L’associazione critica il rimpallo di responsabilità in Consiglio Comunale ed esprime netta contrarietà al potenziamento dell’impianto
«Il porto di Monopoli è una risorsa fondamentale per la città e per il suo futuro. Tutelarne l’identità, il valore ambientale e paesaggistico e le prospettive di sviluppo significa interrogarsi sulle scelte che lo riguardano e sulle loro ricadute per l’intera comunità». È con questa fondamentale premessa che l’associazione politica Monopoli 2030 interviene nel vivace dibattito che sta interessando la città in merito al progetto per la realizzazione di un campo boe con relative condotte (sealine e pipeline) nell’area portuale.
Il ritardo della politica e la spinta dei cittadini
Al centro della nota diffusa da Monopoli 2030 vi è una dura critica nei confronti delle forze politiche cittadine, accusate di un colpevole ritardo. L’istanza per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) risale infatti al 30 aprile 2025, con una prima fase di consultazione pubblica conclusasi a settembre dello stesso anno. Nonostante ciò, per oltre un anno e mezzo nessun esponente sia di maggioranza sia di opposizione si è adoperato pubblicamente nelle sedi istituzionali — in primis il Consiglio Comunale — per aprire un confronto trasparente sul tema.
È servita la determinazione di un comitato cittadino spontaneo e l’organizzazione di un’assemblea pubblica per scuotere le istituzioni e portare alla convocazione del Consiglio Comunale straordinario dello scorso 28 settembre.
Un’assise, quella consiliare, che secondo Monopoli 2030 ha offerto uno spettacolo sconcertante: «Ci ha stupito cogliere da parte di maggioranza ed opposizione i reciproci tentativi di rimpallo di responsabilità sulla mancata comunicazione ufficiale dell’esistenza di questo progetto», si legge nel comunicato. L’associazione definisce inoltre «privo di particolare significato» lo sforzo dell’amministrazione guidata dal sindaco Annese di approvare una delibera di opposizione politica, peraltro votata con l’astensione di due consiglieri (uno di maggioranza e uno di minoranza).
L’analisi tecnica e le criticità ambientali
Di ben altro tenore viene giudicato l’operato del comitato cittadino “Salviamo Monopoli ed il mare”, a cui l’associazione esprime pieno plauso. Durante il periodo estivo, il comitato ha redatto uno studio dettagliato di 48 pagine depositato il 26 agosto 2026, evidenziando pesanti lacune nella documentazione a corredo del progetto.
Tra i nodi critici segnalati da Monopoli 2030 figurano:
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L’assenza di una valutazione complessiva sulle emissioni: l’opera, suddivisa in tre lotti distinti con iter autorizzativi separati, porterà a un consistente aumento del volume di oli gestiti dallo stabilimento industriale, con conseguenti impatti sulle emissioni finora mai analizzati.
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Il rischio di stravolgimento della vocazione portuale: la realizzazione del campo boe e delle condotte all’esterno del molo di Tramontana rischia di trasformare Monopoli in uno scalo a spiccata vocazione industriale. Un’impostazione che entrerebbe in netto contrasto con le altre attività dell’area portuale e con la visione di sviluppo turistico e urbano della città.
«Netta contrarietà al progetto»
L’associazione politica chiude la propria nota esprimendo una ferma contrarietà al progetto nella forma in cui è stato presentato, garantendo il proprio impegno a tutela dell’ambiente, della salute e del territorio: «Ci adopereremo per dare il nostro contributo per arrivare — se esiste — ad una soluzione che rispetti le esigenze del territorio e dei cittadini».

