Un evento che si rinnova due volte l’anno dal lontano 1117

All’indomani della celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo della Diocesi di Conversano-Monopoli Mons. Giuseppe Favale, veglia di preghiera, la scorsa notte, a Cala Batteria in occasione della tradizionale rievocazione del prodigioso approdo – in versione invernale – della Madonna della Madia (Protettrice della città di Monopoli), dove centinaia di fedeli sono accorsi per accoglierla mentre, sotto un suggestivo spettacolo pirotecnico offerto dalla ditta Piroluce s.r.l.s. di San Severo (FG), il Vescovo Favale assieme al suo attuale custode don Peppino Cito ha emulato le gesta del Vescovo Romualdo ed il quadro è stato portato in processione in Cattedrale per la solenne celebrazione eucaristica.

4


La sua prodigiosa venuta risale infatti al 1117, anno in cui si stava provvedendo ad ultimare la costruzione dell’antica cattedrale romanica, iniziata nel 1107 proprio per volere del Vescovo Romualdo su un’area considerata sacra da circa 4.500 anni per la presenza di un cimitero cristiano alto-medievale costituito da diverse tombe risalenti al VII-IX secolo d.C. e, di una necropoli pagana costituita da due tombe messapiche del V-IV secolo a.C., una a camera ed un’altra a semicamera, all’interno della quale – durante i lavori di scavo nei locali adibiti a cinema e oratorio effettuati nel 1986 grazie ad un cospicuo finanziamento – fu ritrovata una rara “trozzella” in bronzo, vaso messapico utilizzato per attingere l’acqua dai pozzi e su cui, oltretutto, avvenne la costruzione di un tempio pagano dedicato a Maia ed al figlio Ermes ovvero Mercurio.

La leggenda narra che la Madonna, sfuggita alla lotta iconoclasta, affidata al mare, dall’Oriente sia giunta al Porto di Monopoli nella notte del 16 dicembre 1117, annunciandosi invano al Vescovo Romualdo attraverso i sogni del sacrestano Mercurio, solito ad alzare un po’ il gomito. La zattera, dalla forma di un tavoliere spagnolo chiamato “almadìa”, servì a dare il nome di Madonna della Madia, ma non solo: le 33 travi di pino d’aleppo che la componevano (ancor’oggi custodite in Cattedrale nell’omonima Cappella) servirono per completare il tetto dell’allora costruenda cattedrale romanica.

La Madonna della Madia, dipinta su tavola, è un’icona bizantina definita “Odegitria”: la Madonna dagli occhi grandi e misericordiosi, che sembrano guardare lo spettatore ovunque egli si trovi a contemplarla, indica la via della Salvezza ovvero il Bambino (Gesù Cristo) seduto quasi come su di un trono sul suo braccio sinistro, vestito con abiti regali essendo il Re dei Giudei e raffigurato con sembianze adulte perché consapevole della missione affidatagli: salvare l’umanità.

Il quadro originale è intronizzato sul Cappellone sopraelevato (una rara particolarità) della Basilica Cattedrale a Lei dedicata, costruita in stile barocco tra il 1742 ed il 1772 dai maestri muratori Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta; l’unica Cappella interamente realizzata con veri marmi policromi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.