“Un progetto senza cuore, una città estromessa da ogni scelta”

In una nota, Manisporche interviene sul via libera all’accordo di programma sulla P1.

Con riferimento all’Accordo di Programma per la riqualificazione dell’Area P1 (ex-cementeria), ribadiamo come, nella Conferenza di servizio dello scorso 16 gennaio, si sia giunti alle battute finali senza che da parte delle Amministrazioni comunali Romani e Annese vi siano stati una sufficiente informazione e un reale coinvolgimento della città. Il progetto del Porto resta tuttora ignoto ai monopolitani.

A noi preme evidenziare i nodi rimasti irrisolti:

– è mancata un’adeguata compensazione da parte del privato alla collettività per le opere che si realizzeranno nell’area dell’ex cementeria. L’indennizzo si riduce alla ristrutturazione delle ciminiere voluta dal sindaco Romani, a un locale commerciale elemosinato dal sindaco Annese e alla “riconsegna” dell’edificio Gaslini lasciato tal quale.

– è mancata un’adeguata progettazione della parte pubblica dell’area, come ha affermato anche il soprintendente La Rocca. Nessun concorso di idee potrà mai far emergere un progetto efficace, dal momento che nell’area pubblica sono stati collocati oltre 5mila metri quadrati di esercizi commerciali privati;

– è mancata una seria infrastrutturazione dell’area con parcheggi pubblici che vadano oltre le obbligatorie dotazioni di quartiere, e con una strada di collegamento tra la zona nord e la zona sud della città, che avrebbe permesso un alleggerimento della pressione veicolare intorno a piazza Vittorio Emanuele e nell’intero centro murattiano;

– è mancata, in questi anni di iter progettuale, qualsiasi forma di dialogo e concertazione tra Comune e Demanio sulla distribuzione delle funzioni nelle aree demaniali e comunali confinanti. Anche l’edificio adibito alle funzioni portuali, inserito nel progetto privato, è nelle forme simile a quello da noi proposto oltre tre anni fa, ed è stato allocato con uguale orientamento ma nella direttrice lungo il confine demaniale opposta al nostro. La conseguenza è aver reso impossibile l’uso da parte della città di alcune parti del manufatto;

– è mancata una degna e opportuna collocazione dei diritti edificatori comunali per la decisione di monetizzarne una parte e per l’ubicazione che alla restante parte hanno dato i progettisti della Sole Mare, ipotizzandoli in una posizione infelice, sotto un tratto di pista ciclabile e davanti a un alto edificio esistente, scatenando già il ricorso dei proprietari.