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Un invaso alla cava Italcementi. La proposta di Franco Muolo

Gentile Direttore,
puntualmente, quando in piena estate arriva l’anticiclone delle Azzorre, le piogge latitano e si abbassa il livello degli invasi. L’acqua pubblica ad uso civile e, soprattutto, agricolo-industriale diminuisce. Ogni anno si verifica la stessa situazione e tutti vanno in Tv a formulare critiche politiche e soluzioni tecniche, le più disparate, che non si adottano mai.
Oggi é Roma che si trova nell’occhio del ciclone. Ma potrebbe succedere ovunque, anche nella nostra assolata Regione. E, sì, anche a Monopoli. Dove giace, ormai inutilizzato, un invaso della capacità di oltre 50.000 metri cubi, ancora di proprietà delle Ferrovie dello Stato, che convogliava l’acqua piovana, lì gelosamente accumulata, per l’approvvigionamento delle locomotrici a vapore dei treni. La genialitá della localizzazione di tale invaso, esistente ancora oggi in via San Marco in seno alla lama Belvedere, consiste nel fatto che lì in quel punto sfociava (sfocia) il torrente Sette Monti, tuttora attivo durante le copiose piogge invernali. Di tale esempio ricordo che nel 1966 volle fare tesoro l’avv. Sebastiano Garrappa, allora nella qualitá pro-tempore di assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del comune di Monopoli, proponendo al Consiglio comunale la realizzazione di un invaso in seno alla scarpata nord, incuneata tra la loc. Santa Teresa e la Gravina di Gorgofreddo, allo scopo di dotare la città di una riserva idrica. Inutile dire che non se ne fece nulla. Anzi, negli anni successivi quella zona venne trasformata in suolo edificatorio e vi furono costruite villette.
Ora, lungi da me fare polemica, ma mi chiedo: perché quando si tratta di trasformare un terreno agricolo, o togliere un qualsiasi vincolo di inedificabilità pregresso, si trova immediatamente la soluzione nel momento in cui si deve rispondere alla richiesta edificatoria privata, mentre è difficile o impossibile quando si dovrebbe realizzare un’opera di pubblica utilità?
Oggi il mio pensiero va a quella grande cava dell’Italcementi (teoricamente funzionante ma praticamente abbandonata) ideale per farne un grandissimo invaso, sita in loc. Caramanna, a ovest e a una manciata di chilometri dal limite urbano, in fregio al rettilineo stradale della provinciale per Castellana Grotte, e posizionata anch’essa sulla direttrice del torrente Sette Monti. E se quel torrente si chiamava (si chiama) così ci deve pur essere un motivo. Quello che mi viene facilmente in mente è che in quel torrente scaricano acqua piovana appunto sette monti delle nostre odorose colline che adornano il territorio extraurbano a brevissima distanza da un mare “caraibico”.
Le Ferrovie dello Stato all’epoca l’avevano scoperto e lo utilizzarono per scopi di interesse collettivo, noi oggi continuiamo ad ignorarlo. Così la cittá d’inverno si allaga lasciando che l’acqua piovana vada a finire in mare. Inquinandolo!
Franco Muolo

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