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Monopoli, il “tesoro nascosto” del turismo: la Finanza scova milioni di euro in nero

Tra suite ricavate nei garage e prenotazioni cancellate per incassare contanti, la Compagnia di Monopoli mette a segno un colpo durissimo all’evasione fiscale nelle locazioni turistiche

 

 

Dietro la cartolina dorata del turismo pugliese, tra i vicoli bianchi di Monopoli e i tramonti dell’area metropolitana barese, si nascondeva un sistema parallelo fatto di affitti in nero, strutture fantasma e ricavi mai dichiarati. Un’economia sommersa che la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bari ha deciso di portare alla luce con un piano d’intervento massiccio, i cui numeri — appena diffusi — delineano un quadro inquietante di illegalità diffusa.

I numeri dello scacco al sommerso

L’operazione, condotta per tutto il 2025 e proseguita con vigore in questi primi mesi del 2026, ha messo nel mirino il cuore pulsante del business ricettivo. Il bilancio parla chiaro: 60 controlli mirati che hanno permesso di recuperare a tassazione una base imponibile di circa 9,4 milioni di euro. A questi si aggiungono violazioni all’IVA per 1,4 milioni e un’imposta evasa che supera il milione e duecentomila euro.

Non si tratta solo di piccoli errori formali, ma di un vero e proprio sistema di “evasione chirurgica”. Le Fiamme Gialle hanno individuato 12 strutture completamente abusive, che operavano come affittacamere senza alcuna autorizzazione o comunicazione alle autorità.

Il “caso Monopoli” e le strategie dei furbetti

Particolarmente incisiva è stata l’attività della Compagnia di Monopoli e del Nucleo Operativo Metropolitano. In un territorio dove il turismo è il principale motore economico, alcuni operatori avevano trasformato la gestione familiare in una vera e propria impresa industriale, evadendo però ogni tipo di tassazione prevista per tale scala.

Le strategie per sfuggire ai radar del Fisco erano ingegnose quanto illecite:

* Il trucco del “Booking cancellato”: Molti gestori convincevano i turisti a cancellare la prenotazione sulle piattaforme internazionali (come Booking o Airbnb) poco prima dell’arrivo. In questo modo la transazione diventava invisibile, il pagamento avveniva rigorosamente in contanti e la tracciabilità spariva nel nulla.

* Cartelli “Cash preferred”: In alcune strutture sono stati ritrovati avvisi espliciti che invitavano i clienti a pagare in contanti, un modo per evitare ogni passaggio bancario.

* Garage e stalle trasformati in suite: Il controllo del territorio ha svelato situazioni paradossali: immobili accatastati come fabbricati rurali (A6) o addirittura autorimesse (C6) che venivano invece affittati a turisti ignari (o compiacenti).

Sfruttamento e lavoro nero

L’indagine ha squarciato il velo anche sul versante sociale. In un solo caso sono stati individuati ben 31 lavoratori in nero. Tra questi, quattro percepivano indebitamente misure di sostegno al reddito (come il Reddito di Cittadinanza o supporti alla formazione), configurando una doppia frode ai danni dello Stato.

L’inizio del 2026: l’imprenditore da “1 euro”

L’offensiva della Guardia di Finanza non si è fermata con il brindisi di Capodanno. Nelle prime settimane del 2026, i controlli sulla costa a sud di Bari hanno portato a una scoperta quasi grottesca: un operatore turistico del litorale ha presentato il Modello Unico dichiarando un ricavo simbolico di un solo euro, a fronte di un giro d’affari reale che superava i 400 mila euro. Un altro soggetto, operante nel capoluogo, aveva già sottratto al fisco oltre un milione di euro prima dell’intervento dei militari.

Un presidio per la legalità

L’obiettivo delle Fiamme Gialle, come sottolineato dal Comando Provinciale, non è solo repressivo. In un settore che cresce a ritmi vertiginosi, l’abusivismo danneggia prima di tutto gli imprenditori onesti che pagano le tasse e rispettano le norme igienico-sanitarie e di sicurezza.

Oltre alle sanzioni milionarie, sono scattate denunce per la mancata identificazione degli ospiti (violazione dell’Art. 109 del TULPS) e per l’omessa esposizione del Codice Identificativo di Struttura (CIS). La battaglia per la “compliance” e per un turismo sano continua: il messaggio della Guardia di Finanza è chiaro, il tempo della ricettività selvaggia è finito.