Appuntamento il 13 novembre 2019 al Radar
La 40^ stagione concertistica degli “Amici della Musica-O.Fiume” di Monopoli continua con un concerto che è una fusion tra musica classica e teatro.
Per l’occasione si esibirà il duo
RAMIN BAHRAMI e GIOELE DIX
Ramin BAHRAMI – pianoforte
Gioele DIX – voce narrante
A volte, seguendo percorsi difficili da spiegare, due mondi apparentemente lontani si incontrano e creano qualcosa di nuovo…
In questo progetto, per la verità, sono diversi gli incroci coraggiosi e inattesi, in primo luogo quelli che danno origine al titolo: i folgoranti “Romanzi in una pagina” contenuti nella “Centuria”, piccolo capolavoro della letteratura italiana del XX secolo scritto da Giorgio Manganelli che incontrano le “Variazioni Goldberg” di Johann Sebastian Bach.
Trenta variazioni musicali costituiscono le “Variazioni Goldberg” di Bach e cento è il numero di micro-storie contenute nella “Centuria” di Manganelli: da cui il titolo “30 per 100”, una divertita indicazione matematica, che prova a dare una dimensione a ciò che non è misurabile: l’arte, la sorpresa, la musica, l’incontro vertiginoso di mondi lontani.
E poi l’incontro fra due artisti così diversi avvenuto per via di stima e visibile affetto reciproco: un musicista curioso delle parole come Ramin Bahrami ed un attore affascinato dalla musica come Gioele Dix danno vita, insieme e con il pubblico, ad una nuova lingua comune tra musica e letteratura.
La naturale comicità e l’istrionica padronanza del palco di Gioele Dix incontrano il virtuosismo di un maestro del pianoforte come Ramin Bahrami che si rivela un’irresistibile spalla per le improvvisazioni e la comica affabulazione del compagno di scena. Le “Variazioni Goldberg” (BWV 988), composte da J. S. Bach fra il 1741 e il 1745 sono un’opera per clavicembalo costruita tramite un’aria e 30 variazioni.
Giorgio Manganelli, scrittore milanese, scomparso nel 1990 all’età di 68 anni, è una delle figure più interessanti dell’avanguardia letteraria italiana, vicino al Gruppo 63, fu consulente editoriale di Mondadori, Einaudi, Adelphi,apprezzato traduttore dall’inglese e giornalista.
Leggere “Centuria” significa esporsi ad un continuo smarrimento del senso e dell’ordine dell’ Universo.
Ramin Bahrami è considerato uno dei più interessanti interpreti di Bach al pianoforte. Dopo l’esecuzione dei Concerti di Johann Sebastian Bach a Lipsia nel 2009 con la Gewandhausorchester diretta da Riccardo Chailly, la critica tedesca lo considererà: “un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale”. (Leipziger volkszeitung).
La ricerca interpretativa del pianista iraniano è rivolta alla monumentale produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, che Bahrami affronta con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza.
Bahrami si è esibito in importanti festival pianistici tra cui “La Roque d’Anthéron”, Festival di Uzés, il Festival “Piano aux Jacobins” di Toulose, il Tallin Baroque Music Festival in Estonia e il Beijing Piano Festival in Cina, Festival di Brescia e Bergamo, Ravello Festival ed in prestigiose sedi italiane come il Teatro alla Scala di Milano, la Fenice di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, etc..
Nato a Teheran si diploma con Piero Rattalino al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, approfondisce gli studi all’Accademia Pianistica di Imola e con Wolfgang Bloser alla Hochschule für Musik di Stoccarda.
Si perfeziona con Alexis Weissenberg, Charles Rosen, András Schiff, Robert Levin e Rosalyn Tureck.
Ramin Bahrami incide in esclusiva per Decca-Universal. I suoi CD sono dei best seller e riscuotono sempre molto successo di pubblico e di critica tanto da indurre il Corriere della Sera a dedicargli una collana apposita per 13 settimane consecutive. È entrato cinque volte nella classifica top 100 dei dischi più venduti pop di Gfk.
Le sue registrazioni vengono regolarmente trasmesse dalle maggiori emittenti internazionali.
Ramin Bahrami ha scritto due libri per Mondadori e un terzo edito da Bompiani dal titolo “Nonno Bach”.
Recentemente ha avuto il privilegio di inaugurare la stagione di musica da camera di Santa Cecilia a Roma e al Beethoven Festival di Varsavia in collaborazione con il flautista Massimo Mercelli, con cui ha registrato le sonate per flauto e piano per Decca.
Reduce da un concerto trionfale alla Sala Grande dell’Accademia Liszt a Budapest e alla Tonhalle di Zurigo, recentemente si è esibito con Yuri Bashmet e I Solisti di Mosca e ha avuto il privilegio di suonare in una gala di beneficenza con Sabine Meyer.
Ha inciso l’ Offerta Musicale di J.S. Bach con le prime parti di Santa Cecilia.
È stato insignito del premio “Mozart Box” per l’appassionata e coinvolgente opera di divulgazione della musica, gli è stato conferito il Premio “Città di Piacenza–Giuseppe Verdi” dedicato ai grandi protagonisti della scena musicale, riconoscimento assegnato prima di lui a Riccardo Muti, José Cura, Leo Nucci e Pier Luigi Pizzi.
Ha inoltre ricevuto la cittadinanza onoraria dalle città di Catania e Palermo e il sigillo dall’Università di Sassari.
Fra i suoi prossimi impegni una tournée in Estremo Oriente (fra cui Tokyo, Osaka, Pechino e Shangai) col programma “Bach is in the air” in duo con Danilo Rea.
Gioele DIX. Sono nato a Milano la mattina del 3 gennaio 1956. Nevicava di brutto già dalla notte prima. Non che mi ricordi, me l’ha raccontato mio padre. Dice che, nell’ansia e la fretta di portare in tempo mia madre in clinica, per poco non ci capottavamo tutti (e tre). L’ho perdonato: sono totalmente incapace di montare le catene, come lui.
A partire dall’età di sette anni, mi misi in testa che da grande avrei fatto l’attore. Questo me lo ricordo bene anch’io. Capivo di esserci portato, perché sapevo spesso cavarmi d’impaccio recitando. Il mio cavallo di battaglia era la finta emicrania per saltare gli allenamenti di nuoto (ho fatto nuoto per otto anni e il mio allenatore mi massacrava per il mio scarso rendimento nella rana, che cavolo gli importasse non so, nelle gare di dorso prendevo le medaglie, ma lui niente, sei sotto i tempi! devi migliorare la rana! gli sportivi sono fatti così).
Nessuno in famiglia si intendeva di recitazione, se si esclude la mia geniale nonna Giulietta che rendeva tutto un teatro e, per conseguenza, la vita di mio nonno Maurizio tutto un inferno. Insomma, ho dovuto arrangiarmi da solo. A vent’anni ho cominciato a cercare la strada. Mica facile. Provini, audizioni, foto di qua e di là, attese, promesse, pochi spiragli, tanti chilometri a vuoto. Come diceva il mio amico Bruno Olivieri, al tempo attore in cerca di fortuna come me: “molto movimento, nessuna direzione”. Confesso che, quando mi capitava di leggere qualche dolente intervista a certi figli d’arte condannati a combattere col fantasma dei loro padri, mi incazzavo parecchio. Ma proprio con Bruno e altri coraggiosi colleghi trovammo il modo di mettere in piedi una Compagnia, poi diventata Cooperativa, il Teatro degli Eguali. Il nome scelto era orgogliosamente programmatico e posso dire che, pur nelle tante difficoltà, riuscimmo a tener fede a un progetto ideologicamente limpido: dedicarsi al mestiere dell’attore, con la convinzione che il teatro potesse essere utile anche agli altri e non soltanto al nostro individuale narcisismo.
In seguito, mi capitò la fortuna di lavorare accanto ad artisti che furono decisivi per la mia formazione:Antonio Salines, attore e regista intelligente e generoso; gli attori della splendida compagnia del Teatro dell’Elfo; l’indimenticabile Franco Parenti, al quale, per quasi tre anni, sera dopo sera, ho rubato tutto il rubabile. Era un tipo brusco e severo, Franco. Ma mi spronava con passione a migliorarmi. I suoi metodi con me furono sempre all’insegna dell’insulto amoroso: una sera, nel suo camerino al Teatro La Pergola di Firenze, sintetizzò così il suo pensiero sullo stato della mia arte: “Non sei male, ma per ora, più che recitare, tu fai rumore”. Capii più avanti che, nel suo linguaggio arcigno, queste parole equivalevano a un attestato di stima.
In molti, nell’ambiente, parlavano degli alti e bassi, a volte improvvisi e imprevedibili, di cui la carriera dell’attore è disseminata. Ascoltavo indifferente, quasi con fastidio, parole che mi parevano dettate più che altro da frustrazione, da quella deprecabile vocazione al lamento, piuttosto diffusa fra i creativi. In fondo – pensavo – io ne sono fuori, sono un giovane attore in ascesa, ogni anno una scrittura sempre più importante, che mi potrà mai capitare? E invece, proprio all’improvviso e senza apparente spiegazione, il vuoto. Prima uno spettacolo già pronto che salta, poi l’esclusione da un progetto per far posto a un altro (un figlio d’arte!) e via con una serie di vedremo, le faremo sapere, magari la prossima volta, tecnicamente una serie incalcolabile di sfighe. E intanto mi ero sposato e avevamo avuto una dolcissima bambina. La spiavo nel buio della sua stanzetta dopo averla fatta faticosamente addormentare e pensavo: “Ma a questa che le racconto quando smetteranno di piacerle le fiabe? Di un ragazzo che voleva fare l’attore e che ora gestisce un autolavaggio?” (Un autolavaggio? Sì, l’immaginario di un attore in crisi è sempre tragicomico).
Bene, tagliamo corto su questa lacrimevole vicenda. Negli anni a seguire, grazie a qualche buona nuova idea, parecchia intraprendenza e una certa dose di fortuna sono riuscito a riprendere quota. Ho cercato di puntare su di me, ho cominciato a scrivere spettacoli e a inventarmi personaggi, senza aspettare passivamente che fossero altri a propormi una parte (anche perché non mi arrivavano proposte da nessuna parte).
“Vedrai, fra qualche anno ti farai un nome” mi dicevano fiduciosi gli amici e i parenti che affollavano – solo loro – il mio one man show al Derby di Milano. Anticipando tutti, decisi di farmelo da solo, il nome. In un pomeriggio di novembre del 1987, a pochi giorni dal mio debutto allo Zelig, voluto fortemente dal mio amico Giancarlo Bozzo, caddi preda di un delirio anagrafico creativo: decine di nomi su un foglio, altrettanti cognomi su un altro, semplici, astrusi, ridicoli, onomatopeici. Per ore a cercare l’incastro giusto e infine, stremato e privo di qualsiasi lucidità, ho scelto. Gioele Dix.
Ricordo perfettamente il mio pensiero definitivo: non funzionerà mai.
Auditorium-Teatro “RADAR” – Mercoledì 13 novembre 2019
Porte ore 20,30 Sipario ore 21,00
INGRESSI
Posto unico: €. 15,00
Ridotto per i soci dell’ass.ne “Amici della Musica-O.Fiume”, i giovani fino a18 anni e gli allievi del Conservatorio “N.Rota” di Monopoli: €. 12,00
Ingresso gratuito ai diversamente abili.
Per informazioni:
Artesuono – Pz. S.Antonio 34 Monopoli – Tel./Fax 080 9372978
Associazione Amici della Musica “Orazio Fiume” – Tel. 368.3718174 – Fax 080 2142402
www.amicimusicamonopoli.com – amicimusicamonopoli@libero.it
Prof. Angelo Giangrande
