“L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”.

Quante volte abbiamo sentire pronunciare l’art. 1 della Costituzione Italiana, che nella prima parte fissa i principi fondamentali su cui deve fondarsi il nostro Paese.

Opinione comune, ai giorni nostri, è che questo non è sempre garantito; motivo per cui, chi ha un lavoro cerca di tenerselo stretto ad ogni costo, nel peggiore dei casi, anche a costo della propria stessa vita.

La sicurezza sul lavoro è oggigiorno ancora un tema scottante nonostante i passi avanti fatti sino ad oggi: lo dimostrano le morti bianche – fortunatamente sempre più sporadiche – e gli incidenti sul lavoro.

Soltanto quando si verificano fatti gravi, però, ci si rende conto delle precarie condizioni lavorative ancora esistenti a tutti i livelli. Ci si interroga, soltanto in questi casi, su come tragedie di tale portata possano ancora verificarsi ai nostri tempi, in cui le stringenti norme in materia fanno si che i lavoratori siano adeguatamente formati. Ciò però effettivamente non basta a scongiurare il peggio; vuoi perché i posti di lavoro sono privi di dispositivi di protezione, vuoi perché i lavoratori stessi non riescono a far sentire la propria voce o, ancora peggio, prendono sottogamba la propria incolumità.

Poi, per abbassare i costi di manodopera, si preferisce assumere personale non specializzato – talvolta a nero – e, spesso e volentieri, si fa avere accesso a personale non autorizzato in luoghi di lavoro come cantieri edili e navali, dove i pericoli si celano dietro l’angolo.

Soltanto maggiori controlli ed il riuscire a distruggere il muro di omertà che continua a “coprire” i misfatti dei poteri forti, rompendo l’indifferenza generale dettata dall’ignoranza sarà la chiave per far si che l’ambiente lavorativo sia finalmente un posto sicuro in cui trascorrere gran parte della propria giornata per provvedere al proprio sostentamento ed a quello della propria famiglia.