VIDEO/FOTO – La rievocazione del prodigioso approdo della Madonna della Madia del 16 dicembre 2019

La comunità monopolitana è accorsa al Porto per accogliere, ancora una volta, la Protettrice di Monopoli così come avvenne ben 902 anni fa

Alle prime luci dell’alba, la comunità monopolitana è accorsa a Cala Batteria per rievocare il prodigioso approdo – in versione invernale – della Madonna della Madia (Protettrice della città di Monopoli) ed accoglierLa, ancora una volta, così come avvenne in quella fredda notte del 16 dicembre di ben 902 anni fa, allorquando giunse al Porto per portare la sua protezione e le travi per completare il tetto dell’allora costruenda Cattedrale.

La trepidante attesa è stata accompagnata dalla suggestiva scenografia offerta dai sub e dal suggestivo spettacolo pirotecnico.

Come ricordato dal Vescovo della Diocesi di Conversano-Monopoli Mons. Giuseppe Favale che ha emulato le gesta del Vescovo Romualdo, il 1° luglio 2017, Monopoli è stata proclamata “Civitas Mariae” – come segno tangibile di profonda fede e devozione mariana – in occasione del IX° centenario dalla sua prodigiosa venuta che risale al 1117, anno in cui si stava provvedendo ad ultimare la costruzione dell’antica cattedrale romanica, iniziata nel 1107 proprio per volere del Vescovo Romualdo.

 

 

Al termine della veglia di preghiera, la Madonna della Madia è stata portata in processione solenne verso la Basilica Cattedrale, accompagnata da autorità civili e militari.

La leggenda narra che la Madonna, sfuggita alla lotta iconoclasta, affidata al mare, dall’Oriente sia giunta al Porto di Monopoli nella notte del 16 dicembre 1117, annunciandosi invano al Vescovo Romualdo attraverso i sogni del sacrestano Mercurio, solito ad alzare un po’ il gomito. La zattera, dalla forma di un tavoliere spagnolo chiamato “almadìa”, servì a dare il nome di Madonna della Madia, ma non solo: le 33 travi di pino d’aleppo che la componevano (ancor’oggi custodite in Cattedrale nell’omonima Cappella) servirono per completare il tetto dell’allora costruenda cattedrale romanica. La Madonna della Madia, dipinta su tavola, è un’icona bizantina definita “Odegitria”: la Madonna dagli occhi grandi e misericordiosi, che sembrano guardare lo spettatore ovunque egli si trovi a contemplarla, indica la via della Salvezza ovvero il Bambino (Gesù Cristo) seduto quasi come su di un trono sul suo braccio sinistro, vestito con abiti regali essendo il Re dei Giudei e raffigurato con sembianze adulte perché consapevole della missione affidatagli: salvare l’umanità.

Il quadro originale è intronizzato sul Cappellone sopraelevato (una rara particolarità) della Basilica Cattedrale a Lei dedicata, costruita in stile barocco tra il 1742 ed il 1772 dai maestri muratori Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta; l’unica Cappella interamente realizzata con veri marmi policromi.

 

L’INCORONAZIONE DELLA MADONNA DELLA MADIA

L’antichità, il culto ed i miracoli. Erano necessarie queste tre caratteristiche alle sacre immagini per vedersi riconosciuto il privilegio dell’incoronazione.

Per questo motivo, la pratica affinché l’icona bizantina raffigurante Maria SS.ma della Madia potesse ottenere questo privilegio fu inoltrata, nel 1768, al Capitolo Vaticano.

La relazione, trasmessa a Roma il 17 dicembre 1768, fu così convincente che già il 15 Gennaio 1769 il Capitolo Vaticano deliberò la concessione delle corone d’oro, che furono realizzate successivamente dall’orafo Bartolomeo Baroni ed applicate sull’icona con una cerimonia l’8 luglio 1770.

Le due corone (attualmente custodite ed esposte nel Museo Diocesano), uguali per disegno, ma diverse per dimensioni, recano da un lato lo stemma del Capitolo di S. Pietro e dall’altro lo stemma del Conte Alessandro Sforza di Borgonovo (una biscia con un fanciullo che esce dalla sua bocca) e al centro l’iscrizione della donazione, nel 1769, delle corone da parte del capitolo di S. Pietro, come da istituzione del Conte Sforza.

A testimoniare la cerimonia di incoronazione, un’iscrizione marmorea all’ingresso sinistro della Cattedrale.

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