C’è un filo sottile ma tenace che unisce la città di Monopoli a Gaza. Non è fatto di politica né di diplomazia, ma di arte e di umanità. Un filo che passa attraverso le tele di Davide Cocozza, artista e docente monopolitano, capace di trasformare i colori in messaggi di speranza.
Attraverso la piattaforma internazionale ArtistsForGaza2025, nata dall’intuizione di Eleonora Sgaravatti, Cocozza ha raccolto oltre 1000 euro devoluti direttamente nelle mani di madri palestinesi. Non si tratta di una donazione generica: quei soldi sono diventati cibo, medicine, cure immediate, consegnati a chi, ogni giorno, affronta il peso di vivere sotto assedio.
Questa piattaforma, attiva su Instagram, funziona come un ponte silenzioso e potente: artisti italiani e stranieri donano le proprie opere, collezionisti e amanti dell’arte le acquistano. È un circuito semplice e straordinario: dare e ricevere, bellezza che si trasforma in sostegno, un’estetica che diventa etica.
Tra i lavori donati da Cocozza ci sono due tele cariche di simbolismo (di seguito il testo allegato alle opere):
“Ho fatto un sogno”:
Ho fatto un sogno.
I bambini dormivano ancora con i peluche.
Non correvano nella polvere,
avevano il volto pulito, roseo,
non sanguinavano,
sorridevano.
I bambini dormivano ancora con i peluche.
Non correvano nella polvere,
avevano il volto pulito, roseo,
non sanguinavano,
sorridevano.
Ho fatto un sogno in cui c’era della musica,
persone che passeggiavano mano nella mano,
mamme che cullavano,
padri che giocavano,
che costruivano castelli e aerei di carta,
cani che scodinzolavano,
gatti che facevano le fusa.
persone che passeggiavano mano nella mano,
mamme che cullavano,
padri che giocavano,
che costruivano castelli e aerei di carta,
cani che scodinzolavano,
gatti che facevano le fusa.
Ho fatto un sogno
in cui c’era una finestra da cui passava la luce del tramonto,
dove non c’erano vetri rotti,
e al buio si raccontavano storie
fino ad addormentarsi sereni.
in cui c’era una finestra da cui passava la luce del tramonto,
dove non c’erano vetri rotti,
e al buio si raccontavano storie
fino ad addormentarsi sereni.
Ho fatto un sogno.
Non importa…
abbracciami finché si può.
Non importa…
abbracciami finché si può.
“Global Sumud Flotilla”:
C’è una fragilità che diventa forza, che trasuda una libertà naturale e una bellezza silenziosa, capace di trasformarsi in comprensione e consapevolezza. Bisogna imparare a essere fragili come i petali di un fiore, fragili come i legami del vento, per poter salpare sul filo dell’acqua e navigare mossi da compassione e amore.
C’è una barca in mezzo al mare, e ci sono barche che solcano le onde portando con sé qualcosa che non conosce prezzo né misura, che non pesa e non si scambia. Questa sostanza invisibile è la speranza: una fiaccola nel buio, un bicchiere d’acqua nel deserto, una voce che si attende nel silenzio.
C’è qualcosa che va oltre il corpo, oltre i confini, immenso e incommensurabile: una luce che riempie, accende, illumina. Qualcosa di prezioso e incustodito: l’amore incondizionato. Un grido che nasce e si diffonde come un fulmine tra i cuori, scuotendo e spingendo ognuno ad andare incontro all’altro, ad aiutare e a lasciarsi aiutare.
——
Lettera al bambino sulla riva
Caro bambino,
finché crescerai, avrai sempre l’occasione di vedere una barca arrivare dal largo. Non è una barca qualunque: è una che ha attraversato il buio e le tempeste, più forte delle bombe, perché immortale e contagiosa. È una barca che unisce, che non lascia nessuno indietro. È fatta di lacrime e risate, di ferite e carezze. Nessuno deve rimanere solo, né morire di fame: la fame più profonda, quella di speranza e d’amore.
Non perdere la speranza, piccolo re, ci vediamo all’approdo accanto al tuo castello di sabbia, quel piccolo regno a cui hanno tolto ogni gioco e ogni orizzonte. Non temere: c’è una nave che sta arrivando per te e per tutti i bambini, una nave che viene a salvare gli innocenti, i veri “re e regine dell’umanità”, gli unici che dovrebbero governare il mondo.
———
Queste opere non si sono fermate alla vendita. Sono state proiettate al Falestin Festival, davanti a migliaia di persone, trasformandosi in immagini collettive, specchi di una coscienza che l’arte riesce ad accendere al di là di ogni confine geografico.
Il riscontro più toccante è arrivato direttamente da Gaza: un video di ringraziamento inviato da Walla, una delle madri sostenute, che attraverso il suo profilo Instagram @amr.walla ha voluto restituire un sorriso di gratitudine. Insieme ad altre madri, come @omni.a20032024, ha testimoniato che ogni gesto d’arte può davvero tradursi in un gesto di vita.
“Ogni opera è un seme piantato nel cuore di qualcuno – spiega Cocozza – e sapere che il frutto è arrivato nelle mani di chi ha più bisogno è la più grande vittoria dell’arte.”
Ed è proprio questa la lezione: da una città affacciata sull’Adriatico, un artista riesce a far arrivare la sua voce nel cuore del Medio Oriente. A ricordarci che, in fondo, la bellezza non è mai neutra: può diventare un faro, un abbraccio, una mano tesa.
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