Nella trappola dei nigeriani sarebbe finita un’anziana indifesa

Viene chiamata “truffa del militare”, ma dietro ci sarebbe una vera e propria organizzazione criminale che, dalla Nigeria, starebbe mietendo decine e decine di vittime in tutt’Italia; la stessa in cui è incappata, suo malgrado, un’anziana monopolitana.

Sul caso, starebbero indagando, non senza difficoltà, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Monopoli, interfacciandosi con i colleghi della Polizia Postale per risalire all’identità del responsabile; ardua impresa, che se riuscisse ad andare in porto, comunque non garantirebbe che il colpevole sia assicurato alla giustizia perché in Paesi fuori dall’Unione Europea.

COME AVVIENE LA TRUFFA

Così come avvenuto nel caso di specie, dopo essere state “scelte” in rete, le vittime vengono contattate attraverso i social: nella maggior parte dei casi, si fa leva sulla loro solitudine e sulle loro debolezze.

Il truffatore, che si finge di essere un militare, si accaparra, poco a poco, la loro fiducia, la loro benevolenza; una volta raggiunto il giusto grado di confidenza, il rapporto virtuale si fa così intenso a tal punto da convincere la vittima di avere intrapreso una vera e propria soddisfacente relazione sentimentale. Ed è in questo momento che iniziano le richieste di denaro: qualsiasi scusa addotta, magari per passare a trovarla in Italia, spinge la vittima a soddisfare la necessità di denaro della propria dolce metà.

I pagamenti di sei, sette o al massimo ottocento euro la volta vengono eseguiti con circuito Western Union.

Anche per l’anziana monopolitana è stato lo stesso: è arrivata a corrispondere circa 2.500 euro prima di realizzare, con grande difficoltà, di essere stata truffata ed a rivolgersi alla Polizia.

Queste persone senza scrupoli sfruttano, a proprio vantaggio, la situazione psicologica di debolezza di una persona che crede ingenuamente di aver trovato l’amore, utilizzando frasi sdolcinate, facendo carinerie e fingendo attenzioni, ma si incattiviscono quando rallentano i pagamenti; a questo punto si realizza di essere stati truffati, ma per vergogna o timore di non avere il supporto dei parenti, in molti casi, si preferisce non denunciare. Non si esclude perciò che si siano verificati altri casi.

Tuttavia, quando non avviene la consapevolezza di essere stati truffati, interviene qualche parente accortosi di un ammanco in banca o dello sbandamento della persona. In entrambi i casi, ormai parte del danno è fatta ed indagare sull’accaduto è difficilissimo. Ci si ritrova di fronte all’assenza totale ed assoluta di dati del truffatore.

D’altronde, queste persone utilizzano metodi e tecniche per non farsi rintracciare: nonostante si passi da Facebook a contatti diretti, i numeri di telefono sono fittiziamente intestati o “usa e getta”; anche i pagamenti sono effettuati a persone compiacenti ed è perciò difficile identificare chi riceva i soldi; tuttavia, siccome si parla di cifre esigue, non è possibile effettuare una rogatoria.

COME DIFENDERSI

Dare poche informazioni su di sè sui social, perchè questi truffatori cercano in rete i nomi di donne sole, vedove e anziane attraverso alcuni parametri di ricerca, si studiano il profilo in parte visibile e contattano la vittima.

E poi, il migliore strumento di difesa è quello di seguire le persone psicologicamente più indifese: le autorità consigliano di monitorare gli anziani come se fossero bambini; a tal proposito, è necessario non lasciare soli i minorenni durante la navigazione in rete perchè sono vittime quasi predestinate di questi delinquenti.