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Monopoli dice NO al “DDL Stupri” modificato: approvata all’unanimità la risoluzione di Manisporche-Sinistra Italiana

Bocciata la riformulazione del Senato che colpevolizza le vittime. Maggioranza e opposizione unite per ripristinare il testo del consenso libero e revocabile

 

Il Consiglio Comunale di Monopoli lancia un segnale forte e unitario a difesa delle donne e della cultura del consenso. Con un voto unanime, l’assise cittadina ha approvato una risoluzione, proposta dai consiglieri Maria Angela Mastronardi e Angelo Papio (Manisporche-Sinistra Italiana), che esprime netta contrarietà alla recente riformulazione del Disegno di Legge sulla violenza sessuale discussa in Senato.

I numeri di un’emergenza nazionale

L’iniziativa nasce dall’urgenza di rispondere a dati statistici allarmanti. La consigliera Mastronardi ha richiamato i numeri dell’ISTAT per inquadrare il fenomeno in Italia:

  • Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale.

  • Il 21% è stata vittima di violenze sessuali (il 5,4% in forme gravi come stupro o tentato stupro).

  • Solo nel 2023, le denunce hanno superato quota 6.200, con un’incidenza preoccupante tra le minorenni.

Dal “Consenso” alla “Volontà Contraria”: cosa è cambiato

Il cuore della disputa politica riguarda il passaggio dal testo approvato alla Camera a novembre (bipartisan) alla versione modificata in Commissione Giustizia al Senato.

Il consigliere Angelo Papio ha spiegato l’inversione di rotta:

“Il testo originario riformava l’art. 609-bis introducendo il principio del consenso come unico fondamento della liceità di un rapporto: un consenso che deve essere libero, informato e revocabile. La riformulazione della senatrice Bongiorno (Lega), invece, sposta il fulcro sulla ‘volontà contraria’ della vittima. In pratica, il reato scatterebbe solo se la persona esprime chiaramente di non volere il rapporto.”


Le conseguenze processuali: il rischio di colpevolizzare la vittima

Secondo i consiglieri di Manisporche, questa non è una questione di pura forma, ma un pericoloso arretramento giuridico. Se passa il principio della “volontà contraria”, il silenzio della donna dovuto a paura, shock o sottomissione culturale potrebbe essere interpretato come una forma di assenso implicito.

Il ribaltamento del paradigma:

  1. Modello basato sul consenso (Testo Camera): È l’uomo a dover accertarsi del “Sì” esplicito.

  2. Modello basato sul dissenso (Testo Senato): Spetta alla donna l’onere di opporsi, gridare o resistere per rendere l’atto un reato.

“Si perpetua l’idea che sia responsabilità della donna combattere, piuttosto che essere l’uomo a dover ottenere un’approvazione esplicita,” sottolinea Mastronardi.


La mobilitazione a Monopoli e il contenuto della Risoluzione

La risoluzione approvata non è un atto isolato, ma il frutto di un fermento civile che ha visto protagoniste numerose associazioni del territorio coordinate dall’Arci Contrada 100, in sinergia con i centri antiviolenza.

Con l’approvazione del documento, il Consiglio Comunale impegna ufficialmente il Sindaco a:

  • Esprimere formalmente la contrarietà del Comune di Monopoli alla riformulazione del DDL nelle sedi istituzionali.

  • Sollecitare Regione e Governo affinché si torni al testo originario basato sul consenso inequivocabile.

  • Promuovere campagne di sensibilizzazione e formazione sulla cultura del consenso, specialmente nelle scuole.

Unità politica per i diritti civili

La nota si chiude con un plauso alla maturità politica dell’intero Consiglio. “Il Sindaco e la maggioranza, come già accaduto per il salario minimo e il riconoscimento della Palestina, hanno mostrato grande sensibilità,” conclude Mastronardi.

L’obiettivo ora è sfruttare la finestra temporale prima che il DDL torni in commissione (previsto dopo il referendum sulla giustizia) per fare pressione affinché il legislatore nazionale ripristini un testo che tuteli realmente la libertà e l’autodeterminazione delle donne.