Gentile Direttore,
alla luce dei recenti, discutibili avvenimenti urbanistici che continuano a sconvolgere il nostro territorio, mi consenta di esprimere il mio modesto pensiero sul tema, atteso che il “fenomeno” edificatorio imperante sembra, a mia memoria, lo stesso da data remotissima. Ricordo lucidamente quando, durante la seconda amministrazione Ferretti (1965/1969) si volle dare il cosiddetto “effetto città” al nostro centro murattiano facendo affluire molte imprese forestiere, sorrette da tutta la classe politica locale e non, da impiegare nella demolizione di antichi palazzi, esistenti a pian terreno e primo piano, e nella costruzione di nuovi edifici per civili abitazioni sulle loro aree di sedime per nuovi cinque o sei piani fuori terra. Memorabile fu lo svolgimento della commissione edilizia tenutasi dal pomeriggio del giorno 30 fino alla mattina del 31 agosto del 1968, nell’approvare oltre un centinaio di tali progetti edilizi. Anche in quel momento “storico”  continuava la trasformazione estetica del centro cittadino dando forza a quella tumultuosa attività edificatoria residenziale privata. 
Sono passati più di cinquant’anni e sembra che nulla sia cambiato. Allora non c’era ancora un piano regolatore valido ma semplicemente un vecchio regolamento edilizio datato 1912 e, tutto sommato, si poteva anche aver ragione di costruire dappertutto. Oggi come oggi, l’attività edilizia sembra la stessa di mezzo secolo fa, con una differenza sostanziale: vige il Pug (piano urbanistico generale) che consente al Consiglio comunale di fare edificare ovunque, anche in aree  vincolate. È sufficiente e più facile fare un semplice accordo (do ut des), diciamo nel senso di offrire volumetrie dietro pagamento di oneri di urbanizzazioni primarie e secondarie, con i proprietari delle aree, autorizzando varianti urbanistiche a go go, complici i sempre prorogabili e discutibili “Piani casa” statali, regionali e comunali. EVVIVA l’imperante, gattopardesco “effetto città”: tutto cambia per non cambiare mai niente.
Franco Muolo