Peppino Lovecchio spiega: “Come li chiamiamo, come li peschiamo, come li cuciniamo”

Come li chiamiamo, come li peschiamo, come li cuciniamo.

Si parla de “I pesci di Monopoli” nel libro del monopolitano Peppino Lovecchio presentato, ieri sera, in Largo San Giovanni.

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Descrizione

Il libro

Tutti i porti del mondo si somigliano. L’odore di salso insieme al fresco umido del marino, il movimento continuo di persone indaffarate, insieme a curiosi sempre in attesa di chissà che! Uomini che trafficano fra ormeggi, cassette, lenze e attrezzi di ogni tipo. I pescatori e il marino, un legame intimo e indissolubile. I pescatori parlano: a volte rapidamente e a volte con molta flemma, ruvidi brontoloni e delicati poeti.

Volendo descrivere l’intensità del vento, sulla banchina del porto potreste sentire: “maistréle frèscke josce, crè mètte fresckòne!” cioè “oggi è maestrale teso, per domani promette molto forte!”. Che bello sentir parlare la propria lingua natia! Il proprio dialetto, che non percepisci solo tramite l’orecchio, ma quasi ti attraversa la pelle e arriva direttamente alla tua testa, al tuo cuore, ai tuoi ricordi, ai tuoi desideri. Il tuo mondo, i nomi e i suoni a te familiari, il vociare della gente di mare, spesso indistinto rumore di fondo che si perde col vento negli spazi aperti.

L’autore

Peppino Lovecchio ebbe una bruciante delusione da suo padre quando, dodicenne, tornò a casa con due bustoni ricolmi di ricci, raccolti fra i cassoni frangiflutti esterni del molo di tramontana. Con orgoglio mostrò il “pescato” al padre, il quale con una inconsueta flemma, cominciò, dopo una rapida occhiata, a metterli in un secchio. Ogni tanto ne lasciava stranamente qualcuno sul tavolo, pochi! A fine ispezione e con il suo solito tono imperativo gli disse: “Chisse du sècchje sò totte ròzze vēchènde, mò, vè i mitte arrète addò àcchjète!” – “Questi del secchio sono tutti ricci vuoti, adesso vai a metterli di nuovo dove li hai trovati!”. Che delusione! Ingresso trionfante e uscita meschina col falso trofeo! Imparò dopo che di ricci ne esistono varie specie e quelli della sua disgraziata cattura erano quasi tutti “ricci femmina”, come si chiamano impropriamente a Monopoli e dintorni, con chiaro errore di individuazione sia del sesso che della specie (paracentrotus lividusarbacia lixula). Morale della favola: oltre ad una grande passione, il mare pretende da noi, piccoli uomini, conoscenza ed umiltà per poterlo affrontare, godere, temere e rispettare.