Tema di quest’anno, Religioni e Miti

Monopoli Capitale pugliese della fotografia, per il quarto anno consecutivo, con il ritorno del festival internazionale di fotografia e arte PhEST dedicato quest’anno al tema Religioni e Miti con la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela fotografica di Arianna Rinaldo, inaugurato il 6 settembre scorso in Largo Palmieri alla presenza delle autorità civili cittadine con la visita alle mostre allestite all’interno di Palazzo Palmieri.

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Sulle mura cinquecentesche che impreziosiscono cala Portavecchia, il progetto speciale site specific Terra di Santi commissionato quest’anno a Sanne De Wilde, fotografa fiamminga, neovincitrice del World Press Photo per il suo progetto “Land of Ibeji” (La terra di Ibeji ndt) in collaborazione con la fotografa di Noor Benedicte Kurzen.

Sanne De Wilde (Anversa, Belgio, 1987) con la sua fotografia esplora il ruolo della genetica nella vita delle persone e il modo in cui plasma e influenza le comunità. Fotografa le persone che soffrono da una condizione che li rendono vulnerabili agli occhi della società. Ha conseguito un master con lode in Belle Arti al KASK di Ghent nel 2012. La sua serie fotografica The Dwarf Empire è stata premiata con il Photo Academy Award 2012 e con l’International Photography Award Emergentes DST nel 2013.

LE ALTRE MOSTRE IN BREVE

Altro progetto speciale ospitato quest’anno è quello commissionato a Piero Percoco#searchgodinthings, per Tormaresca in collaborazione con PhEST, con un lavoro stile IG, sulla vita religiosa in Puglia.  E poi la mostra sull’ateismo Atheism Museum che arriva dal Museo Nazionale di Fotografia Marubi di Scutari (Albania) a cura di Luçjan Bedeni, dedicata al tentativo del regime di denigrare e cancellare la fede e i suoi elementi identitari; Alinka Echeverría con The Road to Tepeyac in cui ritrae pellegrini in cammino verso la Madonna di Guadalupe a Città del Messico mentre trasportano sulla schiena riproduzioni minuziosamente realizzate dell’icona della Vergine; Alessandro Gandolfi conImmortality, INCdedicata alla ricerca della vita eterna da parte dell’uomo; Julia Krahn con 33MM-Maria Maddalena cheritrae donne a sé molto care in una creazione personale che racconta la sacralità di ogni donna. E ancora, Norman Behrendt con la sua Brave New Turkey sulle nuove moschee sponsorizzate dallo stato turco che punteggiano il paesaggio di Istanbul e Ankara; Daniel Ochoa de Olza che ha ritratto La Maya, usanza spagnola di origine pagana che vede ogni anno quattro o cinque bambine tra i 7 e gli 11 anni alternarsi su un altare disposto per strada per dare il benvenuto alla Primavera; Giulia Bianchi con il progetto dedicato alle donne sacerdote Women Priests Project – Hai dato alla vergine un cuore nuovo e al gruppo di suffragette che dall’estate 2002 porta avanti una protesta di disobbedienza religiosa a favore dell’ordinazione delle donne; Jesse Rieser con Christmas in America – Happy Birthday Jesus dedicata al Natale negli USA: complesso, scomodo, a volte squallido ma anche sincero, celebrativo, colorato e creativo. E poi, Boglárka Éva Zellei con Furnishing the Sacred, che attraverso le cerimonie battesimali fotografate nelle zone rurali dell’Ungheria racconta l’immaginario delle comunità cristiane contemporanee; Roei Greenberg con Along The Break sulle stratificazioni religiose tra Israele e Palestina i cui protagonisti, anche se non compaiono in nessuna delle immagini, sono gli esseri umani, i cui valori ideologici, religiosi e politici hanno cambiato fortemente il paesaggio in conflitto; Michela Benaglia con Il Selvaggio, il Folle e l’Orso, maschere antropologiche tradizionali in Italia di cui è impossibile risalire a una datazione certa e che si riferiscono alla paura che il mondo occidentale nutre per il volto coperto; Richard Silver con il suo Vertical Churches, iniziato nel 2011 (e ancora in corso) che rappresenta una maniera unica di vedere le chiese del mondo.

I LUOGHI

Oltre alle gigantografie sulla muraglia di cala Portavecchia e, a quelle a Cala Porto Vecchio, tra le location scelte quest’anno ci sono: Palazzo Palmieri, la Chiesa di San Salvatore e le sontuose sale del Castello Carlo V.

A CALA PORTO VECCHIO

La Maya

Nel paese di Colmenar Viejo, vicino a Madrid, ogni anno quattro o cinque ragazze vengono scelte come Maya tra le volontarie, alternandosi. Ogni bambina, tra i 7 e gli 11 anni, deve stare ferma, seria e in silenzio per un paio di ore su un altare disposto per strada e decorato con fiori locali e piante. La festività della Maya deriva da riti pagani e tradizionalmente si ritiene che questa figura dia il benvenuto al ritorno della natura dopo il letargo invernale, ma si dice anche che sia simbolicamente legata al passaggio da bambina a donna. Realizzando una serie di ritratti alle bambine Maya, Daniel Ochoa de Olza documenta questa tradizione che affonda le sue radici nel Medioevo.

Daniel Ochoa de Olza è un fotogiornalista pluripremiato, residente a Città del Messico e Madrid. Nel 2001 il suo interesse è passato dalla pittura alla fotografia quando iniziò a studiare Fotografia Artistica all’Istituto d’Arte di Pamplona e poi all’Università di Barcellona. Dal 2004 è fotografo di Associated Press con base a Madrid.

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A PALAZZO PALMIERI

Women Priests Project

Hai dato alla vergine un cuore nuovo

Dall’estate 2002 un gruppo di suffragette svolge disobbedienza religiosa a favore dell’ordinazione delle donne. Oggi il movimento conta più di 215 donne sacerdotesse e 10 vescove in tutto il mondo. Il Vaticano però ritiene che l’ordinazione femminile sia un grave reato, allo stesso livello del crimine di pedofilia da parte di sacerdoti. La Santa Sede è uno degli ultimi governi al mondo a essere governato esclusivamente da persone di sesso maschile. Giulia Bianchi documenta la realtà delle donne prete, le quali non vogliono creare un nuovo culto, ma raccogliere tutte quelle persone che non si sentono accolte dalla Chiesa ufficiale. La maggior parte di loro sono ex suore, missionarie e teologhe e lavorano nella giustizia sociale, nei movimenti ecologici, in organizzazioni non-profit.

Mostra prodotta da Fonderia 20.9

Giulia Bianchi è una fotografa documentarista interessata alla ritrattistica e la narrativa visuale. Ha pubblicato in oltre 60 riviste ed è stata esposta a livello internazionale.
Nel 2010 ha seguito il corso di fotogiornalismo presso l’ICP (International Center of Photography) a New York. Dal 2012 sta lavorando a un progetto sulle donne preti cattoliche che sono state scomunicate dal Vaticano.

#searchgodinthings

Pietro Percoco è nato nel dicembre del 1987. È cresciuto in Italia a Sannicandro di Bari, ma ha passato vario tempo in Venezuela durante la sua infanzia. Nel 2010 si iscrive all’università di Scienze Forestali e Ambientali, ma abbandona il corso dopo due anni. Quello stesso anno scatta la foto di un fulmine da un ponte dopo aver aspettato per ore.

A Road to Tepeyac

I pellegrini che camminano verso l’immagine della Vergine di Guadalupe, appesa nella basilica di Guadalupe a Città del Messico, portano sulla schiena delle icone della Vergine:  riproduzioni minuziosamente realizzate a mano oppure produzioni industriali, il loro valore non sta nella materialità, ma nel valore che gli dà il pellegrino. Alinka Echeverría ha fotografato queste icone inquadrando i pellegrini di spalle in maniera seriale, stimolando così una riflessione sul rapporto tra immagine e fede, particolarmente forte nella cultura messicana.

Alinka Echeverría (1981, Città del Messico) è un’artista anglo-messicana e antropologa visiva. Ha un master in Antropologia Sociale dall’Università di Edinburgo (2004) e un master in Fotografia dall’ICP in New York (2008). Il suo lavoro è stato esposto ampiamente in sedi internazionali e ha vinto numerosi premi, tra cui una recente borsa di studio della Fondazione MAST di Bologna.

Immortality, Inc.

La ricerca della vita eterna

L’uomo può diventare davvero immortale? C’è chi lo crede veramente e punta su crioconservazione, ibridazione uomo-macchina, download della mente. La maggior parte degli scienziati invece sostiene che la vita media si allungherà fino a circa 120 anni, e che a migliorare notevolmente sarà soprattutto la nostra salute, grazie in particolare agli enormi passi avanti che si stanno compiendo in settori come la bioingegneria, la nanomedicina, la genetica e l’intelligenza artificiale. Con Immortality, Inc. Alessandro Gandolfi esplora il business miliardario della ricerca della longevità.

Alessandro Gandolfi (1970, Parma) è fotografo, giornalista e co-fondatore dell’agenzia fotografica Parallelozero. Interessato ai mutamenti economici e culturali della società, i suoi lavori sono apparsi su numerose testate ed esposti in festival internazionali. Tra i vari premi, ha vinto per quattro volte il National Geographic Best Edit Award per il migliore reportage pubblicato sulle edizioni locali del magazine.

33MM – Maria Maddalena

2014 – 2019

Nel progetto 33MM-Maria Maddalena Julia Krahn ritrae delle donne a sé molto care. Il lavoro prende il nome da Maria Maddalena, la Santa più contemporanea, più discussa e più amata. Sotto il suo mantello convivono religioni, il suo ventre è gravido di sacralità pagana: madre-terra, forza della vita, energia, amore, luce. Ma cosa ci raccontano oggi queste icone sacre? Per l’artista le risposte sono tante quante le individualità, che insieme raccontano una verità universale. Quella di Julia Krahn è una creazione personale-sacrale per raccontare la sacralità di ogni donna.

Julia Krahn nasce e cresce in Germania. Per dedicarsi completamente all’arte lascia gli studi di medicina e si trasferisce a Milano.

La sua ricerca interroga la permeabilità dello sguardo tra identità dell’artista e dello spettatore, riflettendo sui valori perduti o sbilanciati della società, della famiglia e della religione, fino a portare l’obiettivo su immagini che riconducono alle icone cristiane.

Brave New Turkey

Il lavoro di Norman Behrendt documenta le nuove moschee sponsorizzate dallo stato turco, recentemente costruite in stile Neo-Ottomano nel paesaggio urbano di Ankara e Istanbul.

Tra il 2006 e il 2009 in Turchia sono state costruite 9mila moschee che, oltre a diventare simboli della Nuova Turchia, hanno svolto un ruolo fondamentale nella crescita economica nazionale. Brave New Turkey riflette questo fenomeno. Non riguarda tanto l’architettura in senso classico, ma piuttosto il modo in cui l’architettura riflette il potere e l’unione tra identità religiose e culturali.

Mostra prodotta da Hartmann Projects

www.hartmannprojects.com

Norman Behrendt è un artista visivo e un fotografo di base a Berlino che tratta generalmente i cambiamenti politici e sociali del nostro tempo. In questo contesto il suo lavoro si muove tra fotografia documentaristica e concettuale. Brave New Turkey è stato nominato per il premio New Discovery ai Rencontres d’Arles nel 2017 e pubblicato lo stesso anno nel New York Times Magazine.

The Rage of Devotion

2011 – 2018, Messico/2011 – 2018, Mexico

The Rage of Devotion è un vero e proprio viaggio mentale all’interno della psicologia e dell’esperienza personale dell’autrice. Dopo un travolgente esaurimento emotivo, Liza Ambrossio ha iniziato a lavorare a questa serie di immagini che si mescolano a tele pittoriche e fotografie dall’archivio familiare, per portare lo spettatore a immergersi nella sua psicologia, dando una forma visiva alla repulsione istintiva che sente per il concetto di ‘famiglia’.

Liza Ambrossio vive e lavora tra Madrid e Parigi. A 16 anni comincia a ritrarre il suo passaggio dall’adolescenza all’età adulta cercando modi di sopravvivere a distanza durante il processo di emancipazione dalla sua famiglia. Dopo una laurea in Scienza delle Comunicazione e Design nella sua città natale, vince una borsa di studio Descubrimientos per seguire un master in fotografia e progetti artistici presso PIC.A (PHotoEspaña-La Fabrica) a Madrid. Il suo lavoro è stato esposto in Europa, Stati Uniti e Messico.

Il Selvaggio, il Folle e l’Orso

2017 – 2019, Italia

The Savage, the Fool and the Bear, 2017 – 2019, Italy

Selvaggi, Folli e Orsi sono personaggi che affondano le proprie origini nell’antichità, rappresentati da maschere antropologiche di cui è impossibile risalire a una datazione certa.

Michela Benaglia inizia una ricerca fotografica per indagare la paura che il mondo occidentale nutre per il volto coperto e trova in Italia un’incredibile ricchezza di Selvaggi, Folli e Orsi provenienti da cerimonie ancestrali a volte diventate cristiane. Vivono in piccoli villaggi sperduti, dove gli abitanti li rappresentano una volta l’anno in riti folkloristici o religiosi, cercando di preservare le tradizioni e di trasmetterle alle nuove generazioni.

Michela Benaglia si laurea nel 2004 in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, e per dieci anni lavora come designer, grafica e art director. Nel 2015 lascia il mondo del design per dedicarsi interamente alla fotografia. Tra i vari riconoscimenti nel 2017 vince il premio Tabò a Fotoleggendo (Roma) e il premio Visura a Cortona On The Move con il lavoro The VII Generation Prophecy, realizzato insieme a Emanuela Colombo. Oggi è fotografa freelance e lavora per editoriali, commissionati e reportage sociali.

Christmas in America: Happy Birthday Jesus

Jesse Rieser ci mostra un Natale fatto di contraddizioni, dove i garage e le case sono trasformate in mondi incantati, Babbo Natale gioca a biliardo e migliaia di Babbi corrono all’annuale gara benefica. È un Natale complesso e a volte scomodo, strano e a volte squallido, ma anche sincero e celebrativo, colorato e creativo. Christmas in America (Natale in America) è una cruda rappresentazione della maniera in cui le persone manifestano il significato della festività natalizia.

Jesse Rieser si è laureato all’Arizona State University in fotografia e storia dell’arte mentre frequentava l’Istituto di Arte e Design all’Instituto Herberger. Lavora e insegna tra New York e Phoenix, e continua con la sua curiosa esplorazione delle sfumature umane abbinata al suo stile colorato e luminoso. I suoi lavori artistici, editoriali e pubblicitari sono apparsi a livello internazionale.

Furnishing the Sacred

La serie Furnishing the Sacred (arredando il sacro) racconta l’immaginario delle comunità cristiane contemporanee attraverso gli ambienti dell’immersione battesimale.

Questo progetto mette in evidenza la scala umana del fenomeno e mostra un aspetto della religione che è continuamente formato e creato dagli umani. Le immagini sono costruite in maniera simile per enfatizzare le influenze e abitudini culturali dello spettatore.

Boglárka Éva Zellei (1993, Budapest, Ungheria) è una fotografa con base a Budapest. Ha studiato fotografia all’Università di Ka-posvár e ottenuto un master all’Università di Arte e Design “Moholy-Nagy,” a Budapest. Nel suo lavoro esplora la presenza della spiritualità e della religione nella società contemporanea e nella sua vita personale.

Along the Break

La Grande Valle del Rift è una fossa geografica, prodotta 35 milioni di anni fa dal movimento delle placche tettoniche, che forma i confini fisici di Israele. La Statale 90, la strada più lunga in Israele, segue il percorso della sua frattura da nord a sud. Roei Greenberg fotografa questo percorso, utilizzandolo come piattaforma per il suo viaggio concettuale, metafora dei suoi sentimenti nei confronti del paesaggio nativo. Anche se non sono visibili in nessuna delle immagini, i protagonisti sono gli esseri umani, i cui valori ideologici, religiosi e politici hanno cambiato fortemente il paesaggio in conflitto.

Roei Greenberg è nato nel Kibbutz Yiftach, in Israele, e vive a Londra. Usando una macchina fotografica di grande formato a pellicola, Roei trasforma relitti in monumenti, invitando a una lettura forense del luogo e creando una prospettiva fotografica stratificata.

Per molti anni, il suo lavoro si è occupato della narrativa e dello spazio israeliani viaggiando ripetutamente lungo i suoi confini, e affrontando l’insieme complesso di emozioni nei confronti della propria ‘patria’.

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Tra gli eventi inaugurali, il concerto gratuito dei C’mon Tigre del 7 settembre scorso presso la Chiesa dei SS Pietro e Paolo, dove a farla da padroni sono state le sonorità Mediterranee contaminate da jazz, afrobeat, funk ed elettronica.

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NELLA CHIESA DI SAN SALVATORE
Vertical Churches

Vertical Churches rappresenta una maniera unica di vedere le chiese del mondo. Il progetto è iniziato a New York ed è in corso dal 2011. Da allora, Richard Silver ha fotografato oltre 400 chiese dal sud al nord America, Asia, Europa, Australia e Africa, da un punto di vista privilegiato che permette allo spettatore di vedere la chiesa in maniera unica.

Richard Silver è un fotografo di viaggi specializzato nel vedere il mondo in maniera originale attraverso la sua fotografia. Ha visitato 93 Paesi fino ad oggi e ciò gli permette di avere una visione fresca delle architetture del mondo. Richard è originario di New York ma vive in Florida.

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Il 7 e l’8 settembre scorsi, PhEST ha proposto ed ospitato il progetto “Madonnari”. Tre artisti di strada, così chiamati dalle immagini, soprattutto sacre e principalmente Madonne, che sono soliti disegnare per strada hanno realizzato le loro opere a tema “Religioni e Miti” sul lungomare. Si tratta dell’argentino di fama internazionale Eduardo Relero, Tony Cuboliquido e il barese Silvio Paradiso che hanno eseguito i loro disegni con gesso, gessetti o altro materiale povero con una tecnica particolare che consente, guardandole da cellulare, di vedere le opere in 3D.

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AL CASTELLO CARLO V

La mostra presentata in collaborazione con National Geographic è composta da 30 potenti immagini tratte dall’articolo uscito sul National Geographic del dicembre 2015. La mostra rivela come persone da culture e luoghi diversi – Polonia, Messico, Francia, Ruanda, Egitto – condividono magari poco ma sicuramente la fiducia nel fatto che Maria offre loro sostegno, approvazione e attenzione.

La National Geographic Society è un’organizzazione no profit mondiale che usa il potere della scienza, dell’esplorazione, dell’educazione e dello storytelling per illuminare le meraviglie del mondo, definire sfide fondamentali e catalizzare l’azione al fine di proteggere il nostro pianeta. Dal 1888, National Geographic ha allargato i confini dell’esplorazione, investendo su persone coraggiose e su idee rivoluzionarie, fornendo oltre 14,000 borse di studio per commissionati in tutti e sette i continenti, raggiungendo tre milioni di studenti ogni anno attraverso offerte formative, e coinvolgendo il pubblico di tutto il mondo attraverso convegni e contenuti distintivi.

I fotografi in mostra sono  Diana Markosian, John Stanmeyer, Lynn Johnson, Sarah Coghill, Hannah Reyes Morales.

Seeing Mary è prodotta da PhEST con contenuto tratto dalla Image Collection di National Geographic.

Atheism Museum

A cura di Luçjan Bedeni, direttore del Museo Nazionale di Fotografia Marubi, Scutari, Albania