Alternanza scuola lavoro: il modello (vincente) degli Istituti Tecnici “Vito Sante Longo

Il dibattito in corso sull’alternanza scuola lavoro nel nostro Paese, alla luce dell’esperienza fin qui maturata in tale ambito presso il nostro Istituto, costituisce un importante occasione di riflessione, finalizzata a disegnare nuove prospettive e porre interrogativi costruttivi circa uno strumento didattico ormai strutturato che deve necessariamente inserirsi organicamente nelle programmazioni del secondo ciclo di istruzione.
L’alternanza scuola-lavoro, da pratica episodica da parte di alcune scuole, è divenuta uno strumento didattico organico alla programmazione, e su di essa è in corso un acceso dibattito, legato anche alla riforma introdotta dalla Legge 107/2015, la cosiddetta “buona scuola”.
Personalmente ritengo che creare dei percorsi di apprendimento che impegnino gli studenti fuori dalle aule scolastiche, all’interno di ambienti occupazionali reali, in un continuo confronto con le aziende, ma anche con altri tipi di istituzioni dove si svolgono attività lavorative, può e deve senz’altro aiutare i giovani studenti a capire le proprie attitudini e compiere scelte sempre più consapevoli.
L’alternanza è, dunque, un prezioso strumento su cui impostare una riflessione sulla base di esperienze reali: vedere in prospettiva l’esperienza fatta da alcune classi, come ad esempio quelle dei settori economico e tecnologico del nostro istituto, delle sue connessioni e dei suoi sviluppi futuri, è un passaggio obbligato per comprenderne criticità ed elementi positivi e per migliorarne costantemente le modalità organizzative.
Ciò è vero soprattutto se si considera l’alternanza scuola-lavoro uno strumento per avvicinare due mondi che in Italia, da sempre, sembrano appartenere a universi paralleli: il mondo della scuola e dell’istruzione e quello del lavoro; anche il quadro normativo di riferimento, infatti, ci restituisce, nella dinamica storica degli ultimi decenni, quello che è un lungo tentativo di integrare e di far comunicare tra loro queste due realtà.
A fondamento della centralità del lavoro nel nostro sistema di valori e di norme c’è il primo articolo della Costituzione della Repubblica (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.[…]”). Il tema del lavoro ha assunto in anni recenti il carattere di un’emergenza democratica: la crisi economica è tanto profonda da oscurare le prospettive di piena realizzazione umana e professionale delle nuove generazioni, costringendo spesso i nostri ragazzi a dolorose emigrazioni per potersi affermare in ambito lavorativo e come persone. È necessario dunque, a mio avviso, in un contesto di questa natura, ripensare istruzione e formazione con un’attenzione più forte alla cultura del lavoro, anche in termini pratici. Dagli anni Novanta ad oggi si è cercato progressivamente (ma con scarso successo) di perfezionare, limare, regolare e promuovere questo difficile rapporto tra teoria e pratica, tra il sapere e il fare, tra il pensiero e la realtà fenomenica della società e dell’economia, fino alla recente disposizione legislativa di rendere pratica “normale”, non più episodica e su base volontaria, l’alternanza sia per gli istituti tecnici e professionali che per i licei.
Posso affermare, senza timore di essere smentito, che gli Istituti Tecnici “Vito Sante Longo” hanno saputo realizzare percorsi di eccellenza nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, creando una relazione strutturale forte con il mondo del lavoro, soprattutto in una realtà, come quella monopolitana e dei comuni limitrofi, in cui esistono tradizioni professionali importanti, di carattere artigianale o industriale. Il nostro istituto ha attuato sperimentazioni di elevata qualità, che hanno saputo creare un rapporto autentico con la realtà del lavoro, coniugandolo e declinandolo a seconda delle varie istanze e delle reali possibilità.
A riprova di ciò vi è il fatto che gli Istituti Tecnici ”Vito Sante Longo” di Monopoli si sono collocati al primo posto nell’intera provincia di Bari per gli esiti occupazionali (con una percentuale del 46,02% di studenti occupati a distanza di due anni dal conseguimento del diploma di scuola secondaria!) tra gli istituti tecnici tecnologici della provincia nella speciale classifica EDUSCOPIO 2017/2018, classifica delle scuole superiori migliori d’Italia redatta dalla Fondazione Agnelli.
Il nostro istituto si sta impegnando -e per il futuro si impegnerà sempre più- a estendere la concreta relazione con il mondo del lavoro fino a generalizzarla, già nel corso del corrente anno scolastico- al triennio di tutti gli indirizzi, per tentare di apportare il proprio contributo all’attenuazione della grave patologia del sistema economico italiano attuale con una disoccupazione giovanile tra le più elevate in Europa.
Sono, però, altrettanto convinto che un contributo alla cultura del lavoro e alla consapevolezza delle dinamiche reali del mondo del lavoro può e deve giungere dalla sperimentazione di sempre nuove forme di didattica, che facciano “entrare in aula” la realtà economico-sociale e le professioni del nostro territorio, in cui mi auguro che le nuove generazioni avranno la possibilità di vivere.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof. Pietro Netti

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