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Monopoli, il Consiglio Comunale “boccia” la mozione per la pace

Solo la minoranza vota a favore della mozione che richiamava l’articolo 11 della Costituzione e l’appello di Emergency rimane inascoltato

La mozione presentata dai consiglieri Mastronardi e Papio, che chiedeva all’Europa di scegliere la pace e non investire in armi a discapito del benessere dei cittadini, è stata respinta dal Consiglio comunale di Monopoli con 17 astensioni (inclusa quella del Sindaco Annese) e soli 3 voti favorevoli della minoranza.

La mozione contestava il piano di riarmo europeo da 800 miliardi di euro, ritenendolo una follia pericolosa e inutile, soprattutto per la possibilità di sottrarre fondi alla coesione sociale. Viene inoltre menzionato un blocco del piano da parte della Commissione affari giuridici del Parlamento europeo per vizio di forma.

I proponenti credevano che la pace si costruisse con la diplomazia e la sicurezza collettiva, nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, e auspicavano un impegno del Sindaco e dell’amministrazione a promuovere la pace in Ucraina, ridurre le spese militari e puntare a una difesa europea comune senza sacrificare il welfare.

Durante il dibattito, la maggioranza ha sostenuto una visione della pace ottenuta attraverso il riarmo difensivo. Gli interventi a favore della mozione, come quelli di Silvia Contento e Angelo Papio (che ha ricordato anche una lettera inascoltata di Emergency), non hanno avuto successo.

La consigliera Mastronardi definisce la mancata approvazione una “pagina buia” per la città, soprattutto alla luce dei recenti appelli alla pace di papa Francesco, citando il rischio di onorarlo a parole ma non nei fatti.

LA PACE DIFFICILE

Con 17 astensioni, compresa quella del Sindaco Annese, e tre soli voti favorevoli della minoranza (Pietro Brescia era andato via ma aveva votato favorevolmente in commissione), la mozione presentata da me e dal consigliere Papio avente per oggetto “L’Europa scelga la pace e non investa in armi a discapito del benessere dei suoi cittadini”, è stata decretata “non approvata” dalla Segretaria generale, dott.ssa Anglana.

L’avevamo presentata nella convinzione che il piano di riarmo europeo così come nominato e concepito fosse una follia inutile e pericolosa.

Ai dubbi sul suo contenuto, un piano da 800 miliardi di euro, di cui solo 150 miliardi destinati per gli investimenti militari condivisi, e con la possibilità di distrarre risorse dai fondi di coesione, quelli che per loro natura servono a sostenere e a tutelare le fasce di popolazione più in difficoltà, si è aggiunto nei giorni successivi alla consegna al protocollo del Comune, il veto per vizio di forma. La Commissione affari giuridici dello stesso Parlamento europeo lo ha bloccato perché un gigantesco piano di riarmo non può essere approvato, bypassando il voto del Parlamento.

Convinti che la pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell’UE, ma piuttosto attraverso la diplomazia e la costruzione di una sicurezza collettiva nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, pensavamo di coinvolgere il Sindaco e l’Amministrazione in un impegno etico a rappresentare nelle sedi istituzionali, come sta avvenendo in tanti comuni italiani, una posizione di rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, di spinta all’Europa a farsi promotrice di soluzioni diplomatiche per favorire il processo di pace in Ucraina, a ridurre le spese militari, a puntare a una difesa europea comune e a non distrarre risorse del welfare per l’acquisto di armamenti.

Prima del voto, il dibattito si è animato con contributi nel solco di una difesa scontata e quasi astratta della pace che si costruisce riarmandosi per la difesa dei propri confini.

A nulla sono valsi l’intervento e il voto positivo di Silvia Contento, che ha voluto ribadire come la pace sia un processo che interpella ogni persona e che si costruisce con azioni di dialogo e di diplomazia, e l’appello di Angelo Papio a condividere una mozione dal sapore etico ed educativo, ricordando anche la lettera, rimasta purtroppo senza risposta, con cui Emergency chiedeva al Sindaco Annese di apporre sulla facciata del Palazzo di città lo striscione RIPUD1A monito simbolico ad adire percorsi di pace.

Una pagina buia nella storia della nostra città a pochi giorni dalla commozione per la scomparsa di papa Francesco, che nel suo pontificato ha urlato al mondo che “non c’è pace se c’è la corsa al riarmo”, ma forse come ha ribadito il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, c’è il rischio di beatificare papa Francesco a parole per dimenticarlo nei fatti.

Maria Angela Mastronardi

Consigliera comunale di Manisporche

Componente della segreteria provinciale di SI-AVS