Monopoli, gli artisti Stefano Napoletano e Antonella Dibello ridanno vita all’antico bassorilievo della Madonna della Madia in Largo Portavecchia

L’edicola votiva è stata recentemente oggetto di un restauro conservativo, fortemente voluto dalle associazioni “La Nuova Portavecchia” e “OTM”

Un vero e proprio miracolo è stato quello compiuto, in soli due giorni, dall’artista monopolitano Stefano Napoletano e dalla scultrice/pittrice Antonella Dibello – per la prima volta alle prese con un restauro conservativo di tale portata – per riportare in vita l’antico bassorilievo della Madonna della Madia in Largo Portavecchia.

Nonostante fossero trascorsi soltanto due anni dall’ultimo restauro operato dal madonnaro Luigi Del Medico – lo stesso che ha realizzato l’edicola votiva nell’ormai lontano 1985 – le intemperie avevano deteriorato l’intera superficie verniciata, che si presentava increspata e sollevata.

Perciò, su richiesta delle associazioni “La Nuova Portavecchia” guidata dal Presidente Riccardo Tropiano e “OTM” guidata invece dal Presidente Loredana Campanelli e, dopo essersi interfacciati con il madonnaro Del Medico (impossibilitato nell’occuparsi personalmente del restauro a causa dell’emergenza Covid), i due artisti coinvolti hanno vestito i panni di restauratori: dopo aver eliminato con l’uso di spatole e senza prodotti chimici la pellicola pittorica crostata,  hanno passato un protettivo per conservare quello che era rimasto dell’opera precedente, per poi ridipingerla rispettando i colori originali; l’intervento è stato ultimato con l’applicazione di un protettivo finale per conservare il lavoro eseguito. Ad offrire il proprio contributo, anche il Presidente Tropiano e Antonio Martiradonna de “La Nuova Portavecchia”.

Oltre ad una riproduzione della Madonna della Madia su di una zattera donata da Angelo Annese (custode dell’edicola votiva), venerdì in occasione della presentazione del restauro alla presenza dell’Assessore al Turismo del Comune di Monopoli Cristian Iaia e del consigliere comunale di maggioranza Pietro Barletta, Napoletano e Dibello hanno ricevuto una targa di ringraziamento che è stata collocata alla base del bassorilievo che testimonia la profonda fede e devozione degli abitanti di Monopoli nei confronti della sua amata Protettrice, la Madonna della Madia, verso cui è nutrito un amore smisurato.

Un culto secolare è infatti quello mariano, che affonda le proprie radici nel Medioevo con lo sviluppo della civiltà rupestre; un fenomeno manifestatosi per via di un altro indispensabile elemento, il carsismo (per cui l’acqua svolge un continuo processo di dissoluzione delle rocce) in un’epoca in cui era più semplice scavare nella roccia piuttosto che edificare. Il territorio monopolitano con le sue molteplici lame è stato perciò terreno fertile per la nascita di veri e propri villaggi realizzati sul fianco sinistro di questi solchi erosivi poco profondi percorsi da corsi d’acqua effimeri, che fanno convogliare le acque meteoriche sino al mare, di modo che la popolazione fosse riparata dai venti di maestrale e tramontana. Ed è proprio in questi villaggi che si assiste a cripte rupestri (luoghi di culto) affrescate con santi e Madonne.

Il culto mariano però si manifesta anche e soprattutto attraverso centinaia di edicole votive disseminate sull’intero territorio (anche negli androni delle storiche abitazioni del centro storico); degli altarini dedicati ad alcuni santi come San Francesco da Paola (Patrono di Monopoli e della gente di mare) e, i Santi Medici Cosma e Damiano, venerati nella Chiesa di San Domenico e perciò vestiti con toga dottorale rigorosamente nera e soprattutto alla Madonna della Madia, dipinta su tavola, che avrebbe in diverse occasioni protetto la città come durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Un’icona bizantina definita “Odegitria”: la Madonna dagli occhi grandi e misericordiosi, che sembrano guardare lo spettatore ovunque egli si trovi a contemplarla, indica la via della Salvezza ovvero il Bambino (Gesù Cristo) seduto quasi come su di un trono sul suo braccio sinistro, vestito con abiti regali essendo il Re dei Giudei e raffigurato con sembianze adulte perché consapevole della missione affidatagli: salvare l’umanità. La leggenda narra che la Madonna, sfuggita alla lotta iconoclasta, affidata al mare, dall’Oriente sia giunta a Monopoli nella notte del 16 dicembre 1117, annunciandosi invano al Vescovo Romualdo attraverso i sogni del sacrestano Mercurio, solito ad alzare un po’ il gomito. La zattera, dalla forma di un tavoliere spagnolo chiamato “almadìa”, servì a dare il nome di Madonna della Madia, ma non solo: le 33 travi di pino d’aleppo che la componevano (ancor’oggi custodite in Cattedrale) servirono per completare il tetto dell’allora costruenda cattedrale romanica.

Il quadro originale è intronizzato sul Cappellone sopraelevato (una rara particolarità) della Basilica Cattedrale a Lei dedicata, costruita in stile barocco tra il 1742 ed il 1772 dai maestri muratori Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta; l’unica Cappella interamente realizzata con veri marmi policromi.

L’INCORONAZIONE DELLA MADONNA DELLA MADIA

L’antichità, il culto ed i miracoli. Erano necessarie queste tre caratteristiche alle sacre immagini per vedersi riconosciuto il privilegio dell’incoronazione.

Per questo motivo, la pratica affinché l’icona bizantina raffigurante Maria SS.ma della Madia potesse ottenere questo privilegio fu inoltrata, nel 1768, al Capitolo Vaticano.

La relazione, trasmessa a Roma il 17 dicembre 1768, fu così convincente che già il 15 Gennaio 1769 il Capitolo Vaticano deliberò la concessione delle corone d’oro, che furono realizzate successivamente dall’orafo Bartolomeo Baroni ed applicate sull’icona con una cerimonia l’8 luglio 1770.

Le due corone (attualmente custodite ed esposte nel Museo Diocesano), uguali per disegno, ma diverse per dimensioni, recano da un lato lo stemma del Capitolo di S. Pietro e dall’altro lo stemma del Conte Alessandro Sforza di Borgonovo (una biscia con un fanciullo che esce dalla sua bocca) e al centro l’iscrizione della donazione, nel 1769, delle corone da parte del capitolo di S. Pietro, come da istituzione del Conte Sforza.

A testimoniare la cerimonia di incoronazione, un’iscrizione marmorea all’ingresso sinistro della Cattedrale.

Paola Calabretto

Giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti; Guida Turistica abilitata dalla Regione Puglia; Direttore Responsabile della Testata Giornalistica "The Monopoli Times"; Organizzatore e moderatore di eventi culturali "Enhance your dower".