L’organizzazione criminale, attiva tra Bari e la BAT, utilizzava tecniche sofisticate, tra cui fiamme ossidriche per scardinare casseforti e disturbatori di frequenza.
Si è chiusa definitivamente la vicenda giudiziaria legata a una pericolosa associazione per delinquere dedita a furti e rapine in abitazione, operante tra le province di Bari e la BAT tra il 2020 e il 2021. Nelle scorse ore, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione a cinque ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bari, nei confronti di altrettanti soggetti condannati in via definitiva.
Un’organizzazione “strutturata e professionale”
L’operazione, che trae origine dalle complesse indagini condotte dai militari della Compagnia Carabinieri di Monopoli, ha permesso di smantellare un gruppo criminale caratterizzato da un’elevata specializzazione. Grazie ad attività tecniche, pedinamenti e perquisizioni, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il modus operandi del sodalizio, finalizzato esclusivamente all’appropriazione di ingenti somme di denaro e oggetti di valore custoditi nelle casseforti delle abitazioni prese di mira.
Il “modus operandi”: dalle parrucche alla fiamma ossidrica
Dalle carte processuali emerge un quadro di estrema pericolosità. La banda, infatti, non si limitava a colpi improvvisati, ma pianificava meticolosamente ogni azione, studiando le abitudini di vita delle vittime e la loro disponibilità economica attraverso appostamenti prolungati.
Per portare a termine i furti, i membri dell’associazione utilizzavano strumentazioni tecnologiche avanzate:
Tecnologia anti-sicurezza: impiego di disturbatori di frequenza (jammer) per inibire i sistemi di allarme e ricetrasmittenti per comunicare tra loro.
Strumenti da scasso: flessibili e fiamme ossidriche per forzare le casseforti blindate.
Camuffamento: il gruppo era solito utilizzare passamontagna, mascherine e, in diverse occasioni, parrucche da donna per depistare le telecamere di sorveglianza.
Mezzi illeciti: venivano impiegate auto di grossa cilindrata, rubate o dotate di targhe falsificate, per garantire una rapida fuga.
Un dettaglio particolarmente allarmante riguarda le modalità di effrazione: per accedere alle abitazioni, i criminali non esitavano a utilizzare chiavi originali sottratte in precedenza ai proprietari, o addirittura duplicati realizzati artigianalmente partendo da semplici fotografie.
La base logistica a Bari
Le indagini hanno permesso di individuare e neutralizzare anche la base logistica del gruppo, situata nel capoluogo pugliese. Tale sito serviva come vero e proprio centro operativo per l’occultamento dei mezzi rubati, lo stoccaggio degli attrezzi da scasso e la custodia della refurtiva, prima che venisse immessa nei canali illegali del riciclaggio.
Con l’esecuzione di questi cinque ordini di carcerazione, lo Stato ha messo la parola fine all’attività di questa banda, garantendo la certezza della pena per i reati di associazione per delinquere finalizzata ai furti aggravati.

