L’uomo era già noto alle FF.PP. per via dei suoi numerosi trascorsi

Il 57enne Leoci Nicola è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Monopoli in esecuzione di una misura applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, con le accuse di usura ed estorsione ai danni di imprenditori monopolitani.

L’uomo, già noto alle FF.PP. per via dei suoi numerosi trascorsi giudiziari, annoverando precedenti per vari reati (fra i quali anche traffico di sostanze stupefacenti e porto di armi), come documentato nel corso delle indagini, pare vivesse abitualmente di “usura”: pare infatti che, data la sua notevole disponibilità di denaro contante, “prestasse” alle persone in difficoltà delle somme di denaro per poi chiedere, in cambio, interessi superiori al 300% annui, costringendo le vittime ad entrare in un vortice di ricatti e debiti dai quali non riuscivano più ad uscirne.

La sua semplice presenza o il suo nome, pare fossero sufficienti ad intimidire le vittime, per via della sua pregressa appartenenza ad un’organizzazione di stampo mafioso operante a Monopoli ed ormai disciolta.

L’attività investigativa è stata avviata a seguito della denuncia di alcuni imprenditori, i quali, da anni, erano vittime di usura da parte dell’indagato, le cui richieste erano divenute ormai insostenibili. Quest’ultimi, le cui storie sono pressoché identiche, si erano rivolti all’usuraio a seguito della crisi delle loro attività; di conseguenza, dopo aver ricevuto denaro contante, venivano costretti a versare interessi spropositati ed insostenibili, in pratica, pari a dieci volte la cifra ricevuta in prestito. Le stesse vittime riferivano che nel giro di pochi anni avevano versato al loro aguzzino denaro per centinaia di migliaia di euro.

Le richieste erano divenute talmente esose che gli stessi terminato la liquidità e maturato ritardo nei pagamenti, erano oggetto di continue minacce da parte del presunto “strozzino”, che pare non esitasse ad avvicinare anche mogli e figli, arrivando persino a pedinare le vittime appostandosi anche sotto casa loro al fine di incutere maggior timore; senza contare delle continue chiamate o messaggi inviati a qualsiasi ora del giorno e della notte: un metodo descritto dalle vittime come “asfissiante”. Talvolta le stesse ricevevano un appuntamento dall’arrestato il quale, dopo averle prelevate ed accompagnate in luoghi isolati, pare le minacciasse con un coltello a serramanico e le picchiasse brutalmente.

L’intervento dei militari ha di fatto liberato i due imprenditori dalla morsa di ricatti e minacce alla quale erano sottoposti da anni.

A casa dell’uomo, i militari hanno trovato circa 13.000,00 euro in contanti, un quaderno contabile, verosimilmente utilizzato per annotare i prestiti e le scadenze ed un coltello.

Sono in corso ulteriori indagini al fine di accertare se il “giro” dell’usura riguardasse anche altre persone in stato di bisogno.