Eppure, la città di Monopoli fu insignita della Medaglia d’Argento al Merito Civile

Una tragedia dimenticata è quella del naufragio dell’Heleanna a 48 anni di distanza dal tragico avvenimento, in cui si misurò il coraggio degli uomini in forze alla marineria monopolitana che, con alto spirito di abnegazione e sacrificio, si prodigarono nel prestare soccorso ad equipaggio e passeggeri della nave in difficoltà. Ciò valse alla città di Monopoli un importante riconoscimento: fu insignita della Medaglia d’Argento al Merito Civile (sfoggiata sul Gonfalone durante le cerimonie istituzionali).

Quest’anno, infatti, ricorre il 48° anniversario dal naufragio del traghetto greco che, sulla tratta Ancona-Patrasso, si incendiò il 28 agosto 1971, a causa di un incendio divampato a poppa, dalle cucine, mentre si trovava a 25 miglia nautiche a nord di Brindisi e a 9 miglia nautiche a largo di Torre Canne, provocando 41 vittime: 25 morti e 16 dispersi di diversa nazionalità (tra cui italiani, francesi e greci) e circa 270 feriti (molti dei quali, ricoverati presso l’ospedale “San Giacomo” di Monopoli).

A memoria di quest’eroica azione, sulla facciata laterale del Castello Carlo V ovvero sulla Banchina Solfatara che fu “tetto dell’avvenimento”, lo scultore Mario Piergiovanni di Bari realizzò gratuitamente un bassorilievo in cemento armato che, seppur scalfito dalle intemperie, anche se recentemente restaurato dagli studenti del Liceo Artistico “Luigi Russo”, continua a mantenere vivo il ricordo delle vittime ed ad esaltare le gesta dei nostri lupi di mare.

Ma torniamo indietro nel tempo, a quel maledetto giorno…

Le cronache (tra cui alcune a firma del prof. Walter Laganà, già Sindaco della Città di Monopoli) sulla Gazzetta del Mezzogiorno – forniteci dal nostro affezionato lettore Cav. Nicolò Rizzi (in foto, figlio di uno degli eroi) – raccontano che l’Heleanna era un’ex petroliera adattata a nave-traghetto, sulla quale c’erano passeggeri per due traghetti: 1174 (escluso i dispersi); ergo, erano state imbarcate circa 600 persone oltre il limite di sicurezza. “La nave maledetta poteva imbarcare al massimo 620 persone e non 1174, quanti ne sono stati accertati sinora (compresi i 24 morti ed esclusi i dispersi), né tanto meno 1017 – si legge in un articolo datato 30 agosto – come era scritto nel telex del ministero della Marina ellenico!”. Proprio quest’ultimo fece inoltre sapere che a bordo tutto funzionava alla perfezione: “c’erano apparecchiature anti-incendi, cinture di salvataggio, battelli gonfiabili ed altri mezzi…”, anche se una testimonianza raccolta smentisce clamorosamente il tutto.

Tuttavia, pare che “la nave, anziché salpare da Patrasso alle 24 di giovedì, come era previsto, era salpata alle 10 del mattino di venerdì, costringendo i passeggeri ad attendere l’imbarco per tutta la notte. Sulla Heleanna – si legge in un altro servizio giornalistico – si saliva anche senza prenotazione, come sul treno o sul tram, e per questo non esisteva una precisa lista dei passeggeri”.

GLI SVILUPPI

Per l’accaduto, il comandante Demetrios Antypas (43 anni all’epoca dei fatti) fu arrestato dalle autorità italiane mentre cercava di rimpatriare di nascosto sotto l’accusa di omicidio plurimo colposo e omissione di soccorso, mentre arrivarono innumerevoli attestati di stima – anche dalla Germania e dall’Austria – alla città di Monopoli (guidata dal Sindaco Angelo Menga) per l’assistenza ai naufraghi.

Tra le onorificenze dell’ordine al merito della Repubblica Italiana a favore del personale militare e civile che si prodigò in occasione del disastro, furono assegnate al caponocchiero di prima classe Francesco Ferilli di Taranto, comandante motozattera 1001, cavaliere ufficiale; motobarca da pesca S. Cosimo: marinaio Donato Rizzi 46 anni di Monopoli, cavaliere (nominato socio benemerito dell’ANMI – Gruppo di Monopoli il 30 gennaio 1972); motobarca da pesca Angela Danese: capobarca Raffaele Danese, 40 anni di Monopoli, cavaliere ufficiale; motorista Filippo Danese, 38 anni di Monopoli, cavaliere.