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Il vaticanista Mimmo Muolo è tornato in terra natìa per presentare “Il Papa del coraggio”

Il suo ultimo libro è stato presentato nella Biblioteca dei Ragazzi di Piazza Garibaldi

Il vaticanista di Avvenire, il monopolitano Mimmo Muolo è tornato in terra natìa per presentare il suo ultimo libro: “Il Papa del coraggio“, dedicato al Papa emerito Benedetto XVI.

La presentazione del volume è avvenuta, nel tardo pomeriggio di ieri, all’interno della Biblioteca dei Ragazzi di Piazza Garibaldi.

Alla serata sono intervenuti anche il vaticanista del TG1 Fabio Zavattaro ed Enzo Quarto di Rai Puglia.

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Come già anticipatovi nel recente servizio giornalistico in cui annunciavamo l’evento, il 16 aprile scorso Benedetto XVI ha compiuto 90 anni; Un’occasione per riflettere sugli otto anni del suo pontificato, “costellato di difficoltà – scrive l’autore – connotato da molte luci e anche da qualche ombra” fino alla clamorosa rinuncia, che “ci ha svelato un papa profondamente altro dalla persona che per otto anni avevamo creduto di conoscere e raccontare“.

Muolo cerca di evidenziare lo scarto esistente tra la figura del papa percepita (e amplificata dai media) e quella reale, senza mai dimenticare la sua opera di studioso, tenendo “sempre presente che in Joseph Ratzinger il teologo, il sacerdote e il vescovo sono un tutt’uno“.

Il libro esplora le due coordinate fondamentali del pontificato di Ratzinger, da un lato il confronto con il mondo laico, al quale il Pontefice ha rivolto un pressante appello ad allargare la razionalità e a vivere «come se Dio ci fosse», dall’altro la questione della fede, posta con forza all’interno della Chiesa come strumento indispensabile per quel confronto e per un nuovo annuncio del Vangelo. Il Papa del coraggio, lo ha chiamato Muolo: perché innanzitutto la sua decisione della rinuncia è una decisione quasi senza precedenti, storicamente parlando, e quindi è una decisione che implica coraggio. E poi, perché nonostante tutto quello che si è detto e si è scritto di lui, è stato un Papa che è rimasto lì, a fronteggiare una tempesta dopo l’altra, spesso suscitate dai mass media che avevano un preconcetto nei suoi confronti. Ricordiamo che ha sempre detto: “Di fronte ai lupi, il vero pastore non fugge”. Ecco, io penso che Benedetto XVI abbia fatto veramente questo, e quando poi le acque si sono calmate, quando ha ritenuto che il pericolo immediato non ci fosse più, ha avuto il coraggio di dire: “Ecco, io non sono più il pastore adatto per proteggere questo ovile: devo passare la mano a un altro”.