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Sergio Marasciulo condannato per “induzione indebita a dare o promettere utilità”

Il Consigliere Comunale e Capogruppo F.I. commenta la sentenza che lo riguarda

Un anno e quattro mesi senza applicazione dell’interdizione dei pubblici uffici, non menzione nel casellario giudiziario e non risarcimento del danno alla parte civile costituitasi.

Questo, quanto stabilisce la sentenza di condanna emessa nella giornata di ieri (06 febbraio 2018) a carico del Consigliere Comunale nonché Capogruppo di Forza Italia Monopoli Sergio Marasciulo, con cui il reato di tentata concussione originariamente contestato è stato derubricato nell’art. 319 quater Codice Penale; in parole povere: “Induzione indebita a dare o promettere utilità”.

I FATTI

All’epoca dei fatti contestati, Sergio Marasciulo rivestiva l’incarico di Consigliere Comunale con delega all’Ecologia; delega consiliare rimessa nelle mani del Sindaco Emilio Romani a maggio 2016, quando la Procura della Repubblica di Bari gli notificò l’avviso di conclusione di indagini preliminari che lo vedeva coinvolto in prima persona nell’esercizio del mandato elettorale per potersi dedicare pienamente a ristabilire la verità “su fatti e congetture artatamente montati – scriveva in una nota pervenuta alla nostra redazione di “The Monopoli Times” – allo scopo esclusivo di infangare la mia onorabilità di uomo, politico e professionista”.

In questa vicenda, il partito non ha fatto mancare il suo supporto tant’è che, nel procedimento penale, l’avvocato Marasciulo è assistito dal collega, nonché Coordinatore Provinciale di Forza Italia, l’avv. Francesco Paolo Sisto, che considera un fratello: «il partito mi è stato accanto e continua ad essermi vicino, sia Francesco che il Coordinatore Regionale Luigi Vitali».

«Non ho da temere nulla. Sono tranquillo con me stesso, così come lo ero prima – commenta Marasciulo ai nostri microfoni – Faccio questo lavoro dal ‘92, so che queste cose accadono. Ovviamente mi dispiace che sia accaduto, però si va avanti. Farò appello perché è talmente assurda questa cosa. Se tu condanni un politico a un anno e quattro mesi e non applichi l’interdizione dei pubblici uffici e non menzione nel casellario giudiziario c’è qualcosa che non va. Perché se mi condanni non per tentata concussione perché derubrichi il reato da tentata concussione in induzione ai sensi del 319 quater (che non è una fattispecie penale rilevante), però devi applicare l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni come da codice e applicare relativa menzione e predisporre il risarcimento del danno alla parte civile costituitasi».

Seppur l’art. 319 quater Codice Penale stabilisce che il reato sia punito con la reclusione da un minimo di sei ad un massimo di dieci anni a sei mesi, fa specie che sia stata comminata una pena di un anno e quattro mesi senza applicazione dell’interdizione dei pubblici uffici, non menzione nel casellario giudiziario e non risarcimento del danno alla parte civile costituitasi: «la pena sarebbe dovuta essere un terzo del rito scelto; io ho scelto il rito abbreviato, perciò avrei dovuto ricevere la condanna a 4 anni e tutte le pene aggiuntive. Io non ho ricevuto nessuna applicazione».

«Vediamo quello che succederà, anche per il mio futuro politico – aggiunge Marasciulo, ribadendo – Non lo merito».

Applicati 30 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza: «ho 20 giorni dal 30° giorno per fare appello. Se tutto va bene, io al 51° giorno avrò la sentenza di appello; siccome mi reputo una persona sempre corretta, sono pronto a fare un passo indietro nell’agone politico perché arriveremo a fine aprile e io credo che la coalizione non possa essere paralizzata».