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Nuova indagine paranormale al Castello Carlo V

Sarà condotta dall’Associazione culturale no profit G.RI.P.TA (Gruppo Ricerca Paranormale Taranto)

Domenica prossima (4 febbraio 2018), l’Associazione culturale no profit G.RI.P.TA (Gruppo Ricerca Paranormale Taranto) operante in ambito culturale nella visita di luoghi misteriosi presumibilmente interessati da anomalie di carattere paranormale e guidata dal fondatore e Presidente avv. Gianluca Zaccaria si avventurerà nei meandri del Castello Carlo V di Monopoli per condurre una nuova indagine paranormale.

I ricercatori sulle tracce de “à Fémn cu’ tammùr” si avvarranno di fotocamere infrarossi e full spectrum ovvero di comuni macchine fotografiche prive di filtro modificate appositamente che consentono all’occhio umano di vedere cose che non si riuscirebbero a vedere con i filtri, un rilevatore di campo elettromagnetico, sensori di movimento, una termo camera che fa rilievi in base al calore e registratori vocali messi nei punti nevralgici.

Il materiale raccolto sarà utilizzato per produrre un documentario in attesa degli esiti del lungo e complesso lavoro di analisi: «si tratta di diverse registrazioni che hanno bisogno di essere analizzate a fondo – spiega il Presidente Zaccaria – eventuali risultanze audio, laddove ci sia qualcosa di interessante, vengono analizzate con un software specifico di elaborazione dell’audio. La traccia audio bisognerà tagliarla, ripulirla e cercare di amplificarla per cercare di capire quello che inizialmente non è comprensibile. Lo stesso viene fatto per l’analisi fotografica anche se molto più complessa rispetto a quella audio. Eventuali rilievi del campo elettromagnetico e alterazioni, invece, possono essere indicative però non possono mai dare concretamente una certezza di un eventuale fenomeno, perché un fenomeno, quando si verifica, lo fa in concomitanza di tanti fattori esistenti: alterazioni del campo elettromagnetico, variazioni della temperatura, rumori vari…».

LA LEGGENDA

La leggenda, che risale a diversi secoli fa, narra la storia di una dama (che risiederebbe all’interno delle sontuose sale del castello nei vani adiacenti alla Sala delle Armi), la quale percuoterebbe un tamburo creando “un suono ritmico e ben udibile”, probabilmente per richiamare e facilitare il rientro del marito pescatore allontanatosi via mare e mai più ritornato (vide risucchiare da un vortice l’imbarcazione sulla quale lavorava). Altre voci affermano, invece, di aver visto la donna apparire sul balconcino che si affaccia sul mare, mentre altre ancora fanno pensare alla sua volontà di spaventare le coppiette che si appartavano lungo la passeggiata dietro il castello, affinchè si preservasse la verginità femminile.

Fatto sta, che gli anziani monopolitani raccontano che per farli spaventare affinchè non andassero a giocare nei pressi del Castello nel tardo pomeriggio, le mamme spiegavano che sussisteva il pericolo di incontrare a’ “fémn cu’ tammùr”.