Le rimostranze del Comitato Parco Lama Belvedere

Proseguono, in città, i lavori al Sentiero Beato Piergiorgio Frassati.

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Un intervento che sta facendo discutere. Il Comitato Parco Lama Belvedere ha infatti diramato in data 21 febbraio 2019 una nota (che vi riportiamo integralmente qui di seguito) intitolata “COME ELEFANTI IN UNA CRISTALLERIA”, sostenendo che i lavori in corso nella Lama Belvedere forzano le peculiarità del sito.

Premessa

Il Comitato Parco Lama Belvedere nasceva 20 anni fa con lo scopo di salvaguardare una vasta area verde (circa 12 ettari) costituita dai tratti urbani dalle lame Belvedere e S.Donato, all’interno delle quali scorrono, ancor oggi, durante le piogge abbondanti e persistenti, i torrenti Ferraricchio e Settemonti.

L’area è ricca di valenze storico-archeologiche: grotte, ipogei, trappeti, carraie di presumibile epoca romana. Vi è un importante impianto industriale, tuttora funzionante, risalente a 100 anni fa, con vasche sotterranee di filtraggio e raccolta dell’acqua piovana, con una capacità di 50mila metri cubi. Per circa un chilometro, si è preservato un ecosistema tipico dei corridoi vegetazionali delle lame, con specie floreali e avifaunistiche di particolare bellezza e di assoluta rarità.

Il Comitato Parco Lama Belvedere, composto da tanti cittadini e da decine di associazioni, si è avvalso di competenze interne qualificate e multidisciplinari. Dal gennaio del 2000 è nato un rapporto di collaborazione e di interscambio con il Politecnico di Bari, grazie al quale, sul Parco Lama Belvedere e sul suo processo di formazione, sono state redatte numerose tesi di laurea, presentate relazioni per convegni e premi nazionali e internazionali, di cui si è potuta pregiare la città di Monopoli. In particolare, il processo partecipativo, attivato da Comitato e Amministrazione comunale, che ha portato, in pochi anni, a stralciare al centro della lama una strada prevista dal PRG, a perimetrare il parco, espropriando i terreni privati presenti al suo interno, e a progettare, materialmente e gratuitamente, le diverse parti del parco stesso, reperendo fondi per circa un milione e mezzo di euro, ha percorso i continenti ricevendo a Dubai l’attestato di “buona pratica”.

Nel febbraio 2011, un gruppo di professionisti, esterni al Comitato e guidati dall’arch. Stefano Serpenti, vince la gara per l’affidamento d’incarico per redigere il progetto esecutivo, sul tratto della lama a massima valenza naturalistica, per un importo di 600mila euro. Quattro anni dopo, la somma verrà stralciata dal bilancio comunale per volontà del sindaco Romani.

Da allora in poi, il Comitato e ogni altra forma di partecipazione cittadina saranno estromessi da qualsiasi processo consultivo e decisionale.

Nell’aprile del 2017, in maniera fortunosa, il Comune accede a un nuovo finanziamento di 1milione e 400mila euro da impiegare nella realizzazione del progetto.

Il buon curriculum professionale del capogruppo, le questioni di ordine deontologico, insieme al muro di gomma sollevato negli anni dagli Assessori succedutisi ai Lavori pubblici, ingiungono al Comitato un ruolo defilato, che non abdica al suo compito di sentinella e non tace sulle infrazioni al delicato equilibrio naturalistico dall’iter edificatorio intrapreso.

Va precisato, infine, che il progetto, in piena fase realizzativa, non è mai stato reso reperibile sul sito web del Comune né presentato ufficialmente alla città.

Cosa sta succedendo 

Lo scavo e le prime fasi di esecuzione del Centro servizi, stanno confermando le preoccupazioni sollevate sin dall’inizio dal Comitato. In precedenza si erano evidenziati difetti di ubicazione, materiali, forma e consistenza del manufatto.

Nelle ultime settimane, i sentieri pedonali e gli altri elementi di arredo urbano, inducono ad alimentare ulteriori preoccupazioni.

Le panchine in calcestruzzo armato, sebbene colorate di verde, stridono con il volto naturalistico della lama.

I muretti, simil “a secco”, di fattura completamente diversa da quelli esistenti, in alcuni casi sono posti anche in pericolosa vicinanza ai primi.

I sentieri pedonali, nel progetto previsti addirittura ciclopedonali, sono troppo invasivi rispetto al sito, per dimensioni forme e colori, indipendentemente dalle normative da rispettare o dai materiali ecosostenibili utilizzati.

Anche i rinfianchi in calcestruzzo armato ai lati del ponte di via Verdi, alla loro sommità avrebbero potuto accompagnare più armonicamente il declivio del terreno.

Il cantiere stesso, coi suoi varchi, i suoi percorsi e i suoi spazi di movimento degli automezzi, avrebbe dovuto essere più rispettoso dei luoghi.

Perché è grave ciò che sta avvenendo

L’area oggetto degli interventi in corso, nel 2001 è stata perimetrata (con voto unanime del Consiglio comunale) quale erigendo Parco urbano naturale e, successivamente, è stata inserita (con voto unanime del Consiglio regionale) nell’elenco, di cui all’art.5 (punto A/8) della Legge regionale 19/97, quale Area protetta regionale.

Gli approfonditi studi botanici sulla flora autoctona, le osservazioni condotte per anni, con metodo scientifico, sul passaggio delle specie di avifauna, hanno dimostrato che l’attenzione rivolta all’area era necessaria e doverosa, in considerazione delle scoperte avvenute e dei risultati emersi.

L’attenzione, la cura e gli interventi sul sito devono quindi rispettare le sue caratteristiche peculiari, che in quel tratto della lama raggiungono il loro apice.

Cosa si può ancora fare in questa situazione

Nonostante l’incalzante avanzamento dei lavori, l’Amministrazione comunale ha ancora margini di azione, qualora voglia deporre le vesti della timida osservatrice delle cose e decida di intervenire con le sue competenze urbanistiche e paesaggistiche.

Non ultimo, potrebbe re-coinvolgere il Comitato, in modo consultivo e decisionale, prima di operare qualsiasi altra scelta in questa delicata fase esecutiva.

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