Giovedì 21 febbraio, presso l’Auditorium di via Cesare Beccaria si è svolto il terzo Simposio dal titolo “L’anima tra fede e neuroscienze”. É intervenuto il rev. prof. Nicola D’Onghia, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Sabino” della Metropolia di Bari. Un incontro pregno di riflessioni filosofiche, scientifiche e teologiche, incentrato su un principio fondamentale: parlare dell’uomo è una questione complessa. Il percorso che il rev. prof. D’Onghia ha voluto seguire, coinvolgendo un nutrito gruppo di studenti dell’IISS “Luigi Russo” e di docenti,  ha avuto inizio da un assioma dello scienziato contemporaneo Dick Swabb che “noi siamo il nostro cervello” e tutto quello che facciamo, pensiamo o tralasciamo di fare avviene grazie al nostro cervello, una macchina fantastica che determina i nostri limiti, le nostre capacità  e le nostre possibilità. Se per le neuroscienze potremmo dire che l’anima è nel cervello, per D’Onghia è stato necessario accompagnarci in una riflessione un po’ più articolata. É stato necessario fare qualche passo indietro e ripercorrere l’evoluzione del concetto di anima, a partire da Eraclito,  passando per le novità introdotte nella cultura occidentale dal mondo biblico e cristiano. Tanti spunti di riflessione filosofici e teologici, da San Tommaso al contributo delle scienze cognitive, da un approccio più spirituale ad uno simbolico-computazionale per concludere che l’anima è una forma sostanziale del corpo. E condividendo le parole di Kant, citate dal prof. D’Onghia, “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me”. L.T.

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