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Emergenza Coronavirus, alcune riflessioni di Franco Muolo

Gentile Direttore,
ho letto da qualche parte che la parola “uomo” derivi dal latino humus che, a sua volta, significa “terra”. Credo che ciò potrebbe voler dire che anche noi umani, senza nulla togliere alle credenze religiose, deriviamo dalla terra. Detto questo, devo ammettere che sul nostro pianeta non vive soltanto l’uomo, dotato sì di un cervello pensante, utilizzato a volte per far del bene e a molte altre volte per far del male, oltre a se stesso e ai suoi simili, ma specialmente nei riguardi del regno animale e, in particolare, di quello vegetale.
Ora mi viene il sospetto, osservando che tutto il mappamondo terrestre si stia punticchiando di palline color terra in costante e angosciante espansione, per il fatto che noi umani abbiamo generalmente esagerato nello sfruttare l’orbe terraqueo procurando danni irreversibili a quella stessa natura che ci ha dato la vita e che ora si difenda attraverso la pandemica invasione di un virus invisibile cosiddetto Covid-19.
Ciò mi fa venire in mente il disastroso disseccamento degli uliveti del Salento, dovuto all’invasione della xylella, che avanza inesorabilmente verso il nord della Puglia, di cui ancora non si capisce come sia successo. Come si fa a non pensare che forse lì si stava sfruttando eccessivamente il terreno limitando le buone pratiche agricole e il continuo impiego di prodotti chimici velenosi dannosi per la terra? Questo per quanto riguarda il regno vegetale.
​Ma il sospetto più grande mi viene quando penso al regno animale, che è quello più interessato a difendersi dai soprusi ed eccessivi sfruttamenti umani e si stia difendendo col generare virus come arma letale. Noi umani oggi siamo in clausura e non abbiamo ancora alcuna arma per combattere il coronavirus. Mentre vediamo la campagna rinascere a nuova vita, atteso che si sta arrestando lo sfruttamento intensivo dell’uomo. E anche gli animali sembrano felici senza o poca presenza dell’uomo. Alcuni giorni fa ho visto che persino due volpi in amore si sono appartati ai margini di una stradina costeggiando un bosco di lecci nonostante la mia poca discrezione. Ammirevole!
Franco Muolo