Poche ore alla tradizionale Veglia di Preghiera a Cala Batteria

Monopoli è prossima a rivivere uno degli appuntamenti religiosi più importanti e particolarmente sentiti: la tradizionale rievocazione del prodigioso approdo – in versione invernale – nella suggestiva cornice offerta da Cala Batteria della Madonna della Madia (Protettrice della città), che rappresenta un punto fermo nella vita dei ferventi fedeli monopolitani avendo, in diverse occasioni, protetto la città come sarebbe avvenuto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La sua prodigiosa venuta risale al 1117, anno in cui si stava provvedendo ad ultimare la costruzione dell’antica cattedrale romanica, iniziata nel 1107 per volere del Vescovo Romualdo su un’area considerata sacra da circa 4.500 anni per la presenza di un cimitero cristiano alto-medievale costituito da diverse tombe risalenti al VII-IX secolo d.C. e, di una necropoli pagana costituita da due tombe messapiche del V-IV secolo a.C., una a camera ed un’altra a semicamera, all’interno della quale – durante i lavori di scavo nei locali adibiti a cinema e oratorio effettuati nel 1986 grazie ad un cospicuo finanziamento – fu ritrovata una rara “trozzella” in bronzo, vaso messapico utilizzato per attingere l’acqua dai pozzi e su cui, oltretutto, avvenne la costruzione di un tempio pagano dedicato a Maia ed al figlio Ermes ovvero Mercurio.

La leggenda narra che la Madonna, sfuggita alla lotta iconoclasta, affidata al mare, dall’Oriente sia giunta al Porto di Monopoli nella notte del 16 dicembre 1117, annunciandosi invano al Vescovo Romualdo attraverso i sogni del sacrestano Mercurio, solito ad alzare un po’ il gomito. La zattera, dalla forma di un tavoliere spagnolo chiamato “almadìa”, servì a dare il nome di Madonna della Madia, ma non solo: le 33 travi di pino d’aleppo che la componevano (ancor’oggi custodite in Cattedrale nell’omonima Cappella) servirono per completare il tetto dell’allora costruenda cattedrale romanica.

La Madonna della Madia, dipinta su tavola, è un’icona bizantina definita “Odegitria”: la Madonna dagli occhi grandi e misericordiosi, che sembrano guardare lo spettatore ovunque egli si trovi a contemplarla, indica la via della Salvezza ovvero il Bambino (Gesù Cristo) seduto quasi come su di un trono sul suo braccio sinistro, vestito con abiti regali essendo il Re dei Giudei e raffigurato con sembianze adulte perché consapevole della missione affidatagli: salvare l’umanità.

Il quadro originale è intronizzato sul Cappellone sopraelevato (una rara particolarità) della Basilica Cattedrale a Lei dedicata, costruita in stile barocco tra il 1742 ed il 1772 dai maestri muratori Michele Colangiuli di Acquaviva e Pietro Magarelli di Molfetta; l’unica Cappella interamente realizzata con veri marmi policromi.

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