Vai al contenuto

“Monopoli resti una casa, non solo una cartolina”: l’accorato appello di un lettore sul caro affitti

Tra B&B e prezzi alle stelle, un cittadino scrive alla Redazione: “Non siamo contro il turismo, ma serve equilibrio per non far spegnere la città a settembre”

La stagione estiva consacra ancora una volta la nostra città tra le mete più desiderate della Puglia. I vicoli del centro storico gremiti, le spiagge piene, la luce del mare che attira visitatori da ogni parte del mondo. Ma dietro la vetrina turistica, si nasconde una realtà ben più complessa e dolorosa, vissuta da chi Monopoli la abita dodici mesi l’anno.


A farsi portavoce di questo disagio diffuso è un nostro lettore, che ci ha inviato una lettera aperta affidandoci un appello accorato, mantenendo l’anonimato. Il tema è uno dei più caldi e urgenti per il tessuto sociale cittadino: la progressiva scomparsa degli affitti a lungo termine e l’impennata dei costi delle locazioni, soffocate dalla proliferazione incontrollata dei B&B e degli affitti brevi.
L’intento, chiarisce l’autore della lettera, non è quello di sollevare una polemica sterile né di puntare il dito contro il settore turistico, risorsa fondamentale per l’economia locale. L’obiettivo è stimolare un confronto civico e politico, prima che il senso stesso di comunità si dissolva del tutto.
Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera giunta in Redazione.


La lettera: “Una città di sole case-vacanza spegne le luci a settembre”
“Ogni estate Monopoli si riempie di luce, di visitatori, di applausi. È una bellezza che ci rende orgogliosi. Ma dietro le facciate curate del centro storico e i balconi affittati a settimana, c’è una città silenziosa che fatica a restare: sono le famiglie, i giovani, i lavoratori, gli anziani che a Monopoli non vengono in vacanza; ci vivono, o vorrebbero continuare a farlo.
Trovare oggi una casa in affitto a un prezzo giusto è diventato quasi impossibile. Gli appartamenti si trasformano uno dopo l’altro in affitti brevi per turisti, perché rendono di più e prima. È una scelta comprensibile per il singolo proprietario, ma quando diventa la regola di un’intera città produce una ferita collettiva: chi cerca un contratto stabile non trova nulla, o trova cifre fuori da ogni ragionevolezza. Così i figli di Monopoli se ne vanno altrove, e chi resta paga per il diritto elementare di avere un tetto.
Non siamo contro il turismo. Il turismo è una ricchezza, e va tutelato. Ma una comunità non si misura solo da quanti ospiti accoglie d’estate: si misura da quante persone riesce a far restare tutto l’anno. Una città fatta solo di case-vacanza è una città bellissima e vuota, che spegne le luci a settembre.
Chiediamo che il bene comune torni al centro del discorso pubblico. Chiediamo all’amministrazione, ai proprietari, agli operatori e a tutti i cittadini di aprire un confronto onesto: incentivi per chi affitta a lungo termine e a canone equo, regole trasparenti sugli affitti brevi, un pensiero concreto per chi ha diritto a vivere qui.
Non chiediamo un favore. Chiediamo che Monopoli resti una casa, non solo una cartolina.”


Verso un dialogo necessario
Le parole del nostro lettore toccano un punto scoperto che riguarda da vicino molte città d’arte e borghi marinari d’Italia, ma che a Monopoli sta assumendo contorni sempre più marcati. La trasformazione urbana, il rischio di spopolamento dei residenti storici e la difficoltà per i giovani di costruire un futuro sul proprio territorio non possono più essere liquidati come semplici effetti collaterali del mercato.
Come Redazione, raccogliamo questa testimonianza mettendo lo spazio della nostra testata a disposizione di chiunque voglia raccogliere l’invito: amministratori, associazioni di categoria, proprietari immobiliari e cittadini. Perché trovare un equilibrio tra l’accoglienza turistica e la vivibilità quotidiana non è solo un obiettivo politico, ma la chiave per decidere che tipo di città vogliamo essere domani.