Una nota a firma di Domenico Sampietro

 

Un avviso pubblico per un finanziamento da 520.000 euro, a valere sul fondo FEAMP ed emanato dal GAL Trulli – Barsento per “investimenti volti alla realizzazione di opere infrastrutturali che attraverso la riqualificazione, tutela e valorizzazione di aree marine e costiere concorrano a restituire le medesime agli operatori della pesca – in tal modo rafforzandone il relativo ruolo all’interno delle comunità locali – contribuendo, contestualmente, alla promozione della conoscenza del territorio, dell’ambiente e della biodiversità attraverso forme di fruizione slow e sostenibile”.

E’ questo il bando a cui il Comune di Monopoli ha partecipato, inserendo un intervento riguardante Largo Portavecchia che prevede, oltre alla condivisibile trasformazione dell’area carrabile in una “piazza in pietra” (Pietra di Apricena e Hydrodarin), due chioschi per la vendita diretta del pescato, la risistemazione della rampa di discesa per i gozzi e un terzo chiosco (su Via Procaccia, a chiudere visivamente l’ultimo tratto da cui è possibile intravedere la costa) destinato alla promozione delle attività legate al mare.

Un intervento discutibile, non solo per lo snaturamento visivo e funzionale dello storico Largo, tra le indiscusse cartoline della città, ma anche per altre precise ragioni funzionali.

I chioschi per la vendita diretta del pescato, esposti ai venti marini invernali e al solleone estivo, sono posti in zona opposta rispetto al reale posizionamento e alle reali necessità dei pescatori, non rappresentando quindi neanche una parziale soluzione dei loro problemi; continua a non essere chiara la reale vocazione che l’amministrazione intende conferire a tutta l’area di Via Procaccia, sospesa tra area sportiva, commerciale, turistica e ora persino mercatale.

Ma emergono altri dubbi.

Se, tra le motivazioni principali dello spostamento delle bancarelle di Piazza XX Settembre, vi era soprattutto il mancato completamento del tronco della fogna bianca che termina a Cala Cozze, perché è ritenuto plausibile installare due chioschi (di pesce) a Portavecchia e non conservare il mercato (non di pesce) ben più storico e funzionale di Piazza XX Settembre? Non si crea, in questo modo, una discriminazione fra operatori?

E se il settore della pesca locale necessita di interventi di più ampio respiro (tra cui la rinascita di un mercato ittico supportato anche a livello commerciale) non è quantomeno discutibile affrontare prima altri tipi di esigenze (di stampo turistico-ricreativo), poco inerenti persino con l’oggetto stesso del bando? Non era forse più importante, nel tentativo di “rafforzare il ruolo degli operatori della pesca all’interno della comunità locale” immaginare interventi in aree più centrali e contigue alle aree portuali, a maggior ragione in questo momento in cui si sta ragionando sulla riorganizzazione dell’intera area?

L’impressione è che alcune vocazioni del nostro territorio, quali l’asta del pesce e la tradizione marinara, siano più adulate nelle nostre manifestazioni turistiche (pur importanti) che nella realtà di tutti i giorni.

Largo Portavecchia meriterebbe un intervento significativo, per esempio un’opera artistica sottile e verticale, che ne preservi l’eccezionale vista, sia dal mare sia dall’asse di via Cadorna, e ne esalti la straordinaria peculiarità di luogo di scambio e di passaggio. Con 520.000 euro destinati alle aree marine e alla pesca si sarebbe potuto immaginare altrove un’azione più concreta e pertinente, anziché distogliere quelle risorse per dirottarle verso un progetto urbanisticamente illogico, utile solo a completare l’ultimo stralcio dei lavori, già molto discutibili, di Via Procaccia.

Per il gruppo territorio e attività produttive di manisporche

Domenico Sampietro