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Rifiuti “speciali” verso la Grecia: da Monopoli smantellato il sistema che partiva dalla Calabria

Da Cosenza a Bari, fino ai porti ellenici: l’indagine della Guardia Costiera che ha incastrato imprenditori e dirigenti pubblici

Un complesso meccanismo illecito finalizzato allo smaltimento transfrontaliero di ingenti quantitativi di rifiuti urbani, mascherati da “speciali” per abbattere i costi e aggirare le normative europee, è stato smantellato dal personale della Guardia Costiera di Bari. L’indagine, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, è culminata in data odierna, 3 marzo 2026, con l’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari personali e reali.

L’operazione, condotta dal C.C.A.M. (Centro Coordinamento Ambientale Marino) della Guardia Costiera, ha colpito al cuore una delle principali realtà imprenditoriali calabresi attive nel settore della raccolta differenziata nella provincia di Cosenza.

L’attività investigativa ha preso il via nel novembre 2021, a seguito dei controlli ordinari effettuati nello scalo portuale barese. L’attenzione degli ispettori è stata attirata da una tipologia di carico insolita in transito sui trailer diretti verso la Grecia: rifiuti classificati con il codice CER 191212 (“altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti”).
La comparsa di questi carichi non è stata considerata casuale: proprio in quel periodo, una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva stabilito un principio fondamentale per la tutela ambientale. Secondo la Corte, i rifiuti urbani non differenziati che mantengono le loro proprietà iniziali anche dopo un trattamento meccanico devono continuare a essere considerati rifiuti urbani, e non speciali. Ciò permette alle Autorità competenti di opporsi alla loro spedizione all’estero, in virtù dei principi di autosufficienza e prossimità.

Le indagini, estese su un arco temporale che va dal 2021 al 2023, hanno rivelato un quadro sistemico di irregolarità. Secondo l’impianto accusatorio, gli indagati avrebbero messo in piedi un’organizzazione stabile e strutturata con l’obiettivo di conseguire ingiusti profitti attraverso il risparmio sui costi di gestione.
Il modus operandi ricostruito dagli inquirenti prevedeva diverse fasi critiche:
* Alterazione della classificazione: Rifiuti derivanti dal ciclo urbano venivano formalmente classificati come speciali mediante procedure ritenute irregolari.
* Elusione della tracciabilità: Veniva omessa o alterata la documentazione relativa all’origine e al trattamento dei materiali.
* Simulazione di recupero: Venivano attestate operazioni di recupero finale in realtà mai effettuate, utilizzando certificazioni non veritiere per svincolare anche le garanzie fidejussorie connesse alle spedizioni.

Queste manovre avrebbero permesso di esportare illegalmente i rifiuti verso impianti greci, violando i vincoli territoriali di smaltimento.

Il Tribunale di Bari, valutando il corposo materiale probatorio — ottenuto tramite perquisizioni, analisi documentali, tracciamento elettronico dei mezzi e testimonianze — ha contestato i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.) e violazioni del Regolamento (CE) 1013/2006.
L’ordinanza odierna ha disposto:
* Misura interdittiva: Il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale nei confronti del titolare dell’azienda.
* Sequestro preventivo: Il provvedimento ha colpito l’intera azienda con sede a Tarsia e la sede amministrativa a Santa Sofia D’Epiro, compresi tutti i beni aziendali e strumentali.

Tra gli indagati figurano, oltre al titolare e a un suo collaboratore, anche funzionari e dirigenti della Regione Calabria.

Data l’importanza dell’azienda per il servizio di raccolta differenziata in numerosi comuni del cosentino, la struttura non cesserà immediatamente l’attività. Il Tribunale ha infatti nominato un Amministratore Giudiziario che gestirà l’impresa secondo le norme del Codice Antimafia, garantendo la prosecuzione del servizio pubblico nel rispetto della legalità.

La Procura di Bari ha sottolineato che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati dovrà essere confermata nel successivo confronto processuale.