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Ospedale Monopoli-Fasano: i macchinari ci sono, i medici anche. Ma per salvarsi si viaggia ancora

Personale assunto e tecnologia d’avanguardia restano al palo. Perché il passaggio dal vecchio San Giacomo alla nuova struttura è diventato un labirinto burocratico

 

​Il dibattito sull’apertura del Nuovo Ospedale Monopoli-Fasano torna al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti dichiarazioni di Fabiano Amati. Al cuore della questione non vi sono più impedimenti tecnici o politici insormontabili, bensì la necessità di tradurre i documenti programmatici in realtà operativa per garantire il diritto alla salute dei cittadini.

​La situazione della Cardiologia: un caso emblematico

​Uno dei punti più critici sollevati riguarda il reparto di Cardiologia ed Emodinamica. Secondo quanto riferito, la struttura dispone già di personale d’eccellenza — tra cui il primario e due medici specializzati — attualmente in servizio ma impossibilitati a intervenire pienamente.

​Il paradosso evidenziato è di natura logistica: le apparecchiature necessarie per gli interventi salvavita si trovano già all’interno del nuovo plesso, mentre l’equipe medica opera ancora nella vecchia sede. Questa sfasatura costringe i pazienti a trasferimenti d’urgenza verso gli ospedali di Bari o Brindisi, allungando i tempi di intervento in situazioni dove ogni minuto è prezioso.

​Il cronoprogramma della ASL Bari

​L’analisi si poggia su documenti ufficiali della ASL Bari. In una nota della Direzione Generale datata 5 giugno 2025 (e integrata dalle relazioni del RUP), veniva tracciato un percorso chiaro:

​26 luglio 2025: Avvio del trasferimento progressivo delle unità operative dal P.O. San Giacomo di Monopoli.

​1 dicembre 2025: Termine fissato per garantire la completa funzionalità della nuova struttura e la programmazione dei ricoveri.

​Fase transitoria: Mantenimento di un presidio fisso di emergenza (postazione 118) presso il San Giacomo per almeno 15 giorni dopo il passaggio, per gestire eventuali afflussi residui.

​La richiesta di responsabilità

​Amati sottolinea come, alla luce di questi atti, non sussistano nuovi elementi tecnici che giustifichino ulteriori slittamenti. La politica avrebbe esaurito i propri compiti amministrativi, lasciando ora il passo alla gestione burocratica e tecnica della ASL per l’effettiva messa in funzione dei reparti.

​”Parlare è un dovere per rispetto di chi ha bisogno di cure”, si legge nelle dichiarazioni, evidenziando come il ritardo non debba ricadere sulle nuove amministrazioni politiche insediatesi da poche settimane, ma vada risolto attraverso una decisa accelerazione da parte dei vertici gestionali della sanità locale.

​L’obiettivo prefissato rimane quello di consegnare ai cittadini una struttura progettata all’insegna dell’innovazione architettonica e della sostenibilità, rendendola finalmente operativa per evitare che l’eccellenza tecnologica rimanga inutilizzata a scapito della sicurezza dei pazienti.