siciliano.
Un segno da Polignano e la chiesetta tra i vicoli
Ad arricchire la forte carica simbolica della liturgia è stato un gesto particolarmente significativo compiuto dal celebrante: don Gaetano ha infatti portato sull’altare all’aperto una piccola riproduzione di San Vito Martire, custodita nella sacrestia della maestosa Chiesa Matrice di Polignano a Mare, dove il Santo è profondamente venerato. Un ponte visivo e spirituale che ha unito idealmente le due comunità nel momento della preghiera.
La chiesetta che domina l’omonimo largo monopolitano non è solo un edificio sacro, ma uno scrigno di memoria storica, da sempre tutelato e reso fruibile ai fedeli e ai visitatori dalla famiglia Lacitignola. Durante la celebrazione, don Gaetano ha rivolto un sentito ringraziamento a Giuseppina, moglie di Peppino Lacitignola – noto e stimato calzolaio del quartiere – per l’impegno costante e la dedizione con cui custodisce e apre al pubblico questo luogo, permettendo a tanti di godere della sua bellezza e spiritualità.
All’interno della chiesetta, l’attenzione del visitatore è catturata da una pregevole tela in cui San Vito è raffigurato insieme ai santi Modesto e Crescenzia, suoi precettori, secondo la tradizione che li vede compagni indissolubili di fede e di martirio. L’iconografia del dipinto esprime con precisione i simboli del Santo: la palma del martirio, segno della sua vittoria spirituale, e gli elementi che ne richiamano la protezione, invocata dai fedeli attraverso i secoli contro le infermità.
Il martirio: una testimonianza che attraversa i secoli
Don Gaetano, nel corso della sua omelia, ha richiamato l’etimologia del termine “martirio”, derivante dal greco martys, che significa testimonianza. La vita di San Vito, martire giovanissimo sotto le persecuzioni di Diocleziano, non deve essere letta solo come una fine drammatica, ma come l’estrema coerenza di una vita spesa per il Vavoro e per il Vangelo.
Polignano e San Vito: la Chiesa Matrice e i luoghi dell’anima
La presenza tra i fedeli dei proprietari dell’Abbazia di San Vito di Polignano a Mare ha dato alla giornata un respiro interterritoriale, accendendo i riflettori sui luoghi sacri polignanesi in cui pulsa la devozione al Patrono. La culla di questo culto nel centro urbano è la Chiesa di Santa Maria Assunta, situata nella celebre Piazza dell’Orologio. Conosciuta come la Chiesa Matrice, si tratta del tempio più noto della città, che la tradizione vuole sorto sulle fondamenta di un antico tempio pagano fatto costruire intorno al 104 a.C. dal console romano Caio Mario.
La Chiesa Matrice custodisce capolavori di inestimabile valore, tra cui la Cappella del Presepe di Stefano da Putignano – dichiarata monumento nazionale e a cui la Zecca dello Stato ha dedicato persino un francobollo celebrativo – e il prezioso Tesoro di San Vito, custodito nell’abside centrale. Ma l’anima spirituale di Polignano si rivela anche attraverso gli altri suoi storici santuari: la chiesa di San Cosma e Damiano, il Calvario, la Chiesa della Trinità e quella della Natività; tappe fondamentali per comprendere l’identità profonda di una comunità da sempre legata al sacro.
Una storia millenaria tra terra e mare
Come tramandato dalle fonti storiche della Pro Loco “F. F. Favale”, il culto di San Vito Martire a Polignano affonda le radici nell’anno 801. La tradizione vuole che le sacre spoglie siano giunte in questa terra grazie a una leggendaria traslazione operata da Fiorenza da Basterna, una principessa salernitana. Trovatasi in balia di una terribile tempesta sul fiume Sele, la nobildonna invocò il soccorso del Santo Ausiliatore; grata per la salvezza ricevuta, fece voto di dare degna sepoltura alle sue spoglie presso un locus marianus, identificato poi nel Castrum Polymnianense, l’attuale frazione di San Vito a Polignano. Le reliquie riposano ancora oggi in preziose teche d’argento di manifattura partenopea.
Questo sbarco leggendario portò grande prosperità al luogo, tanto che nel X secolo i monaci basiliani vi fondarono l’imponente Abbazia, straordinario esempio di architettura monastica. Da quel momento, Polignano e il suo Patrono sono legati da un filo indissolubile in cui il mare fa da elemento centrale. Ancora oggi, durante i tre giorni di festa (14, 15 e 16 giugno), la devozione si esprime con la suggestiva processione per mare: l’effige muove dall’Abbazia fino allo Scoglio dell’Eremita per poi approdare a Cala Paura, dove il sindaco consegna simbolicamente le chiavi della città al Santo, prima che la statua venga issata su un maestoso altare barocco in Piazza Vittorio Emanuele II.
Questo profondo sistema di simboli, che unisce la terra, il mare e le mura urbane, è risuonato idealmente anche nella piazza monopolitana, confermando come San Vito resti il custode di una tradizione secolare che unisce le nostre comunità al di là dei confini cittadini.
La giornata si è conclusa in un clima di gioiosa comunione, confermando come, nel centro storico di Monopoli, la fede sappia ancora intrecciarsi sapientemente con le pietre antiche e con il vissuto quotidiano di chi, come la famiglia Lacitignola, ne custodisce gelosamente il tesoro.

