Conoscere la storia per evitare di rifare gli stessi errori. Sembra scontata un’affermazione di questo tipo, ma non è mai stata così attuale. La propaganda è una delle armi più efficaci al servizio dell’ideologia politica: annebbia le menti, offusca il senso critico, appiattisce, giustifica l’ingiustificabile, massifica, crea le fondamenta per il consenso. In tutti i sistemi totalitari è stata strategicamente pianificata una politica culturale che servisse a veicolare i “valori” di una ideologia. Saper interpretare e intravedere l’inganno, lo stereotipo, il messaggio subliminale sotteso alla propaganda è indispensabile per mantenere viva l’autonomia di pensiero e il senso critico. Il 27 febbraio presso l’Auditorium dell’IISS “Luigi Russo” di Via Beccaria si è tenuto un incontro dal titolo “La propaganda fascista fra musica e immagini”. A più di 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia e di 70 anni dalla entrata in vigore della carta costituzionale, il mondo della scuola riflette criticamente sulla memoria di tappe fondamentali della nostra storia. In questa direzione l’IISS “Luigi Russo” ha intrapreso una collaborazione con l’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, intitolato alla figura di Tommaso Fiore, e ha avuto il piacere di ascoltare  due ricercatori dell’IPSAIC: il prof. Raffaele Pellegrino, filosofo della musica e docente di storia e filosofia, e il prof. Aldo Muciaccia, storico e già direttore della biblioteca dell’Istituto Gramsci di Puglia. I due studiosi hanno coinvolto gli studenti delle classi V dell’IISS “Luigi Russo”: Liceo Artistico, Liceo Musicale e Istituto Professionale di Manutenzione e Assistenza Tecnica, in un percorso storico  di grande interesse, focalizzando l’attenzione sulla musica e sull’arte, e su come l’ideologia nazista e fascista abbia non solo influenzato le scelte culturali, ma veicolato attraverso di esse, valori razzisti e nazionalisti. Già prima della promulgazione delle leggi razziali del 1935 in Germania e del 1938 in Italia vennero compiute scelte precise istituendo Ministeri che controllassero la divulgazione culturale, così da proibire tutta una serie di generi musicali e la circolazione di libri e opere d’arte tacciati come “degenerati”. Il capillare controllo e il clima repressivo permisero di azzittire tante voci dissidenti e la promozione culturale fu indirizzata verso artisti graditi al regime e impegnati nella celebrazione dei valori tipici della razza ariana e italiaca. É questo uno dei nuclei tematici strategici della propaganda nazista e fascista: dimostrare che le razze esistono e che non sono tutte uguali. Un apparente innocuo manifesto che inneggia alla superiorità di una razza su un’altra, un fumetto che ridicolizza il diverso o una minoranza etnica, proibire che un’orchestra suoni musica jazz furono solo le prime avvisaglie di un programma politico e militare che era finalizzato allo sterminio di milioni di ebrei, dissidenti politici, omosessuali e minoranze etniche.  Non bisogna mai abbassare la guardia su segnali di violenza, anche se apparentemente di poco conto. LT

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