Venerdì 20 febbraio, la città di Monopoli onorerà la memoria del missionario del PIME con una cerimonia pubblica, coinvolgendo istituzioni e scolaresche per tramandare un’eredità di fede e umanità
Ci sono storie che il tempo non può scalfire, tracce di vita che diventano bussole per le nuove generazioni. Una di queste è certamente quella di Padre Pietro Manghisi, il missionario monopolitano trucidato in Birmania (odierno Myanmar) nel 1953.
L’Organizzazione di Volontariato “P. Pietro Manghisi” ha annunciato che, in occasione del 73° anniversario della sua scomparsa, si terrà una solenne cerimonia di commemorazione. L’appuntamento è fissato per venerdì 20 febbraio alle ore 11:30, in via Padre Pietro Manghisi, dove verrà deposta una corona di fiori presso la lapide dedicata al martire.
Una celebrazione tra istituzioni e scuole
La ricorrenza non sarà solo un momento di raccoglimento religioso, ma un evento di forte valenza civile e pedagogica. Parteciperanno le massime Autorità civili e religiose della città, insieme a una nutrita rappresentanza degli studenti dell’Istituto Comprensivo “Modugno-Galilei” e del Polo Liceale “Galilei-Curie”.
L’obiettivo è chiaro: trasmettere ai giovani il valore di una vita spesa per il prossimo, sottolineando l’importanza della figura di Padre Manghisi non solo in ambito spirituale, ma come esempio luminoso di dedizione umanistica.
Chi era Padre Pietro Manghisi: dal fronte di Caporetto alle foreste birmane
Nato a Monopoli nel 1899, Pietro Manghisi visse una giovinezza segnata dai grandi stravolgimenti del Novecento. Fu uno dei celebri “Ragazzi del ’99”, chiamato al fronte nel 1917 dopo la disfatta di Caporetto.
Nonostante una promettente carriera avviata (era destinato agli studi di ingegneria presso l’Università di Bari), nel 1921 la sua vita prese una direzione inaspettata: la vocazione. Ordinato sacerdote nel 1925 nella Cattedrale di Monopoli, partì appena quattro mesi dopo per la Birmania.
Una vita tra pericoli e carità
In terra di missione, Padre Pietro si distinse per il coraggio e la vicinanza agli ultimi:
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L’impegno sociale: Curò malati di tifo e malaria, istruì orfani e bambini abbandonati.
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Il dialogo con i “tagliatori di teste”: Riuscì a conquistare la fiducia dei feroci guerrieri Wa, dimostrando una capacità di dialogo interculturale straordinaria per l’epoca.
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Le persecuzioni: Durante la Seconda Guerra Mondiale subì l’ostilità degli inglesi (che lo sospettavano di propaganda fascista) e le torture dei giapponesi (che lo credevano una spia).
Dopo una brevissima parentesi in Italia come rettore a Ducenta, il richiamo della missione fu troppo forte. Nel 1950 tornò in una Birmania dilaniata dai conflitti interni e dalle razzie dei guerriglieri cinesi.
Il Martirio al 91° miglio
Il 15 febbraio 1953, mentre si recava a celebrare l’Eucarestia per i soldati al fronte, la sua jeep cadde in un’imboscata tesa dai guerriglieri cinesi lungo la Burma Road. Lì, al 91° miglio di quella strada polverosa, Padre Pietro trovò il martirio. Dal 1962, una croce bianca in quel punto esatto ricorda il suo sacrificio.
L’Associazione: custode di una memoria viva
L’Associazione di Volontariato “Padre Pietro Manghisi”, nata formalmente nel 2012 ma attiva da decenni, continua a lavorare instancabilmente affinché il ricordo del missionario resti vivo nel tessuto sociale di Monopoli.
“Il nostro fine è divulgare la figura di Padre Manghisi attraverso mostre, incontri e opere di carità”, spiegano i soci dell’organizzazione. “Vogliamo che la sua testimonianza di fede e il suo impegno umanitario non restino confinati nei libri di storia, ma diventino ispirazione quotidiana per la nostra cittadinanza.”
La cerimonia di venerdì 20 febbraio rappresenta, dunque, un nuovo capitolo di questo impegno collettivo: un ponte teso tra il passato eroico di un figlio di Monopoli e il futuro delle nuove generazioni.

