Monopoli, nuovo Dirigente Scolastico per gli Istituti Tecnici “Vito Sante Longo”

Nuovo incarico presso la Direzione generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia per Netti. Al suo posto arriva la prof.ssa Immacolata Abatantuono

Sono stati nominati i dirigenti scolastici reggenti delle due scuole precedentemente affidate al prof. Pietro Netti, che ha ricevuto un nuovo incarico presso la Direzione generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia a partire dal 11/01/2021 fino al termine dell’anno scolastico 2021/2022, a seguito di una procedura selettiva indetta ex art. 26, comma 8, legge 448/1998 alla quale ha preso parte nel luglio 2019.

– Al “Vito Sante Longo” di Monopoli va la prof.ssa Immacolata Abatantuono, dirigente scolastica del 2° Circolo Didattico “Giovanni XXIII” di Triggiano;

– Al 1° Circolo Didattico “Giovanni Falcone” di Conversano va la prof.ssa Rosangela Colucci, dirigente scolastica dell’I.P.S.S.A.R “A. Perotti” di Bari.

Il messaggio di saluto del Dirigente scolastico

Carissimi,
in maniera del tutto inaspettata mi è giunta qualche giorno fa la notizia dell’essere destinatario di nomina per l’assegnazione per lo svolgimento dei compiti connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica presso la sede della Direzione generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la  Puglia a partire dal 11/01/2021 fino al termine dell’anno scolastico 2021/2022, a seguito di una procedura selettiva indetta ex art. 26, comma 8, legge 448/1998 alla quale ho preso parte nel luglio 2019.
Confesso che, dopo l’iniziale sorpresa, mi sono domandato per un  momento se dovessi accettare o meno questa nuova sfida professionale, in considerazione del fatto che l’accettazione dell’incarico avrebbe comportato la sospensione dal ruolo di dirigente scolastico presso gli Istituti Tecnici “Vito sante Longo”, che ho diretto negli ultimi quattro anni, unitamente al 1° Circolo Didattico “G. Falcone” di Conversano,
tuttora affidatomi in reggenza, e la mia collocazione fuori ruolo.
Non nascondo di aver avuto più di un attimo di esitazione, ma, in  considerazione delle possibili future implicazioni sullo sviluppo della mia carriera professionale, utilizzando una metafora forse sin troppo
abusata, l’essere stato selezionato, da dirigente, per un incarico di così grande prestigio ed importanza, rappresenta senz’altro uno di quei “treni” che passano una volta nella vita e sui quali bisogna decidere
se salire o meno.
Ho deciso, allora, di accettare.
Ed ora viene la parte, per me, più difficile.
Un commiato non è solo fatto di saluti, che vorrei giungessero speciali ad ognuno di voi, perché speciali siete per me, ma anche del conforto, del dirsi che in questi “soli” quattro anni ci siamo conosciuti e riconosciuti, perché uniti dagli stessi obiettivi, dalla stessa volontà, dalla stessa  passione.
L’importanza della scuola va ben al di là dei riconoscimenti individuali e collettivi o delle attestazioni di stima che si possono ricevere e che, pure, sono stati numerosissimi, perché la scuola si prende cura delle persone che formeranno la società del domani, e non esiste compito più delicato e più impegnativo del prendere in carico tanti studenti, averne cura, e restituirli, uomini e donne ormai fatti, alla società.
La grande forza del nostro istituto, che sento di aver contribuito a far accrescere -non soltanto nei numeri è stata in questa coesione e coerenza di intenti e di percorsi.
Non senza grandi sforzi e grande lavoro, mi sono pienamente identificato in questa istituzione e in questa comunità.
Con il supporto di ciascuno di voi ho potuto adoperarmi con tutte le mie energie e capacità per portare
in alto il nome dell’istituto, conducendolo, in questi quattro anni, dalla pericolosa soglia del sottodimensionamento al raggiungimento del limite della capienza massima di ogni ambiente disponibile da destinare alla didattica.
Sono fiero di aver potuto far parte, in questi anni, di questa straordinaria comunità e della sua storia.
Posso affermare senza timore di smentita di aver mantenuto la promessa fatta a me stesso ed a voi nel mio primo collegio dei docenti, il primo giorno che sono arrivato in questa scuola (che non potrò mai dimenticare): fare del dialogo lo strumento principe nella gestione della scuola, cercando di generare coesione interna, di incrementare il “capitale” culturale e umano in essa presente, di infondere fiducia umana e professionale attraverso onestà intellettuale, imparzialità e spirito di giustizia, dai quali ho cercato sempre di farmi guidare.
Non citerò le molteplici iniziative realizzate dalla scuola in questi anni, come le innovazioni e le sperimentazioni didattiche che abbiamo portato avanti.
Dirò piuttosto del lavoro complesso di prestare attenzione a ciascuno di voi, agli studenti, alle famiglie e alle loro richieste, di interfacciarsi con le istituzioni del territorio, non sempre in sintonia con la scuola, di tutelare, in tutte le situazioni che si sono presentate, l’autonomia e la dignità dell’Istituzione garantendo a tutti la certezza del diritto e il riparo da complicazioni che avrebbero potuto compromettere la serena, regolare e proficua interazione tra quanti a diverso titolo operano o fruiscono del servizio scolastico.
Non posso che ringraziare con vero slancio tutti voi, con cui ho condiviso in questi quattro anni e mezzo, quattro anni e mezzo che sono forse valsi per dieci (e qui entra in campo la relatività della categoria del tempo!): i collaboratori ed i referenti di plesso, innanzitutto; il Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi, lo Staff, l’Ufficio Tecnico, le Funzioni strumentali, i vari referenti, i Docenti, gli Assistenti amministrativi e Tecnici, i Collaboratori scolastici, gli Educatori, gli Studenti, e non ultimi, i Genitori, in particolare i componenti del Consiglio d’Istituto che hanno dato il loro pieno contributo in scelte non sempre facili.
Ho apprezzato, caso per caso, il talento, l’entusiasmo, l’inventiva, la professionalità, la serietà, la generosità, la simpatia, la correttezza e lo spirito di servizio di quanti mi sono stati a fianco in ciascuna “battaglia”.
Non posso che esprimere la mia gratitudine verso coloro i quali, a vario titolo ed in circostanze diverse, hanno sostenuto ed apprezzalo il mio operato, ma anche verso coloro che lo hanno criticato, spingendomi a riflettere sulla opportunità delle scelte da compiere.
Sono stati stimoli di diversa natura, ma tutti indispensabili per quella fermentazione di idee e progetti che sono proprio di una scuola viva e dinamica.
Un grazie altrettanto sentito voglio rivolgerlo ai miei colleghi dirigenti degli istituti di Monopoli e dei comuni limitrofi, con i quali ho avuto il piacere e il privilegio di interagire e collaborare in più di un’occasione; all’Amministrazione comunale di Monopoli ed a quella della Città metropolitana di Bari ed ai relativi responsabili degli Uffici, che hanno quasi sempre cercato di rispondere alle richieste della scuola; alle Forze dell’Ordine e, infine, alle Associazioni culturali e civiche con le quali l’istituto ha collaborato.
Un grazie, altrettanto sentito, devo rivolgerlo alla mia famiglia: se mia moglie non mi avesse appoggiato
e sostenuto nel mio desiderio di adoperarmi per migliorare, attraverso il mio lavoro, il mondo in cui viviamo, sopportandone quindi, sulla sua pelle in termini di tempo sacrificato (di giorno e, spesso, anche di notte!), non avrei potuto mettermi alla prova in questa avventura straordinaria in cui ho cercato con tutte le mie forze e le mie capacità di realizzare il mio progetto di scuola.
Occorre, tuttavia, prendere atto che i cambiamenti fanno parte della vita.
Lasciate che vi saluti con i versi de “Il Commiato” di Khalil Gibran: “(…) Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto.
Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta, ed è nella nostra maturità e pienezza di cuore che veniamo consegnati al vento e dispersi. (..)”
Il linguaggio poetico traduce con estrema efficacia l’esperienza esistenziale ed umana della precarietà, dell’essere transeunte, che fa parte del nostro destino individuale.
Nella bellezza dei versi citati, c’è l’idea della continuità e del rinnovo: i semi, che siamo noi, una volta consegnati al vento e dispersi, possono finire su altro terreno fertile e lì ancora germogliare e fiorire nuovamente.
E tuttavia, aggiungo io, c’è qualcosa di più forte del vento, che ci può portare ovunque, anche a mete insospettate: la volontà umana, la determinazione, un progetto di vita o collettivo da perseguire e portare a compimento.
È questo, dunque, il mio auspicio: che possiate riuscire sempre a trasmettere ai ragazzi che ci sono stati affidati, le motivazioni giuste per un progetto che dia senso e significato alla loro vita.
Il mio augurio è che possa esserci continuità con quanto è stato fin qui raggiunto, che non venga stravolta la storia e l’identità degli Istituti Tecnici “Vito Sante Longo” e che, nel prosieguo di questo anno scolastico (come nei futuri), continui la costante crescita culturale ed umana di questa Comunità che ho avuto l’onore di guidare per quattro anni.
Vi abbraccio tutti.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Pietro Netti