Percorsi all’incirca 1300 km in otto tappe


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Lyss-Monopoli 2019. Dieci anni dopo, i ciclisti dell’associazione “Bici e Cuore” Eusto Corbascio, Marino Danese, Vito Pagliarulo, Franco Selicato e Banz Struchen (cittadino svizzero) si sono riproposti di replicare l’impresa, organizzata nel 2009 in occasione dei festeggiamenti per il venticinquennale del gemellaggio stipulato tra le due città nell’ormai lontano 1983. Sin dai primi anni ’60, infatti, centinaia di monopolitani si sono trasferiti a Lyss per lavoro.

Sabato (18 agosto 2019), a mezzanotte, sono partiti da Monopoli per raggiungere Lyss dove, l’indomani, hanno ricevuto una calorosa accoglienza durante l’incontro tra il Sindaco della città elvetica Andreas Hegg e la comunità di Monopoli.

Lunedì (20 agosto 2019) ha avuto inizio l’avventurosa ciclopasseggiata con partenza da Piazza Monopoli alla volta di Piazza Vittorio Emanuele II, raggiunta – con grande gioia al traguardo – nel tardo pomeriggio di lunedì (26 agosto 2019) dopo aver percorso all’incirca 1300 km in otto tappe.

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IL RACCONTO DELL’AVVENTUROSA CICLOPASSEGGIATA

«Il primo giorno siamo partiti dalle Alpi Bernesi con pioggiarellina, sole, pioggiarellina; il tempo era incerto. Abbiamo percorso 130 km con 1500 mt di dislivello – racconta in esclusiva alla nostra redazione di “The Monopoli Times” Corbascio a nome del gruppo – Il giorno dopo, la fatica più grossa: il Sempione con una salita di oltre 20 km con pendenze dal 10 al 15% sotto pioggia intensa. Siamo arrivati in cima con freddo e stanchezza e abbiamo dovuto abolire la tappa; scendere il Sempione era pericoloso e ci siamo spostati a Domodossola in auto. Le restanti tappe le abbiamo affrontate con tempo buono. Le maggiori difficoltà le abbiamo riscontrate nell’attraversamento delle città: Milano (dove ci si perde in continuazione) e Bologna. Per recuperare il tempo perso nella tappa del Sempione – spiega – abbiamo fatto un forcing, allungando le tappe di 20/30 km al giorno. Ne abbiamo fatte quattro di oltre 200 km come da allegati di strada. Il maestraletto ci ha aiutato a fare chilometri con più scioltezza. Nessun incidente – prosegue Corbascio nel racconto – solo un paio di forature durante il percorso in Puglia».

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QUALCHE CURIOSITÁ

A distanza di dieci anni dalla prima esperienza è interessante rilevare che: «in Svizzera il solito grande rispetto per i ciclisti con auto che si allargavano, dando fino a due metri di spazio; in Italia ci sfioravano come siamo abituati in genere» e poi, il fatto che: «le piste ciclabili in Svizzera erano presenti su tutto il percorso. Come passi la frontiera, si volatilizzano».

Per riuscire nell’impresa, a pranzo, l’alimentazione dei cinque intrepidi ciclisti con barrette proteiche e zuccheri liquidi e qualche piccolo panino. La sera, invece, cena normale. Naturalmente integrazione con sali minerali per combattere la perdita e qualche birretta.