Dall’incubo della peste del 1691 al miracolo della Madonna della Vetrana: l’11 gennaio la città riaccende la sua storia ultracentenaria
Ogni anno, l’11 gennaio, il cielo di Castellana Grotte si accende di una luce antica. Non è solo uno spettacolo visivo, ma il rinnovo di un patto profondo tra una comunità e la sua storia. La Notte delle Fanove rappresenta uno degli eventi più sentiti della Puglia, un rito che trasforma la città in un percorso di fede, cittadinanza e identità collettiva.
Le radici: l’epidemia di peste del 1690
Per comprendere il valore delle Fanove, bisogna tornare indietro di oltre tre secoli. Tra il 1690 e il 1691, una terribile epidemia di peste colpì duramente la Terra di Bari, seminando morte e disperazione. Mentre i comuni limitrofi contavano perdite devastanti, Castellana visse quello che la devozione popolare ha sempre tramandato come un miracolo.
Secondo la tradizione, fu l’intercessione prodigiosa di Maria Santissima della Vetrana a salvare la cittadinanza. Si narra che la Vergine ispirò l’uso del fuoco e dell’olio della lampada votiva per sanare i malati e purificare gli ambienti dal morbo. Da quel momento, il fuoco è diventato il simbolo della liberazione e della vita che vince sulla malattia.
La “Microstoria” dei Fanovisti: un impegno che arde tutto l’anno
Se la storia della peste è il fondamento religioso, la microstoria cittadina è fatta dalle mani e dal sudore dei fanovisti. La Notte delle Fanove non inizia l’11 gennaio, ma settimane prima.
È una passione che si tramanda di generazione in generazione: squadre di cittadini si ritrovano nei diversi quartieri per innalzare decine di enormi cataste di legna, sapientemente intrecciate per sfidare la gravità e garantire una combustione perfetta. In ogni colpo di scure e in ogni tronco posizionato c’è l’impegno e la passione di chi vede nel fuoco non una distruzione, ma una memoria viva.
Un percorso di comunità
Passeggiare per Castellana durante la Notte delle Fanove significa immergersi in un’atmosfera unica. Le “fanove” non sono semplici falò, ma tappe di un itinerario spirituale e civile. Intorno alle fiamme:
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Ci si ritrova come comunità, superando le distinzioni sociali.
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Si condivide la fede, con il tradizionale pellegrinaggio verso il Santuario.
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Si celebra la tradizione, attraverso canti popolari e la degustazione di prodotti tipici che scaldano l’anima dei visitatori.
Conclusione
Ricordare le Fanove significa onorare chi, nel 1691, trovò la forza di ripartire, ma significa anche ringraziare i castellanesi di oggi che mantengono acceso questo legame. In un mondo che corre veloce, le Fanove restano un punto fermo: il calore di una storia che non smette di illuminare il futuro della città.

